Come avviare una coltivazione idroponica

E chi lo ha detto che per commercializzare ortaggi o frutta occorre disporre di un appezzamento di terra? Vediamo come aprire una coltivazione idroponica, come funziona e le normative da seguire.

Forse non tutti lo sanno, ma per coltivare piante di ogni tipo non serve necessariamente la terra. Chi progetta di puntare su una coltivazione idroponica sceglie, infatti, di scommettere su una tecnica fuori suolo, che prevede l’utilizzo dell’acqua e l’impiego di una specifica strumentazione. I vantaggi non sono pochi, ma come in tutte le cose, occorre analizzare il quadro con attenzione e valutare ogni singolo aspetto. Noi cercheremo di darvi una mano, fornendovi quante più informazioni possibili. Se state pensando di avviare una coltivazione idroponica, fermatevi un attimo e scoprite quali sono i passi da compiere e le spese da mettere in preventivo.coltivazione idroponica


 

Cos’è la coltivazione idroponica e come funziona

Per comprendere di cosa stiamo parlando, occorre scomodare l’antica lingua greca. Idroponica è, infatti, un aggettivo che deriva da ὕδωρ (hydor) che significa acquaπόνος (pónos) che significa lavoro. E’ una tecnica di coltivazione che avviene fuori suolo e che prevede il ricorso ad un substrato inerte solido e ad una soluzione nutritiva (ricca di sali minerali) che serve a far crescere le piante. Ma procediamo con ordine: se non esiste terreno da seminare, irrigare ed arare, da dove occorre cominciare? Da un substrato con caratteristiche ben precise. Si può prendere in considerazione:

  • l’argilla espansa (è un materiale molto usato sia in ambito agricolo che edile)
  • la perlite (come l’argilla espansa, è un materiale che viene impiegato sia in agricoltura che nell’edilizia)
  • la vermiculite (è un minerale che deve il suo nome alla caratteristica forma di verme che assume quando viene riscaldato)
  • la zeolite (è un minerale di origine vulcanica)
  • la lana di roccia (è un materiale drenante molto versatile)
  • la fibra di cocco (è un substrato leggero, ecologico e riciclabile)

E dopo? Una volta individuato il substrato, occorre provvedere al sostentamento della pianta che avviene attraverso la somministrazione di una soluzione nutritiva a base di acqua e ricca di sali minerali.

Informazioni preliminari per avviare una coltivazione idroponica

Prima di lanciarvi nell’avventura di avviare una coltivazione idroponica, dovete prendere tutte le informazioni del caso. Ed imparare che ci sono quattro parametri ambientali da tenere costantemente sotto controllo:

  1. il PH
  2. la luce
  3. i nutrimenti
  4. la temperatura

Non solo: come in tutte le attività imprenditoriali, dovrete rispettare dei tempi che – in questo caso – coincidono coi ritmi biologici delle piante, scanditi in tre fasi ben precise:

  1. la germinazione: dura dai 2 ai 14 giorni
  2. la crescita: dura circa 3 settimane
  3. la fioritura: dura circa 6 settimane

Informatevi dettagliatamente sul tipo di coltura idroponica che volete avviare ed attrezzatevi di tutto quello che serve per ottenere risultati celeri e soddisfacenti.

Strumentazione e costi per la coltura idroponica

La strumentazione di cui dovrete dotarvi è importante. In mancanza di terreno, dovrete infatti assicurare alle vostre piante tutto quello di cui hanno bisogno per crescere e fiorire in tempi ragionevoli.

Durante la fase di germinazione, serve:

  • un substrato inerte solido sufficientemente poroso (si può scegliere tra le opzioni proposte sopra o tra altre)
  • una mini-serra che garantisca un elevato tasso di umidità (serve a far germinare i semi)
  • uno stimolatore di radici (a base di aminoacidi e vitamine)
  • un sistema di resistenza stagna riscaldante (consente di mantenere la temperatura della mini-serra sempre stabile, intorno ai 26 gradi)

Stando alle informazioni reperite sui siti specializzati, esistono soluzioni per ogni tipo di tasca:

  • un kit Start costa meno di 10 euro;
  • un kit Basic costa poco più di 28 euro;
  • un kit Advanced costa quasi 90 euro;
  • un kit Professional costa quasi 240 euro.

Durante la fase di crescita e fioritura, serve:

  • un kit di illuminazione indoor (che comprende la lampada, il riflettore e l’alimentatore magnetico). Ha un costo che va dai 68,73 euro (per 150 Watt) ai 187,16 euro (per 1.000 Watt);
  • un sistema idroponico (comprende tutti i componenti utili a far fiorire e crescere le piante, inclusa la pompa immersione attraverso cui viene trasmessa la soluzione nutritiva). Ha un costo che va dai 58,90 euro agli oltre mille euro;
  • un misuratore PH (serve a misurare i livelli di acidità e di alcalinità presenti nell’acqua. Il valore ottimale dovrebbe attestarsi tra il 5.8 e il 6.0). Un kit PH Basic costa mediamente 12,90 euro, un kit PH Advanced 56 euro e un kit PH Professional quasi 150 euro;
  • un misuratore EC (serve a misurare la conducibilità elettrica delle soluzioni di fertirrigazione ovvero la quantità di sali minerali disciolti nell’acqua). Un kit Eco costa 39 euro, un kit Pro supera i 117 euro mentre un Regolatore/Dosatore EC (che non si limita a misurare il valore, ma interviene automaticamente qualora ce ne fosse bisogno) può arrivare a costare più di 900 euro;
  • nutrimenti per la fase di crescita e fioritura (sono fertilizzanti che servono a favorire la crescita delle piante). Hanno un costo che va dai 10 ai 40 euro;
  • eventuali umidificatori o ventilatori (utili a mantenere le condizioni dell’aria ottimali).

La coltivazione idroponica è una coltivazione che viene spesso praticata in un ambiente chiuso chiamato Grow Room. Non limitatevi ad attrezzarlo come si deve, ma preoccupatevi anche di monitorare costantemente le condizioni interne, facendo attenzione a:

  • la luce: durante la fase di crescita, la pianta ha bisogno di circa 18 ore di luce al giorno;
  • la temperatura: il “clima” ottimale in una grow room è quello che si attesta tra i 21 e i 28 gradi;
  • l’umidità: si deve aggirare intorno al 50-60%. Occhio a non superarla, un ambiente eccessivamente umido favorisce l’insorgere di muffe che possono danneggiare le piante e compromettere il vostro raccolto.

Avviare una coltivazione idroponica: normativa

La domanda è: un pomodoro o una mela coltivati con la tecnica idroponica possono essere considerati prodotti biologici? A quanto pare no. Il Regolamento CE 834/2007, che detta la cornice giuridica per l’agricoltura biologica, considera il suolo un fattore essenziale: “La produzione biologica vegetale dovrebbe contribuire a mantenere e a potenziare la fertilità del suolo nonché a prevenirne l’erosione. Le piante dovrebbero essere nutrite preferibilmente attraverso l’ecosistema del suolo anziché mediante l’apporto di fertilizzanti solubili”.

A sciogliere ogni dubbio è il Regolamento CE 889/2008“La produzione biologica vegetale si basa sul principio che le piante debbano essere essenzialmente nutrite attraverso l’ecosistema del suolo. Per questo motivo, non deve essere autorizzata la coltura idroponica, che consiste nel far crescere i vegetali su un substrato inerte nutrendoli con l’apporto di minerali solubili ed elementi nutritivi”. Il che non equivale a dire che chi sceglie di avviare una coltivazione idroponica rischia di muoversi al di fuori del perimetro della legalità, ma che non può sperare di ottenere la certificazione biologica per i prodotti che coltiva nella sua serra.

Il dibattito (che in Italia appassiona solo pochi “addetti ai lavori”, visto che la coltivazione idroponica non ha ancora preso molto piede) è particolarmente acceso in Paesi come la Germania, l’Olanda, il Canada ed il Messico dove la tecnica viene praticata con un certo successo. In questi Stati, infatti, i coltivatori idroponici marcano l’accento sulla sostenibilità ambientale ed ecologica della tecnica che, a loro avviso, permette di risparmiare molto. Ma è davvero così?

Vantaggi e svantaggi della coltivazione idroponica

Cerchiamo di essere il più obiettivi possibile e di analizzare, nel dettaglio, i pro e i contro della coltura idroponica che:

  • può essere praticata ovunque (anche e soprattutto in quelle zone della Terra in cui non c’è disponibilità di suolo o le cui caratteristiche morfologiche non consentono l’avvio di una coltivazione convenzionale);
  • ha bisogno di una quantità minore di acqua (secondo gli esperti, si parla di circa un decimo di acqua in meno rispetto a quella impiegata nella tecnica tradizionale);
  • ha un basso impatto ambientale (i fertilizzanti vengono utilizzati in maniera mirata, gli antiparassitari impiegati in quantità contenute mentre i diserbanti non vengono minimamente presi in considerazione);
  • produce prodotti uniformi con qualità e caratteristiche costanti (può essere considerato un vantaggio, se si pensa che i prodotti devono essere “piazzati” in mercati che tengono sempre più in considerazione il fattore estetico).

Di contro, la coltivazione idroponica:

  • può inquinare molto (prevede un elevato uso di energia. Per realizzare e gestire una serra che ospita, al suo interno, strumenti ed attrezzature più o meno sofisticate ed impiega, in molti casi, materiali non riciclabili, le emissioni di Co2 e di gas serra possono raggiungere livelli davvero alti);
  • produce prodotti uniformi con qualità e caratteristiche costanti (può essere considerato uno svantaggio, se si pensa che il prodotto perde un po’ della sua autenticità e non può soddisfare le richieste di quei consumatori che prestano più attenzione alla sostanza).

Considerazioni finali

Quella di avviare una coltivazione idroponica in Italia si preannuncia una sfida avvincente ed impegnativa. Il consiglio è (come sempre) quello di informarsi per bene e di approntare uno studio di fattibilità, sulla scorta delle indicazioni fornite dagli esperti o dagli imprenditori che si sono già lanciati nell’impresa. Prendete tutte le informazioni necessarie per quanto riguarda la burocrazia e le autorizzazioni che servono per iniziare il vostro business e valutate se l’idea di commercializzare prodotti coltivati fuori suolo, nella vostra zona, sia destinata ad avere successo.

Secondo gli estimatori, il sistema idroponico fornisce più garanzie della tecnica convenzionale perché permette alla pianta di crescere in un ambiente costantemente controllato, privo di parassiti e di malattie. E consente di massimizzare la resa non solo in termini di tempo, ma anche di qualità e di quantità. Fate tutte le vostre valutazioni e maturate la scelta giusta. Le tecniche di coltivazione alternativa hanno bisogno di una massiccia dose di coraggio e di tanta professionalità.



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