Assenze per malattia: i più cagionevoli stanno in Lombardia

La fotografia dell'Inps ha rilevato un calo dei certificati medici tra i lavoratori privati e un aumento tra i pubblici. Ma tutti indistintamente finiscono per ammalarsi di più il lunedì

Il 2014 non è stato un anno di buona salute. Stando ai dati forniti dall’osservatorio statistico dell’Inps, infatti, le giornate di malattia chieste dai lavoratori italiani hanno raggiunto quota 109 milioni. Un numero importante che ha coinvolto tanto il settore pubblico quanto quello privato. Nello specifico: i certificati medici presentati dagli autonomi sono stati quasi 11 milioni e 500 mila mentre quelli esibiti dai dipendenti statali poco più di 6 milioni.


Ma c’è di più: nel 2014, rispetto all’anno precedente, i certificati medici dei lavoratori pubblici sono aumentati dello 0,8%, mentre quelli dei lavoratori privati sono scesi del 3,2%. Andamenti diversi che non fanno il paio con il dato che certifica invece la diffusa e generalizzata tendenza ad ammalarsi di più il lunedì: è capitato al 30,2% dei lavoratori privati e al 27,2% di quelli pubblici. E se si pensa che le assenze per malattia  non segnino una distinzione di genere, occorre dare un’occhiata più attenta ai dati forniti dall’Inps. Che hanno sostanzialmente rilevato che, nel settore privato, ad ammalarsi di più sono stati gli uomini (56,1%); mentre nel settore pubblico, a cedere con più frequenza a influenze et similia sono state le donne (69%). 

E infine le distinzioni territoriali. E già perché, a quanto pare, ci sono delle zone del Bel Paese in cui i lavoratori sono più esposti a rischio di acciacchi e malanni. Come il Nord Ovest che, nel 2014, ha totalizzato il maggior numero di certificati medici presentati, seguito dal Centro, dal Nord-Est, dal Sud e dalle Isole. Andando un po’ più nel dettaglio: nel settore privato, sono stati i lombardi a “collezionare” il maggior numero di assenze per malattia, seguiti dai veneti e dai lavoratori dell’Emilia Romagna. E gli stessi lombardi hanno ottenuto il primo posizionamento anche nella classifica della “cattiva salute” dei dipendenti pubblici, seguiti dai laziali e dai siciliani.

 




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