Aumento Iva: carburanti su di 1,5 centesimi. L’allarme dell’UP

Se non si riuscirà a scongiurare l’aumento dell’Iva, dal 21 al 22% previsto per luglio, il prezzo dei carburanti schizzerà in alto di 1,5 centesimi. E’ questo l’allarme lanciato oggi dal presidente dell’Unione Petrolifera, Alessandro Gilotti, alla presentazione della consueta relazione annuale. “Oltre una certa soglia non si può più andare e il continuo aumento delle tasse (tra accise e Iva) visto nel 2011 e nel 2012 ha depresso irrimediabilmente i consumi". E non solo quelli. L’inarrestabile aumento del prezzo dei carburanti, prodotto in gran parte dalla maggiore tassazione, “massacrando” i consumi, ha sì aumentato il gettito fiscale di oltre 5 miliardi per il 2012, ma l’inizio del 2013 è però in senso completamente contrario.


“Un boomerang con profondi effetti recessivi sull'economia nazionale” secondo Gilotti, la cui conseguenza per lo Stato si rivelerebbe nella perdita di circa un miliardo di euro di gettito fiscale entro la fine del 2013. Infatti, ha detto ancora il presidente dell’Unione Petrolifera “nel primo trimestre dell'anno il gettito relativo alle sole accise è però diminuito del 4,7%, circa 300 milioni di euro”. E l’Iva ancora non è aumentata. Un’analisi è fin troppo semplice da fare.  A parte chi il carburante è “costretto” a comprarlo per lavoro, come ad esempio le aziende che lavorano nel campo dei trasporti,  più il prezzo aumenta, più i consumi caleranno. Questo perché il budget a disposizione non cresce in linea con l’aumento dei prezzi, in questo caso quelli di benzina e gasolio. In più, un'Iva maggiorata peserebbe sulla vita delle famiglie a tutti i livelli.

Gilotti si è comunque detto “fiducioso” in materia di aumento dell’Iva. Il presidente Up confida insomma che il governo, il quale continua effettivamente a ripetere, quotidianamente, di stare studiando tutte le soluzioni possibili, riuscirà ad evitare un simile provvedimento, scongiurando un’ulteriore mazzata sui consumi. E davvero c’è da sperare che  Enrico Letta e i suoi (ministri) riescano nell’impresa, che è tale perché, va detto, a livello decisionale l’aumento al 22% “preesisteva” rispetto all’attuale governo. Non è infatti una misura voluta dall’esecutivo in carica. E’,invece, una misura che quest’ultimo sta cercando di evitare di prendere e che  però fa parte degli accordi utili a non sforare il 3% sul rapporto deficit-pil. Alcuni organi di stampa oggi hanno lanciato la notizia di una sorta di “time out”. L’aumento dell’aliquota al 22% sarebbe rimandato ad ottobre, almeno. Se così fosse, sarebbe un’ottima notizia. Una ogni tanto di sicuro non guasta.




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