Bce, disoccupazione bassa? Non è solo una questione di mobilità

Segnali contrastanti arrivano dal bollettino ufficiale di marzo della Banca Centrale Europea (Bce). Il tema dell’occupazione, si sa, è l’elemento trainante dell’economia del vecchio continente e, in questo periodo di congiuntura economica negativa (eccetto il “colosso” tedesco), risulta essere quello che più incide negativamente sulla crescita e sulle potenzialità di sviluppo dell’Europa.

Dallo studio della Bce si evince, infatti, che un grado elevato di mobilità non basta da solo a far calare il tasso di disoccupazione in Europa: è condizione necessaria ma non sufficiente! I dati sono chiari e allarmanti: nei Paesi nei quali si riscontra un alto grado di mobilità, non sempre si evidenzia un abbassamento del livello di disoccupazione. Cosa significa tutto ciò? L’analisi è spietata e cruda. Per risollevare l’occupazione nell’Ue non basta privilegiare contratti a tempo determinato (e/o part time), né abbassare il grado di tutela dei lavoratori (mediante normative ad hoc), né diminuire il costo del lavoro per contratti atipici: tali misure servono esclusivamente ad immettere nel mondo del lavoro soggetti deboli (giovani e donne) per un breve periodo, senza far calare, di fatto, il dato sulla disoccupazione.

La mobilità, quindi, secondo i dati forniti dalla Bce, rappresenta solo un palliativo e una condizione necessaria ma non sufficiente per risolvere l’annoso problema della disoccupazione. I Paesi Ue sono avvertiti: serve un’azione coordinata di tutta la Comunità Europea che vada ad incidere capillarmente sul mercato del lavoro, senza retorica. Anche perchè, secondo lo studio della Bce, la disoccupazione di lungo periodo incide pesantemente sui bilanci pubblici! E in un periodo economicamente difficile come questo, l’attenzione ai bilanci statali non è una opzione: è indispensabile!

 

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