Avvocato specialista: chi è e cosa fa

Quella dell’avvocato specialista è una nuova figura professionale che è stata introdotta dal regolamento approvato dal Ministro della Giustizia lo scorso 18 marzo, al fine di rafforzare le qualità delle prestazioni professionali dello “specialista”, a vantaggio dei cittadini, i quali potranno fare affidamento su un formale riconoscimento della professionalità dell’avvocato.Il regolamento individua 14 distinte aree di specializzazione all’interno delle quali l’avvocato potrà trovare eventualmente il suo collocamento Il regolamento individua 14 distinte aree di specializzazione all’interno delle quali l’avvocato potrà trovare eventualmente il suo collocamento, vediamole nel dettaglio:


  1. Diritto delle persone e della famiglia: Diritto di famiglia; Diritto delle associazioni, delle fondazioni e dei comitati; Diritto dell’immigrazione; Diritto delle successioni
  2. Diritto della responsabilità civile: Diritto della responsabilità civile per danni a cose e persone
  3. Diritto penale: Diritto penale
  4. Diritti reali, condominio e locazioni: Diritti di proprietà e altri diritti reali; Divisioni; Diritto del condominio degli edifici; Diritto delle locazioni; Diritto agrario
  5. Diritto dell’ambiente: Diritto dell’ambiente
  6. Diritto amministrativo: Diritto amministrativo
  7. Diritto industriale e della proprietà: Diritto industriale e della proprietà
  8. Diritto commerciale e della concorrenza: Diritto dell’impresa e delle società; Diritto dei contratti commerciali; Diritto della concorrenza
  9. Diritto dell’esecuzione forzata e delle procedure concorsuali: Diritto dell’esecuzione forzata e delle procedure concorsuali; Diritto della crisi da sovraindebitamento
  10. Diritto bancario e finanziario: Diritto bancario e finanziario
  11. Diritto tributario: Diritto tributario e diritto doganale
  12. Diritto del lavoro, della previdenza e dell’assistenza sociale: Diritto del lavoro, della previdenza e dell’assistenza sociale
  13. Diritto dell’Unione europea: Diritto dell’Unione europea
  14. Diritto internazionale: Diritto internazionale

Come diventare avvocato specialista

Per diventare avvocato specialista, e conseguire il titolo in una delle 14 specializzazioni di cui sopra, l’avvocato dovrà presentare apposita domanda al Consiglio dell’ordine di appartenenza. Verificata la regolarità, l’ordine territorialmente competente trasmetterà l’istanza al Consiglio nazionale forense, il quale compirà un ultimo accertamento sui requisiti e sui presupposti utili per poter rendere valida la domanda presentata dall’avvocato.

Tra i principali requisiti previsti dal regolamento, spiccano:

  • frequenza con esito positivo di corsi di specializzazione organizzati da facoltà, dipartimenti o ambiti di giurisprudenza delle università legalmente riconosciute (art. 7) o, alternativamente, comprovata esperienza nel settore di specializzazione;
  • assenza di sanzioni disciplinari conseguenti alla violazione del dovere di competenza o di aggiornamento professionale;
  • assenza di revoca di un precedente titolo di specialista.

Si tenga altresì conto che l’art. 6 del regolamento prevede che “nel caso di domanda fondata sulla comprovata esperienza il Consiglio nazionale forense convoca l’istante per sottoporlo ad un colloquio sulle materie rientranti nell’ambito di competenza dell’area di specializzazione, salvo che ciò non appaia superfluo in ragione delle risultanze della documentazione presentata”, e che lo stesso articolo prevede come il Consiglio nazionale forense non possa rigettare la domanda senza prima aver sentito l’istante, e che il conferimento del titolo deve essere esplicitamente comunicato allo stesso istante.

Come mantenere il titolo di specialista

Una volta conseguito, il titolo di specialista non si intende acquisito per sempre, ma deve essere periodicamente consolidato attraverso una procedura di mantenimento rappresentata da una comunicazione triennale al Consiglio dell’ordine di appartenenza, avente ad oggetto l’adempimento degli obblighi di formazione permanenza nell’area di specializzazione o, in alternativa, la dimostrazione (anch’essa con periodicità triennale) dell’esercizio continuativo della professione nell’area di specializzazione di appartenenza, attraverso la produzione di apposita documentazione che possa univocamente comprovare la trattazione di incarichi professionali fiduciari che siano rilevanti per quantità e qualità.

Per quanto in particolar modo concerne i percorsi formativi, l’art. 7 del regolamento prevede che per tali si intendono “corsi di specializzazione organizzati dalle Facoltà, dai Dipartimenti o dagli Ambiti di giurisprudenza delle Università legalmente riconosciute e inserite nell’apposito elenco del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca”. Lo stesso articolo punta altresì a disciplinare in maniera più opportuna la formazione, stabilendo al comma 6 che “il comitato scientifico individua il programma dettagliato del corso di formazione specialistica con l’indicazione, da proporre al comitato di gestione, delle materie, delle ore destinate a ciascuna di esse, degli argomenti da trattare e dei docenti”.

Al comma 7 viene invece previsto che i docenti devono essere individuati “esclusivamente tra i professori universitari di ruolo, ricercatori universitari, avvocati di comprovata esperienza professionale abilitati al patrocinio avanti le giurisdizioni superiori, magistrati che abbiano conseguito almeno la terza valutazione, e, per particolari esigenze e per le sole materie non giuridiche, il cui carico non potrà superare un quinto del totale, esperti di comprovata esperienza professionale almeno decennale nella specifica area di interesse; il comitato delibera a maggioranza dei componenti e in caso di parità prevale il voto del coordinatore”.

Per quanto concerne infine l’organizzazione dei corsi, il regolamento prevede che la formazione sia di durata almeno biennale, con didattica non inferiore alle 200 ore, con composizione mista e adeguata qualificazione del corpo docente, e didattica frontale non inferiore alle 150 ore. Vi è inoltre obbligo di frequenza nella misura minima dei due terzi della didattica frontale, e previsione di almeno una prova – scritta e orale – al termine di ciascun anno di corso, che sia volta ad accertare l’adeguato livello di preparazione del candidato.

Infine, per quanto attiene il concetto di “comprovata esperienza”, l’art. 8 del regolamento indica che l’avvocato possa conservare il titolo dimostrando “di avere maturato un’anzianità di iscrizione all’albo degli avvocati ininterrotta e senza sospensioni di almeno otto anni”, e “di avere esercitato negli ultimi cinque anni in modo assiduo, prevalente e continuativo attività di avvocato in una delle aree di specializzazione di cui alla tabella A allegata al presente decreto, mediante la produzione di documentazione, giudiziale o stragiudiziale, comprovante che l’avvocato ha trattato nel quinquennio incarichi professionali fiduciari rilevanti per quantità e qualità, almeno pari a cinquanta per anno”.

Come si perde il titolo

Il titolo si perde per tre ipotesi previste dal regolamento:

  • irrogazione di sanzione disciplinare definitiva conseguente ad un comportamento realizzato in violazione del dovere di competenza o di aggiornamento professionale;
  • mancato adempimento degli obblighi di formazione continua;
  • grava e comprovata carenza delle specifiche competenze dell’area di specializzazione.

In ogni caso, prima di provvedere alla revoca del titolo di specialista, il Consiglio nazionale forese avrà l’obbligo di sentire l’interessato (il quale, anche in seguito alla revoca, potrebbe comunque conseguirlo successivamente).

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