Assegno di ricollocazione: dieci domande per capire che cos’è e come funzionerà

Come funzionerà l'Assegno di ricollocazione, ovvero la nuova misura in favore dei disoccupati che entrerà in vigore in via sperimentale nel 2017. Abbiamo fatto 10 domande all'esperto in politiche attive del lavoro Francesco Giubileo.

L’Assegno di ricollocazione rappresenterà una delle più importanti politiche del lavoro realizzate nel nostro paese,  al momento però si conosce veramente poco di questo strumento, per questo abbiamo chiesto a Francesco Giubileo Consigliere di Amministrazione di Afol Metropolitana e tra i maggiori esperti in politiche attive del lavoro in Italia  qualche informazione a riguardo.


Assegno di ricollocazione#1) Innanzitutto l’assegno di ricollocazione che cos’è ?

L’assegno è uno strumento di politica attiva dedicata ai soggetti beneficiari di indennità di disoccupazione (la Naspi per intenderci) e consiste in un paniere di servizi per l’impiego volti alla loro ricollocazione. Ai disoccupati non si danno ulteriori soldi, ma strumenti per un valore proporzionale alla loro capacità di rimettersi nel mercato del lavoro. Tale capacità, è stimata attraverso uno studio delle fonti amministrative disponibili.

#2) E’ uno strumento garantito a tutti i disoccupati percettori di Naspi ?

L’obiettivo in prospettiva futura è certamente questo,  così come quello di poter garantire lo strumento anche ai disoccupati non percettori di indennità, ma per il 2017 sarà coinvolto solo un piccolo campione rappresentativo, scelto casualmente tra i “potenziali” destinatari, perché si tratta di una sperimentazione.

#3) Perché realizzare un’altra sperimentazione? Non era meglio garantire l’assegno a tutti?

Per due motivi: il primo e probabilmente il principale, è che generalizzare un Assegno di ricollocazione a tutti o in buona parte ai disoccupati  (la platea potrebbe arrivare a 3-4 milioni di persone se prendiamo anche parte degli inattivi) costa a spanne, se vogliamo farlo bene, circa 10 miliardi di euro. Mentre la sperimentazione si stima in qualche decina di milioni di euro.

#4) Insomma è una questione di soldi: il secondo motivo ?

Vede dalle Politiche attive ai Cassa integrati in deroga, la generalizzazione di strumenti senza una prima sperimentazione, non sembra aver portato buoni risultati. Infatti, dai monitoraggi realizzati da Isfol nel 2010, risulta come quelle politiche fossero del tutto inefficienti e dove non sono mancati episodi di opportunismo da parte degli enti erogatori di tali politiche attive. Lo dico anche nei confronti di quelle regioni, auto-celebrative del loro modello, dalle quali però, in assenza di una valutazione empirica, non possiamo avere certezze sulla loro efficacia.

#5) Il modello sperimentale dell’assegno, come verrà valutato ?

Utilizzando le fonti amministrative, si verificherà lo stato occupazionale dei destinatari dell’assegno dopo un determinato periodo, rispetto ad un eventuale gruppo di controllo opportunamente ricavato dalle stesse fonti amministrative.

#6) Come si pone l’Assegno di ricollocazione rispetto alla Riforma costituzionale ?

Il tema è complesso, l’intero sistema delle politiche attive realizzate dal Governo Renzi si basa sul fatto che al Referendum vinca il Si, in caso contrario la situazione rimane tale, che è un evidente disastro.

#7) Perché è un disastro ?

Con le province in dissesto, un modello di politiche attive a livello regionale che ha prodotto una vera balcanizzazione dei sistema lavoro, pochissime risorse per i Centri per l’impiego… guardi al momento abbiamo una situazione drammatica, davvero drammatica. Il sistema è bloccato e in attesa che Anpal prenda possesso delle strutture e del sistema. Inutile dirle, che aldilà di qualsiasi giudizio in merito sul referendum, una vittoria del NO significherà obbligatoriamente rimettere mano alla riforma delle politiche attive del lavoro.

#8) E da questo disastro come ne usciamo ?

Con due soluzioni, una macro, ovvero “organica”, di sistema e una micro, di tecniche per la collocazione/ricollocazione.

#9) Più precisamente ?

Quella “organica” riguarda vari aspetti: un modello unico di accreditamento dei privati per erogare i servizi  per il lavoro (al momento ogni regione ha il suo modello, ovvero è un delirio !), un portale unico per l’accesso alle politiche attive e passive del lavoro (non mi pare una richiesta assurda), un personale dei servizi pubblici per l’impiego che parli inglese, si aggiorni costantemente sulle tematiche inerenti alle politiche attive del lavoro e non sia un’analfabeta digitale. Mentre quella micro, che riguarda la “tecniche”, deve partire, come sarà per l’Assegno di ricollocazione, dalla profilazione dell’utente disoccupato/inoccupato, combinando adeguati e ponderati servizi al lavoro.

#10) Secondo lei quali sono le tecniche migliori per aiutare le persone a trovare lavoro ?

Diciamo che sarebbe ottimo considerare i disoccupati in tre grandi categorie: i primi, ovvero i più facili da collocare, saranno affiancati da semplici servizi di revisione del c.v., informative sui siti web per trovare lavoro, possibilità per l’auto-impiego o per lavorare all’estero con Eures. Mentre per la seconda categoria, vale a dire  coloro che hanno la necessità di una traiettoria, perché hanno mercato ma fanno comunque fatica a trovare concretamente delle opportunità, questi andrebbero affidati ai privati  (in particolare le Agenzie private del lavoro) dopo un dato periodo di disoccupazione. Infine, i casi più difficili, vanno affidati tramite accordi di partenariato a società del terzo settore. Qui i casi di ricollocazione saranno limitati e necessiteranno di professionisti in grado di motivarli ed aiutarli attraverso azioni di marketing aziendale , e l’analisi delle comunicazioni obbligatorie, che dovrà essere specifica rispetto al loro profilo e alle loro caratteristiche socio-anagrafiche.




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