Banche: concedono tanti mutui, ma soffrono sempre di più

Crescono i finanziamenti a favore delle imprese, ma non quelli per le famiglie. E il tasso di rischiosità dei prestiti continua a salire

Diciamoci la verità: le “quotazioni” delle banche, presso gli italiani, non sono altissime. Anzi: in anni di crisi come i nostri, molti connazionali hanno attribuito proprio agli istituti di credito la responsabilità di alcune scelte che – a loro parere – hanno finito per aggravare la situazione economica generale. Ciò nonostante, analizzare lo spaccato che ci viene periodicamente fornito dall’Abi (Associazione bancaria italiana) risulta, a nostro avviso, importante. Perché ci svela i dettagli di un mondo (quello creditizio appunto) al quale i non addetti ai lavori si avvicinano con grande prudenza. Per non dire diffidenza.


I mutui fanno boom

Il rapporto mensile pubblicato ieri (e realizzato su un campione di 78 banche che rappresentano circa l’80% del mercato italiano) ha certificato che, nei primi 7 mesi del 2015, i finanziamenti erogati a favore delle imprese sono aumentati del 16% (rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) e che i mutui concessi hanno fatto registrare un vero e proprio boom crescendo dell’82,2%. E a salire del 24,3%, secondo l’Abi, è stato anche il credito erogato a sostegno dei consumi. Ma le cose non sono così rosee come possono sembrare: le ultime rilevazioni, relative al mese di agosto, hanno infatti documento un calo dei finanziamenti a famiglie e imprese, scesi dello 0,1% rispetto all’anno precedente e dello 0,4% rispetto al precedente mese di luglio. Di contro, i prestiti concessi al settore privato sono aumentati dello 0,3% (rispetto all’anno scorso) e quelli all’economia (Pubblica Amministrazione inclusa) hanno fatto segnare un +0,6%. Detta “in soldoni”, se i prestiti che le banche italiane hanno erogato nel 2007 all’economia si sono fermati a 1.673 miliardi di euro, nel 2015 hanno raggiunto invece i 1.825 miliardi. E gli istituti di credito si sono rivelati più “generosi” anche nei confronti delle famiglie e delle imprese italiane, dal momento che i prestiti a loro concessi sono passati dai 1.279 miliardi del 2007 ai 1.410 di oggi. 

Ma crescono anche le sofferenze

Ma c’è una parte dell’istantanea che non può essere trascurata: quella che riguarda il tasso di rischiosità dei prestiti che, su ammissione della stessa Abi, è in costante salita. E bisogna qui scomodare diciture che ai “non tecnici” faranno venire il mal di testa. Quali? Le sofferenze lorde delle banche, ovvero l’ammontare dei crediti che risultano problematici, dubbi o inesigibili (in pratica quelli che non vengono pagati regolarmente) ha raggiunto, a luglio, i 197 miliardi di euro, crescendo di più di un miliardo in soli due mesi. E lo stesso è avvenuto con le sofferenze nette ovvero quelle calcolate al netto delle svalutazioni effettuate dalle banche, passate dagli 84,2 miliardi di giugno agli 84,8 miliardi di luglio. Entrando ancor più nel dettaglio: il rapporto delle sofferenze lorde sugli impieghi si è attestato, a luglio, al 10,3% (+1,3% in un anno), quello sui piccoli operatori economici ha raggiunto il 17,1% (quasi +2% in un anno) e quello sulle imprese è cresciuto del 2,6% fino a toccare il 17,4%. Infine, le sofferenze calcolate in rapporto ai prestiti concessi alle famiglie consumatrici (che faticano a restituire ciò che avevano concordato) hanno raggiunto un tasso pari al 7,1%, facendo segnare un aumento annuo dello 0,5%.



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