Assegno per disoccupati: annuncio o realtà?

L'agenzia che se ne dovrebbe occupare non è ancora stata costituita. Ecco perché in molti temono che lo strumento resti solo un buon proposito sulla carta

L’acronimo c’è, il resto non ancora. L’Anpal – Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro – è la struttura che dovrebbe occuparsi di sostenere gli italiani che perdono il lavoro. Ma mai come in questo caso il condizionale è d’obbligo, visto che la suddetta agenzia non è ancora operativa. Si tratta, secondo i più maliziosi, dell’ennesimo annuncio del governo Renzi destinato a rimanere un buon proposito sulla carta. Mentre i più ottimisti ne vaticinano l’avvio già a partire dal prossimo mese di gennaio. In attesa di scoprire chi avrà ragione, cerchiamo di comprendere in che modo l’Anpal potrebbe eventualmente aiutare i disoccupati a risalire la china.


Tra gli strumenti che l’Agenzia dovrebbe mettere in campo, grande attenzione è stata già destinata all’assegno di ricollocazione. A intascarlo potrebbero essere tutti quei lavoratori che hanno perso il lavoro da almeno quattro mesi e non sono riusciti nel frattempo a trovarne uno nuovo. Accanto all’assegno – che potrebbe ammontare a 1.500 euro al mese – i disoccupati beneficerebbero anche del sostegno fornito dai servizi per l’impiego (coordinati dall’Anpal) incaricati di aiutare gli ex lavoratori nella ricerca di una nuova occupazione. Come? Attraverso la sottoscrizione di un “Patto di servizio” che servirà a definire il profilo del candidato in base al quale si tenterà di trovare un impiego che risulti il più confacente possibile alle sue attitudini e caratteristiche.

Ma intascare l’assegno (che avrà una durata massima di 6 mesi) non sarà così facile. Il disoccupato sostenuto dall’Anpal dovrà infatti dimostrare di essere più che interessato a trovare un nuovo lavoro. L’invito a partecipare a incontri di orientamento o a frequentare corsi di formazione non potrà essere declinato. E se rifiuterà un’offerta di lavoro procuratagli dai servizi per l’impiego non avrà più diritto a percepire l’assegno né a beneficiare degli atri eventuali strumenti di sostegno sociale.



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