Blocco pensioni: ecco a quanto potrebbe ammontare il recupero

Dopo la sentenza della Consulta sul blocco pensioni, ecco a quanto potrebbe ammontare il recupero degli adeguamenti per il biennio 2012-2013.

Come noto, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità del blocco pensioni, ovvero il mancato adeguamento all’inflazione per il biennio 2012 – 2013, come stabilito dalla legge Fornero dello scorso governo Monti. Ne consegue che i pensionati che hanno subito il blocco della perequazione potrebbero (il condizionale è ancora d’obbligo) beneficiare di un gradito rimborso. Ma a quanto ammonta tale restituzione? Quali saranno le cifre che verranno erogate nei confronti dei pensionati?


A fare qualche interessante calcolo è Il Sole 24 Ore che, qualche giorno fa, ha effettuato delle utili simulazioni su quanto – forse – accadrà.

Il quotidiano economico finanziario ricorda innanzitutto come l’effetto suddetto sia “a cascata” e riguardi tutti i trattamenti pensionistici di importo superiore a tre volte il trattamento minimo, con impatto conseguente potenzialmente notevole: l’adeguamento all’inflazione per il 2012 non può infatti che produrre effetti anche sui ratei pensionistici degli anni successivi, valutato che l’aggiornamento avviene assumendo in considerazione l’importo in pagamento al 31 dicembre precedente.

Dunque, se il trattamento pensionistico alla fine del 2011, a causa del blocco della perequazione, era rimasto formalmente invariato anche per il biennio successivo, significa che l’adeguamento dell’importo dell’assegno pensionistico comporterà un incremento per il 2012, e che tale importo costituirà anche la base di calcolo per l’adeguamento per l’anno successivo, e così via, fino ad arrivare alla data odierna.

Dunque, calando il tutto sui numeri stimati da Il Sole 24 Ore, un assegno di 4.609 euro del 2010 è aumentato a inizio anno fino a 4.692 euro, ma se fosse stata in realtà applicata la regola di adeguamento che era vigente, sarebbe arrivato a 4.923 euro. La perdita complessiva relativa al periodo 2012 – 2015, si attesta dunque a 10 mila euro. All’estremo opposto, chi percepisce un assegno di 1.872 euro, passerebbe dagli attuali 1.897 euro a 2.004 euro, con perdita complessiva relativa al periodo 2012 – 2015 pari a quasi 4.800 euro.

Non si registrano invece variazioni per gli importi di pensione fino a tre volte il trattamento minimo, considerato che per tali rendite l’adeguamento è sempre stato pari al 100% dell’inflazione.



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