Aumentare la flessibilità? “Se si fa solo quello è inutile”: intervista al sociologo Francesco Giubileo

Abbiamo un “debito pubblico altissimo e praticamente nessun margine di miglioramento in capacità produttiva” .Se a questo ci aggiungiamo i rischi legati a previdenza e sanità (in termini di costi da sostenere), è abbastanza facile capire come le risorse economiche da dedicare al mondo del lavoro in Italia siano decisamente contingentate. Il sociologo Francesco Giubileo nell’intervista concessa a Bianco Lavoro, non ha lasciato molte speranze. Ha però avanzato qualche soluzione, piuttosto coraggiosa.


Perché la capacità produttiva non migliora? Cosa la blocca? E’ un problema di organizzazione? Mancano i soldi? Entrambe le cose?

L’organizzazione del lavoro non c’entra nulla. Le questioni fondamentali sono due: il fatto che il sistema bancario sia attualmente in forte difetto di liquidità e quindi bisognerebbe passare per il mercato dei capitali, rischiando però il fallimento e il costo del lavoro: Si tenga conto che un lavoratore standard costa al lordo (tra tasse dirette e indirette) più del 100% di quello che viene versato come stipendio netto, non è possibile.

E per quanto riguarda la cosiddetta “flessibilità”, argomento caldissimo proprio in questi giorni?

Il solo incremento della flessibilità, unico aspetto evidenziato dal neo-ministro Giovannini è assolutamente inutile, se non dannoso. Il mercato d'ingresso in Italia, secondo gli stessi indicatori Ocse, è tra i più alti in Europa. Inoltre, è stata l’unica iniziativa del precedente ministro sul lavoro: l’eliminazione della “causale” nei contratti a tempo determinato, l’eliminazione del reintegro per i licenziamenti economici individuali, semplificazione dell’apprendistato e infine cosa più importante, sono stati dati “ampi margini di discrezionalità” affidate alle parti sociali, più di così non saprei cosa fare. Il problema attuale è l’assenza della domanda di lavoro, cioè nessuno assume! Servono in maniera urgente programmi di Job Creation.

Quindi è il costo del lavoro è il problema più grave, ma perché è così alto? O meglio, cosa finanziano o cosa dovrebbero finanziare tutte quelle tasse?

Non giriamoci intorno, il cuneo si regge sulla spesa previdenziale. Questa va aggredita, per esempio bloccando il reddito da pensione INPS non oltre i 3.000 per i pensionati entrati con il sistema retributivo. Un risparmio, sommandolo all’eventuale dismissione di una parte del personale pubblico presente nei ministeri,  da investire subito nella tutela degli “esodati” e nel ridurre i costi. A questi aggiungo la possibilità di un contratto unico (ovvero la proposta di Boeri-Garibaldi) con tassazione e garanzie graduali al posto degli attuali contratti a tempro determinato o a somministrazione”.

Visto che ha citato le pensioni se ho capito bene, sostanzialmente la sua teoria è che tutti dovrebbero avere una pensione non superiore a 3500 euro. E quelli che hanno pagato di più? Mi spiego, un dirigente (o un imprenditore, in modo diverso) guadagna per 20-30-40 anni (caso ovviamente ipotetico) 10.000 euro al mese e paga contributi per quella cifra, poi va in pensione. Perché dovrebbe avere una pensione di 3500 euro, quando ha pagato per 10.000. Ok, i conti ovviamente non sono proprio così, però…

Se il modello si basa sul contributivo, questa persona riceve correttamente una pensione sulla base di quanto versato (e infatti io non la tocco), ma come era strutturato il retributivo, anche il dirigente che pagava tantissimi contributi, comunque oggi riceve una pensione sproporzionale rispetto a quanto versato.  Quindi, non vedo alternative: se veramente  dovessimo ricalcolare l’importo pensionistico con il sistema contributivo, temo che molti di loro guadagnerebbero molto meno dei 3500 euro oppure non avrebbero neppure le condizioni minime per accedere all’attuale pensione.



CATEGORIES
Share This

COMMENTS