Aumento pensioni 2016: sarà solo per gli assegni più bassi

L'aumento pensioni 2016 non ci sarà, ad eccezione di quegli assegni rientranti in tre volte il minimo di legge.

Il decreto ministeriale che anticipa la perequazione automatica, fissando un indice provvisorio che andrà conguagliato all’inizio dell’anno, ha previsto un indice di inflazione pari a zero. Ne consegue che l’aumento pensioni 2016 non ci sarà, fatto salvo per gli assegni rientranti nel limite di “tre volte il minimo” (sulla base della legge 109/2015), ai quali verranno invece corrisposti gli aumenti ridotti relativi al recupero dell’inflazione del 2012-2013 (Dl 65/2015), il cui blocco deciso dalla riforma Fornero è stato bocciato dalla Corte costituzionale lo scorso mese di giugno.


Per quanto attiene il meccanismo della perequazione automatica di cui sopra, le pensioni vengono annualmente rivalutate sulla base del costo della vita. Per poter permettere all’istituto previdenziale di poter predisporre per tempo i mandati di pagamento, a fine novembre il Ministero effettua una previsione sull’andamento dell’inflazione, riportandone gli effetti sui trattamenti pensionistici, e riservandosi la possibilità di effettuare un conguaglio a fine anno, sulla base del dato effettivo.

Ad ogni modo, è eccessivamente semplicistico ritenere che la situazione dei pensionati nel 2016 sia terminata qui. Come già accaduto nel 2014, infatti, i pensionati partono con un debito nei confronti dell’Inps, dal momento che l’aumento attribuito in via provvisoria a gennaio 2015 (più 0,3%), è risultato inferiore al dato definitivo fornito dall’Istat per il 2014 (0,2%).

Su cosa comporti questo meccanismo, è presto detto. L’Inps avrebbe dovuto procedere ad un conguaglio negativo dello 0,1%. Ma ciò non avverrà, proprio grazie alla sanatoria prevista dalla legge di Stabilità 2016. In caso contrario, i pensionati avrebbero dovuto sopportare il recupero della differenza dello 0,1%, che si aggira, per le pensioni al minimo, poco sopra i 6 euro.In buona evidenza, si sarebbe trattato della prima volta di una rivalutazione “negativa”. In questo senso si è resa necessaria la sopra citata sanatoria, contenuta in uno degli ultimi emendamenti apportati proprio dal governo alla legge di Stabilità del 2016. Pertanto, a gennaio non ci sarà alcuna restituzione, rimandando al 2017 eventuali recuperi.

Per quanto infine attiene gli importi dei trattamenti minimi, per il 2016 il valore scende da 502,89 euro a 501,88 euro al mese, senza recupero delle maggiori somme riscosse nel 2015. Per i trattamenti sopra il minimo, prima della riforma Monti- Fornero, l’adeguamento pieno all’inflazione riguardava tutte le pensioni fino a tre volte il trattamento minimo e scendeva al 90% per gli importi fra tre e cinque volte il minimo e al 75% oltre cinque volte il minimo. In seguito alla legge di Stabilità 2014 si è invece previsto che per il biennio 2015-2016 la perequazione automatica venga attribuita al 100% per i trattamenti complessivi fino a tre volte il trattamento minimo; al 95% per quelli da tre a quattro volte il minimo; al 75% per quelli da quattro volte a cinque volte il minimo; al 50% per quelli da cinque a sei volte il minimo e al 45% per i trattamenti complessivi superiori a sei volte il trattamento minimo.



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