In arrivo sabato di scioperi nella grande distribuzione

I sindacati dichiarano guerra a Federdistribuzione che prospetta aumenti salariali poco soddisfacenti

Il sabato è notoriamente il giorno dedicato agli acquisti che si rimandano durante la settimana. Ma quello di domani, 28 maggio, potrebbe riservare sgradite sorprese agli italiani che avevano progettato di riempire i carrelli di supermercati, ipermercati e negozi della grande distribuzione. I sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno, infatti, indetto uno sciopero nazionale che coinvolgerà i 300 mila addetti degli esercizi aderenti a Federdistribuzione. Con presidi e mobilitazioni, che si articoleranno a livello locale, che potrebbero mandare all’aria i disegni di acquisto di molti connazionali.


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image by ker_vii

Tra gli esercizi coinvolti, “big” come Auchan, Carrefour, Esselunga, Pam e Panorama, ma anche Ikea, Ovs, Coin e Zara. A rimanere delusi potrebbero essere quindi non solo coloro che avevano programmato di fare la spesa per il pranzo di domenica; ma anche quelli che speravano di rinnovare il guardaroba o di sostituire la scarpiera rotta. Ma perché i sindacati hanno scelto di scioperare? Perché le trattative avviate con Federdistribuzione, tese a trovare un accordo che permetta di definire i contenuti di un Contratto Nazionale del settore, si sono arenate. Abbiamo responsabilmente provato a costruire dei punti di equilibrio per la definizione di un contratto che sarebbe il primo Contratto Nazionale della Grande Distribuzione e della Distribuzione Organizzata – hanno dichiarato dalla Filcams Cgil – ma abbiamo dovuto registrare una chiusura netta e un’indisponibilità a cui non può esserci risposta diversa se non quella dello sciopero del 28 maggio e le altre iniziative che seguiranno”.

“Federdistribuzione vuole riversare sulle lavoratrici e sui lavoratori il peso del calo dei consumi degli ultimi anni – hanno rincarato dal sindacato – non riconoscendo loro la giusta dignità e il giusto salario”. Al centro delle animate discussioni intavolate con l’associazione datoriale c’è, infatti, il mancato rinnovo del contratto, fermo da due anni e mezzo. E le prospettive di aumento salariale che non soddisfano i sindacati. Nello specifico, i rappresentanti dei lavoratori hanno evidenziato la differenza tra gli aumenti promessi ai dipendenti di Federdistribuzione e quelli annunciati ai dipendenti degli esercizi aderenti a Confcommercio. “L’obiettivo di Federdistribuzione – si legge ancora nel sito della Filcams Cgil – è quello di erogare una massa salariale notevolmente inferiore, con una proposta pari a circa 1.800 euro, con una totale ‘scopertura’ per 2014, 2015 e parte del 2016; il Contratto rinnovato nel marzo del 2015 con Confcommercio prevede, invece, una massa salariale di 3.000 euro al 31 dicembre 2018, con aumenti già erogati nel 2015 ed altri ancora che verranno corrisposti tra il 2016 e il 2017″.

“E’ una differenza importante che si determinerebbe tra i lavoratori – hanno chiosato dal sindacato – e una responsabilità nell’introdurre dumping nel mercato che, oltre alle disuguaglianze, vede quindi un effetto distorsivo tra competitor”. Accuse pesanti a cui Federdistribuzione non ha finora sentito il bisogno di controbattere.



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