Assegno di ricollocazione: i disoccupati in NASPI non ne hanno più diritto

L'assegno di ricollocazione non sarà più disponibile per i disoccupati in Naspi. Questo quanto previsto dal decreto reddito di cittadinanza, che lascia scoperti e non tutelati molti disoccupati. Circa 100 mila disoccupati coinvolti.

I disoccupati in NASPI non hanno più diritto all’assegno di ricollocazione. Più di 100 mila i possibili futuri disoccupati che vedono svanire la possibilità di richiedere tale sussidio. Questo quanto previsto nel decreto del reddito di cittadinanza.


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Assegno di ricollocazione non spetterà a molti disoccupati

Molti disoccupati non avranno più il diritto di richiedere e beneficiare del sussidio legato all’assegno di ricollocazione. Parliamo nello specifico dei disoccupati in Naspi. A partire dal 29 gennaio 2019, è stata bloccata la possibilità di richiedere l’assegno di ricollocazione. Questo quanto previsto dal decreto sul reddito di cittadinanza, che lascia così scoperta un’ampia fetta di disoccupati. Le vittime di queste decisioni politiche, sono i disoccupati non abbastanza poveri da rientrare nel reddito di cittadinanza, ma non potranno neanche richiedere l’assegno di ricollocazione. Tuttavia, le agevolazioni legate al reddito di cittadinanza, sono rivolte soprattutto a soggetti “poco occupabili”, ossia difficilmente inseribili nel mondo del lavoro. Dunque, se quasi tutte le attenzioni vanno a sostegno di questi soggetti, i lavoratori vittime di esuberi aziendali sono lasciati scoperti e non tutelati del tutto.

Assegno di ricollocazione, di cosa si tratta?

L’assegno di ricollocazione è un sostegno economico, con importo massimo di 5.000 euro, che aiuta i disoccupati a cercare un nuovo lavoro e ricollocarsi così nel mondo del lavoro stesso. L’importo dell’assegno varia a seconda del profilo di occupabilità del disoccupato. Fino a qualche mese fa, l’assegno di ricollocazione, consentiva ai disoccupati che percepivano la disoccupazione da almeno 4 mesi, di richiedere un buono/voucher, da spendersi per chiedere sostegno a centri per l’impiego o agenzie private, nella ricerca di un nuovo lavoro. Utilizzando i soldi dell’assegno di ricollocamento, le agenzie private o centri per l’impiego, a cui il disoccupato chiedeva sostegno, assegnavano a questo un tutor. Il tutor era un professionista che creava un programma personalizzato ed aiutava il disoccupato a cercare una nuova occupazione adatte al suo profilo professionale. Nel caso in cui il disoccupato rifiutava un’offerta lavorativa, oppure le attività proposte dal tutor, perdeva il sussidio (in parte o totalmente).

Chi perderà l’assegno di ricollocazione

Chi non potrà richiedere l’assegno di ricollocazione sono i disoccupati in Naspi, mentre tale sussidio resta attivo per i lavoratori in Cigs. Il reddito di cittadinanza prevede la sospensione dell’assegno per chi ha perso o perderà il lavoro. Tale assegno verrà riservato ai disoccupati che rientrano nelle misure del reddito di cittadinanza. Questi poveri disoccupati, riceveranno l’assegno dall’ANPAl fino al 31 dicembre 2021, dopo 30 giorni dalla liquidazione del reddito di cittadinanza. Potranno essere intorno i 100 mila i nuovi disoccupati nell’arco di 1 anno. Ovviamente molti non potranno beneficiare né del reddito di cittadinanza e neanche dell’assegno di ricollocazione. Dati preoccupanti.

Copertura assistenziale per tutti i disoccupati

Secondo le stime avanzate da il Sole 24 Ore, negli ultimi mesi del 2018, 1 disoccupato su 10 richiedeva l’assegno di ricollocazione ogni anno, circa 1 milione di persone in Naspi. Il calcolo conferma che ogni anno saranno circa 100 mila i soggetti interessati e molti di loro saranno abbandonati a se stessi. Ad essere preoccupanti non sono solo i dati, ma anche le imprese ed i sindacati stessi non vedono di buon occhio le novità apportate dal decreto reddito di cittadinanza. Questi chiedono di apportare delle modifiche, in modo da tutelare anche i disoccupati in Naspi. Attualmente, la ricollocazione garantita da Rcd riguarda solo soggetti poco o addirittura per nulla occupabili, lasciando scoperti i disoccupati (soprattutto tra i 40 e 50 anni) che perdono il lavoro per difficoltà aziendali. A richiedere imminenti modifiche non sono solo aziende e sindacati, ma anche privati, in quanto l’attuale normativa penalizza in maniera del tutto evidente una fetta rilevante di disoccupati. La copertura assistenziale deve essere rivolta a tutti i disoccupati.

 




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