Auto: giù le vendite, mai così male da 23 anni

Brutte notizie per il mercato dell’auto. Il dato registrato per l'Europa a gennaio 2013 e diffuso dall’Acea (l’associazione dei produttori europei),  indica un calo nelle vendite  dell’8,5% (918.280 unità) rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. E’ il peggior dato dal 1990 ad oggi, vale a dire degli ultimi 23 anni. Il 1990 è però anche l’anno d’inizio della serie storica di riferimento. Non è quindi possibile fare un paragone con gli anni precedenti al 1990, in quanto  non esistono dati confrontabili. I numeri si riferiscono ai paesi dell’Unione Europea, più quelli Efta (Norvegia, Islanda e Svizzera).


In Italia, il calo delle vendite è stato molto più pesante, – 17,6%. C’era però da aspettarselo in un paese in cui la disoccupazione continua ad aumentare ed il prezzo dei carburanti a salire improvvisamente. Diventa infatti difficile, se non impossibile, conciliare le esigenze di produttori di auto, compagnie petrolifere, benzinai (lo sciopero dello scorso dicembre vide un’adesione del 92%) e consumatori finali, sempre più spesso impossibilitati a cambiare auto. L’impressione è quella della coperta corta; chiunque la tiri, finisce per scoprire qualcun altro.

Gennaio è stato un mese nero anche per Fiat (che precedentemente aveva tenuto il colpo). Le vendite del Lingotto sono calate del 12,3% (complice con tutta probabilità la performance negativa del mercato italiano) e la quota di mercato è scesa dal 6.9% al 6,6%. Il marchio invece è salito dal 4,9% al 5.1%, segno che se le vendite non “tirano”, l’immagine aziendale invece regge piuttosto bene. Ad aggravare la situazione però sono stati  i cali di Alfa e Lancia-Chrysler, che  hanno superato il 30%. L’importanza del mercato italiano per Fiat (la quota del gruppo si attesta sul 30%, secondo l’agenzia Reuters)  la si evince chiaramente raffrontando i dati dei singoli stati. Se in Italia le vendite sono crollate di oltre il 17%, in Germania, ad esempio, il calo è stato dell’8,6% (sostanzialmente uguale alla media europea), mentre nel Regno Unito vi è stato addirittura un incremento molto significativo, + 11,5%, al quale ha fatto seguito quello del gruppo torinese, che ha aumentato i volumi di vendita del 6,9%.



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