Avviare un’attività di riciclo rifiuti informatici

Avviare un'attività di riciclo rifiuti informatici può essere un business molto redditizio. Occhio però alle stringenti normative in materia di ambiente: ecco come fare.

Le novità in abito di tecnologia, informatica ed elettronica si susseguono ad una velocità sempre maggiore. Ma che fine fanno i prodotti che vengono gettati?  Lo smaltimento in primis ma anche tutto ciò che sta dietro al procedimento di riciclo rifiuti informatici si configura come un insieme di attività piuttosto complesse che possono trasformarsi in un’attività imprenditoriale redditizia. Avviare un’attività di riciclo rifiuti informatici o elettronici in genere significa infatti ridare vita agli oggetti riciclati, che adeguatamente trattati e scomposti possono essere rimessi in circolo sotto forma di materie prime.


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Riciclo rifiuti informatici: le norme da seguire

Ad esempio i supporti informatici contengono molti metalli il cui costo è elevato anche nel mercato dell’usato, così come altre componenti che possono trovare nuove applicazioni dopo specifiche lavorazioni (la plastica in primis). Dal punto di vista pratico, oltre alle comunicazioni usuali per l’avvio di un’attività imprenditoriale, come l’iscrizione alla Camera di Commercio e l’apertura di una partita IVA, è necessario effettuare una domanda specifica presso il settore Ambiente e Rifiuti della provincia competente. Una volta avuto il benestare della provincia, l’azienda deve effettuare richiesta di accreditamento presso il centro RAEE, che si occupa di coordinare gli impianti per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti elettronici ed informatici. La procedura è più complessa rispetto a quella necessaria per avviare attività di diverso tipo, ma la complessità deriva dal fatto che i materiali trattati necessitano di procedure specifiche per la potenziale pericolosità ambientale che potrebbero avere se non adeguatamente trattati.

Oltre ai permessi necessari per lo stoccaggio ed il riciclo, anche il trasporto deve essere effettuato seguendo norme specifiche. L’azienda deve ottenere quindi i permessi per il trasporto di rifiuti considerati speciali, che necessitano di un numero di documenti maggiore rispetto alle merci ordinarie. Allo stato attuale è allo studio un sistema informatizzato per il trasporto dei rifiuti, che tuttavia non ha ancora preso piede per diversi problemi burocratici e di funzionamento evidenziati in fase di avvio. Per informazioni aggiornate è quindi bene fare riferimento alla provincia di appartenenza o all’azienda sanitaria territoriale.

Accreditamento e rilascio dei permessi inerenti al riciclo di rifiuti informatici potrebbero richiedere diverso tempo. Questo va tenuto in considerazione nell’avviare un’attività imprenditoriale, così come gli investimenti iniziali che potrebbero essere anche ingenti. Tuttavia la sempre maggior richiesta di smaltimento di rifiuti informatici ed elettronici ed il prezzo pagato per i componenti riciclati, fa presupporre che si tratti di un’attività altamente redditizia.

Riciclo rifiuti informatici: come iniziare a fare business

Dal punto di vista pratico, avviare un’attività di riciclo rifiuti informatici necessita innanzitutto di uno spazio adeguato per l’installazione dei macchinari e lo stoccaggio dei materiali. Lo spazio dovrà essere coperto per non compromettere i materiali da riciclare. Inoltre per alcune lavorazioni sono necessarie macchine specifiche, talvolta reperibili anche usate. Per la complessità delle operazioni da svolgere e le diversi fasi dei processi di estrazione dei materiali da riciclare va considerato che potrebbe essere necessaria la collaborazione di uno o più dipendenti; un costo da aggiungere alle spese da sostenere in modo continuativo.

In fase di avvio dell’attività di riciclo rifiuti informatici è bene conoscere i potenziali utilizzatori dei materiali trattati e la loro disponibilità all’acquisto degli stessi, così come eventuali fornitori di rifiuti. i comuni e le aziende di smaltimento rifiuti sono ottimi fornitori, ma difficilmente un’azienda appena avviata riesce ad accedere a questo tipo di appalti pubblici. Nulla vieta però di sottoscrivere accordi con aziende private, come possono essere ad esempio i negozi o le catene commerciali che vedono prodotti informatici od elettronici in genere.

Per questa come per altre attività imprenditoriali, si consiglia di rivolgersi alla provincia ed alla regione di appartenenza per conoscere eventuali finanziamenti destinati all’apertura di nuove attività, in particolare per quanto concerne quelle legate alla tutela dell’ambiente o l’accesso ai fondi destinati alle attività imprenditoriali giovanili. A meno di eccezioni territoriali specifiche non sono invece necessari titoli di studio o corsi particolari per lo svolgimento dell’attività di riciclo dei rifiuti informatici ed elettronici.



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