Avviare un’impresa alimentare domestica

Vediamo come avviare un'impresa alimentare domestica, gli adempimenti burocratici e quanto costa.

Unire passione e lavoro è certamente il desiderio di molte persone. Creare una nuova attività imprenditoriale che possa unire necessità lavorative e hobby non è però un’utopia irrealizzabile. Scopriamo quindi come è possibile avviare un’impresa alimentare domestica, con attenzione particolare alle regole previste per questa tipologia di attività.


Avviare un’impresa alimentare domestica

Lavoro e passione: l’impresa alimentare domestica

La dicitura di impresa domestica nel settore alimentare è un’etichetta che comprende al proprio interno diverse tipologie di produzione. Unire la passione per la cucina e il lavoro infatti è un’opzione con moltissime possibilità, che possono variare dalla produzione di dolci fatti in casa al cake design, passando per la produzione di marmellate e confetture, piatti da asporto o per il catering. Come si capisce da questi esempi sono quindi molte le attività inerenti la cucina che possono essere svolte anche a livello domestico.

Questo non significa però che questo tipo di attività non debba sottostare a regolamenti e norme precise, soprattutto in materia di igiene degli alimenti e delle lavorazioni. Affronteremo nello specifico questi aspetti nei paragrafi che seguono. Specifichiamo però fin da ora che l’attività di microimpresa domestica è prevista dalla normativa italiana e che può quindi essere esercitata legalmente, a patto che si rispettino le norme in materia.

Chi può esercitare questa attività

L’apertura di un’impresa alimentare domestica è una scelta effettuabile praticamente da tutti, almeno in linea teorica. Infatti non è prevista la necessità di titoli di studio o di specifiche qualifiche professionali, anche se, come per gli altri ambiti imprenditoriali, avere conoscenze specifiche in merito agli alimenti e alle lavorazioni che si desiderano trattare è certamente fondamentale per il successo di un’attività alimentare. Spesso l’esperienza sul campo è il tratto che accomuna i microimprenditori di questo settore specifico; tuttavia si tenga presente che è possibile iscriversi ad uno dei molti corsi inerenti aspetti specifici della pasticceria o della cucina.

Una trattazione a parte merita però il corretto trattamento degli alimenti freschi o trasformati, che per essere venduti al pubblico devono rispettare tutte le norme previste dal protocollo HACCP. Qualora non si sia già in possesso dell’attestazione specifica, sarà necessario frequentare i corsi pergli operatori del settore alimentare. Per avere dettagli in merito a questa tipologia di corsi, consigliamo di consultare il sito web dell’azienda sanitaria locale competente per il territorio di esercizio dell’attività.

Un altro aspetto da considerare prima dell’inizio dell’attività riguarda l’adeguatezza della propria abitazione allo svolgimento dell’attività alimentare. Infatti è necessario che l’ASL verifichi la corrispondenza dei locali adibiti a cucina agli standard minimi di igiene e sicurezza alimentare. Potrebbe quindi essere necessario adeguare la cucina o i locali di trasformazione alimentare previsti, per rispondere alla normativa in vigore al momento.

Come si apre una microimpresa alimentare domestica

Oltre a quanto detto nel paragrafo precedente in merito all’HACCP e all’adeguatezza dei locali, l’apertura dell’impresa alimentare domestica deve seguire uno specifico iter, molto simile a quello di avvio di un’altra attività imprenditoriale. Nel caso specifico è però necessario distinguere tra due casi occupazionali:

  1. Attività svolta in via esclusiva
  2. Attività svolta parallelamente ad altri impieghi

Nel primo caso, cioè se la microimpresa è l’unica fonte occupazionale, il soggetto viene identificato come artigiano, e deve quindi sottostare agli obblighi previsti per questa figura professionale. Nel secondo caso, cioè se ad esempio l’impresa affianca un’altra attività di tipo imprenditoriale, dipendente o assimilabile, la persona interessata non può essere identificata come artigiano e non avrà quindi da rispettare gli obblighi specifici in merito, come l’iscrizione all’albo delle imprese artigiane previsto dalla camera di commercio.

Per quanto riguarda invece l’avvio specifico dell’attività, la procedura da seguire prevede:

  • Identificazione del tipo di attività che verrà svolta, e cioè di quale tipologia di alimenti si desidera occuparsi
  • Presentazione della comunicazione unica online o offline. Questa comunicazione consente di aprire la partita IVA, iscriversi alla Camera di Commercio, aprire le necessarie posizioni INPS e INAIL con un’unica domanda, a costo zero.
  • Comunicare l’inizio di attività al comune di residenza

Soprattutto per chi è già soggetto alle prestazioni INPS, consigliamo di consultare il sito dell’ente in merito al calcolo delle aliquote e dei contributi INPS, in modo da identificare in maniera chiara a quale profilo corrisponda la propria situazione occupazionale.

In merito alla tipologia di attività svolta, precisiamo che l’identificazione della stessa è necessaria perla comunicazione al comune di residenza dell’avvio dell’attività. Essa potrà comunque essere modificata in seguito, ad esempio dopo l’estensione ad altri produzioni o servizi, ma sempre con comunicazione dell’avvenuta variazione. Specifichiamo infine che la produzione di alimenti a livello domestico si differenzia dalla somministrazione degli stessi, che prevede ulteriori specifici permessi sia se effettuata nel luogo di produzione sia con diverse modalità, incluso il commercio ambulante.

Impresa alimentare domestica: attenzione a questi fattori

Avviare una microimpresa domestica può essere un’idea imprenditoriale positiva, ma è necessario prestare attenzione ad alcuni fattori. In primo luogo consigliamo di redigere un business plan, cioè un piano imprenditoriale che comprenda gli obiettivi anche finanziari del progetto. Consigliamo anche di valutare le possibilità di somministrazione degli alimenti prodotti, facendo sempre attenzione alle norme in merito, come già accennato in precedenza. Infine consigliamo di valutare anche le opportune modalità di comunicazione della propria impresa, a partire dal semplice passaparola.

Si tenga inoltre presente che anche le microimprese possono usufruire di specifici incentivi da parte di enti statali o locali, soprattutto per quanto riguarda l’autoimprenditorialità per disoccupati, per l’occupazione femminile o giovanile, o ancora per il rilancio di aree scarsamente popolate o in crisi economica. Rimandiamo ai siti e alle comunicazioni degli enti per conoscere gli incentivi ed i finanziamenti presenti al momento.

Quanto costa avviare un’impresa alimentare domestica

Un’ultima considerazione è necessaria in merito ai costi di apertura di una microimpresa domestica. Si tenga presente che i costi da sostenere sono decisamente bassi, in quanto è possibile avviare l’attività anche utilizzando l’attrezzatura e gli elettrodomestici già presenti in ambito casalingo. Ovviamente i costi saranno maggiori nel caso in cui siano necessarie attrezzature per lavorazioni specifiche o per la conservazione degli alimenti. Una voce di spesa più importante potrebbe derivare però dalla necessità di adeguamento dei locali di lavorazione alle norme igienico-sanitarie previste dall’ASL.

Si tenga infine presente che, come per tutte le attività autonome, dovranno essere presi in considerazione i costi dei contributi INPS, variabili a seconda dell’aliquota specifica al quale si è sottoposti. Per quanto riguarda gli aspetti fiscali, concludendo, consigliamo di valutare i possibili profili fiscali applicabili al proprio caso con l’aiuto di un commercialista o di un professionista in materia, in quanto potrebbe esistere la possibilità di aderire a regimi speciali o agevolazioni fiscali in merito.

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