Assunzione dipendenti ex concorrente, ecco quando non è lecito

Per la Cassazione è lecito assumere dipendenti degli ex concorrenti, a patto che non sia elemento di concorrenza sleale.

Assumere dipendenti che fino a poco tempo prima lavoravano alle dipendenze di un’azienda concorrente non è fatto illecito. Tuttavia, se si dimostra che l’assunzione degli stessi è finalizzata alla sola acquisizione dei clienti dell’azienda concorrente, secondo i giudici della Cassazione è ben lecito domandare un risarcimento dei danni. A sancirlo è la sentenza n. 14990/2015 della prima sezione civile della Suprema Corte.


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Ecco quali sono le valutazioni compiute dai giudici.

In altri termini, la sentenza in esame ha contribuito a definire quando l’assunzione di dipendenti che erano precedentemente impiegati presso un’impresa concorrente possa definirsi come concorrenza sleale e quando, invece, possa costituire un fatto lecito e, pertanto, non produttivo di una altrettanto lecita richiesta di risarcimento. Per separare le due diverse fattispecie è fondamentale che la richiesta di risarcimento sia supportata dalla prova del comportamento sleale, dimostrato attraverso il supporto di elementi che confermano che l’assunzione è stata attuata con il mero scopo di acquisire la clientela dell’impresa concorrente.

La vicenda su cui si è espressa la Corte di Cassazione riguardava un’azienda attiva nel settore degli impianti telefonici, la quale aveva provveduto ad assumere alcuni dipendenti di un’azienda concorrente, che operava in una provincia differente.

La prova alla base della richiesta di risarcimento per concorrenza sleale era stata costituita dal fatto che – successivamente all’assunzione dei dipendenti dell’azienda concorrente – l’impresa aveva iniziato a lavorare sul territorio di quella alla quale aveva proceduto a sottrarre i lavoratori, sfruttando la conoscenza e la collaborazione dei nuovi assunti.

In aggiunta a tale supporto, il richiedente il risarcimento dei danni aveva altresì presentato prove dell’esistenza di alcune mosse commerciali di espansione che erano state indirizzate a instaurare i rapporti con alcuni clienti che erano già acquisiti dall’azienda nella quale lavoravano precedentemente i dipendenti. La condanna al risarcimento del danno, in primo grado, aveva riguardato sia l’azienda che aveva assunto i lavoratori, che i lavoratori stessi.

In secondo grado, la Corte d’Appello aveva invece ritenuto che non esistessero i requisiti della concorrenza sleale, e che non potessero essere valutate le prove dell’effettiva volontà da parte dell’azienda di voler sviare la clientela per mezzo dell’assunzione dei lavoratori della prima impresa. In altre parole, il fatto che i vecchi clienti si fossero orientati verso l’azienda che aveva acquisito i lavoratori, poteva semplicemente essere giustificato dall’aver promosso l’ingresso degli stessi nel proprio organico per valorizzare le offerte commerciali.

La Corte di Cassazione, valutato quanto sopra, ha negato definitivamente il risarcimento, stabilendo che la concorrenza sleale non era stata sufficientemente provata. Pertanto, la concorrenza sleale è potenzialmente provabile, ma occorrono elementi forti, e non la semplice constatazione di un passaggio di collaboratori da un’impresa ad un’altra concorrente: è invece necessaria la prova che la contestata assunzione, di per sè legittima, sia stata realmente attuata con lo scopo di acquisire la clientela dall’impresa concorrente.




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