Asili nido: i più cari a Lecco, i più economici a Catanzaro

Quanto devono spendere mamma e papà per mandare il loro piccolo al nido? Poco più di 310 euro al mese ovvero il 12% del budget familiare

Poter contare su una struttura che si occupa del proprio bambino, quando si è a lavoro, è cosa che interessa molti italiani. Per questo, la rilevazione annuale condotta da Cittadinanzattiva sui costi e i numeri degli asili nido presenti sul territorio nazionale può aiutare a rendere ancora più nitida la fotografia del nostro Paese, soffermandosi su quel segmento di popolazione che deve mensilmente destinare una quota alla “cura” del proprio piccolo.


asili nido

image by FamVeld

Diciamolo subito: si tratta, in media, di una cifra non proprio da nulla. Per mandare al nido il loro bambino, mamma e papà devono, infatti, sborsare mensilmente qualcosa come 311 euro, rinunciando al 12% del loro budget familiare. E le cose si fanno particolarmente onerose per i genitori della Valle d’Aosta (la regione più cara) che devono pagare una retta mensile di 440 euro, mentre i loro “colleghi” della Calabria (la regione più economica) se la cavano con soli 164 euro al mese. 

L’indagine di Cittadinanzattiva – tarata su una famiglia tipo composta da tre persone (mamma, papà e un figlio tra gli 0 e i 3 anni) con un reddito lordo annuo di 44.200 euro – ha, inoltre, certificato l’esistenza di differenze profonde, da una punta all’altra dello Stivale. Qualche esempio? Se mandare il proprio pargolo all’asilo nido costa a Lecco ben 515 euro al mese, ben più economico risulta, invece, iscriverlo in un asilo di Catanzaro dove si accontentano di 100 euro. Le strutture più care, dopo Lecco, si trovano a Sondrio (484 euro), Belluno (477 euro), Cuneo (458 euro) e Imperia (450 euro). Mentre le meno dispendiose, dopo Catanzaro, stanno a Vibo Valentia (120 euro), Roma (146 euro), Trapani (152) e Chieti (162 euro). Volendo semplificare un po’, si potrebbe dire che le rette degli asili del Nord sono solitamente più “salate” di quelle proposte al Centro e al Sud.

Ma non di soli costi si è occupata Cittadinanzattiva. Lo studio ha, infatti, voluto fornire anche una sorta di censimento di tutte le strutture presenti in Italia contandone 3.978 pubbliche (che offrono 162.913 posti) e 5.372 private (con 110.666 posti a disposizoone). Detta altrimenti: il 42% degli asili nido presenti in Italia è pubblico, mentre il 58% è privato. La regione che ospita più asili nido pubblici è l’Emilia Romagna (619), seguita dalla Lombardia (597) e dal Piemonte (370), mentre un vero boom di asili nido privati è stato rilevato in Lombardia (1.540) che precede il Veneto (629) e il Lazio (496).

Ma non bastano per tutti. Stando allo studio, infatti, ancora troppi bambini italiani resterebbero fuori dagli asili nido e poco meno del 12% (dati Istat) riuscirebbe a usufruire del servizio. Per non parlare delle “liste di attesa” che interessano un bimbo su cinque, con punte particolarmente alte in Basilicata (67%) e in Valle d’Aosta (51%).



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