Aprire una galleria d’arte: intervista a Maria Livia Brunelli

E’ capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di partecipare all’inaugurazione di una galleria d’arte .


Dipinti, fotografie, oggetti esposti in modo assolutamente personale. Ma chi si occupa dell’evento e cosa fa? Siamo andati ad intervistare Maria Livia Brunelli, direttore e curatore della MLB Home Gallery.

Come sei diventata gallerista? Qual è stato il tuo percorso?

Sono diventata gallerista (ma una gallerista anomala, come spiegherò) perché, quando andavo alle mostre di arte contemporanea in certe gallerie con il mio ragazzo o mia sorella, che non appartenevano al mondo dell’arte, mi arrabbiavo: nessuno cercava di coinvolgerli, alle inaugurazioni non si capiva nemmeno chi era l’artista e nessuno diceva una parola per avvicinare le persone a opere spesso incomprensibili. Così, dopo due esperienze che, oltre alla laurea, alla specializzazione e al master, mi hanno formato (una alla Biennale di Venezia con Francesco Bonami e una al MACRO con Danilo Eccher), dopo aver curato una cinquantina di mostre in spazi pubblici e privati, avendo scarse risorse economiche ma una sconfinata passione per l’arte contemporanea, ho deciso di aprire una casa-galleria, collegandomi a una serie di curatori sparsi per il mondo.

In Italia le case-gallerie, o home galleries, gallerie d’arte nate tra le mura di case, appartamenti e studi privati, per volontà di artisti, galleristi o mecenati, sono rare, ma all’estero sono molto diffuse. Avevo già provato l’esperienza di fare, di una casa, una casa-galleria durante gli anni dell’università a Bologna, tra il 1999 e il 2011, installando nei lunghi corridoi dell’appartamento in cui vivevo con le amiche opere d’arte degli studenti dell’Accademia di Bologna, in occasione di ArteFiera.

Ho pensato che avrei potuto fare una cosa simile, più in grande, a Ferrara, grazie ai contatti acquisiti in vent’anni di frequentazioni del mondo dell’arte: la MLB home gallery, che prende il

nome dalle mie iniziali, inaugura a gennaio 2007. E’ casa mia, ma diventa presto qualcosa di molto di più: un luogo d’incontro in un appartamento di fronte al Castello Estense, a pochi passi dal Palazzo dei Diamanti. Lo spazio della MLB vede quindi coesistere l’aspetto accogliente della casa e quello minimalista della galleria, a cui sono dedicati due ampi saloni.

Qui chiamiamo a esporre artisti internazionali sulla base di progetti realizzati appositamente per gli spazi della galleria, in concomitanza con eventi di richiamo per la città, le mostre del

Palazzo dei Diamanti, in occasione delle quali un artista contemporaneo elabora un progetto espositivo ispirato all’artista storico esposto ai Diamanti. Puntiamo da subito in alto cercando la collaborazione con gallerie internazionali, seguendo però fin dall’inizio una strategia ben precisa.

Quali sono le difficoltà di questa professione?

Le difficoltà iniziali sono state tante. Per fare questo lavoro serve cultura, creatività, intraprendenza, spirito d’iniziativa, disponibilità a scandagliare fiere, mostre, studi d’artista. Non bisogna essere necessariamente ricchi: io ho iniziato come tanti con pochi soldi, facendo un doppio lavoro, ma motivata da una grande passione. Ferrara è una città chiusa e provinciale: non ha mai avuto una vera galleria d’arte contemporanea. Caso anomalo in tutta l’Emilia Romagna.

Quindi la sfida era duplice: non esisteva un collezionismo d’arte in città, era tutto da creare. Ci hanno detto in tanti che avremmo chiuso dopo pochi mesi. Invece siamo già al quinto anno di attività, e abbiamo avuto successi insperati. Alle inaugurazioni abbiamo così tanta affluenza che abbiamo dovuto fare la lista d’ingresso. E anche la stampa nazionale parla spesso della nostra attività. Questo perché abbiamo impostato la MLB su basi opposte rispetto alle scelte di “certe” gallerie: alle inaugurazioni l’artista è invitato a presentare il progetto di mostra al pubblico, e spesso deve ripetere la presentazione anche quattro o cinque volte tanto è il flusso di persone che si avvicenda nel corso della serata per ascoltarlo. Come nei grandi musei, di fianco a ogni opera mettiamo un suggerimento di lettura scritto dall’artista che introduce alla fruizione del lavoro. E ogni visitatore, nei giorni e negli orari di apertura, è accolto con visite guidate gratuite e personalizzate, che finiscono poi negli spazi privati, interamente tappezzati di opere d’arte.

Come si fa a scoprirci? Spesso la scoperta dello spazio avviene per caso, grazie alla due lanterne che illuminano la porta d’ingresso del palazzo della galleria. Chi entra esce con la soddisfazione di avere scoperto uno spazio speciale, da raccontare agli amici. Il passaparola si dimostra vincente, e ogni inaugurazione è affollatissima: si sfiora spesso il tetto delle trecento presenze, perché alle persone piace sostare in questo spazio informale e accogliente.

Quanto si può come gallerista?

Siamo una associazione con partita IVA, quindi se c’è qualcuno interessato all’acquisto delle opere, lo mettiamo in contatto direttamente con l’artista. Organizziamo per i soci eventi speciali e visite guidate alle mostre e alle fiere più importanti. Abbiamo spesso il sostegno di sponsor per i progetti più grandi e siamo local ma anche global, perché siamo convinti che mai come ora ci sia bisogno di sinergie e di collaborazioni. Ci muove sicuramente un grande passione, una costante aspirazione alla qualità e un certo spirito etico, con il quale speriamo di contagiare sempre più persone. La ricetta che proponiamo noi fa parte di un nuovo trend che punta sul coinvolgimento di un pubblico di non addetti ai lavori: vedere l’assicuratore che lavora nel palazzo di fronte colloquiare con il grande artista giapponese o californiano ospitato dalla MLB, è una bella soddisfazione. Insomma, la nostra è un po’ una missione, il tentativo di avvicinare all’arte anche i non addetti ai lavori.

C’è possibilità di carriera?

La “carriera” del gallerista è legata alla sua capacità di creare sinergie e di puntare sulla qualità, riuscendo a essere ammesso a manifestazioni internazionali, a promuovere i suoi artisti in grandi mostre. Il nostro obiettivo è però anche un altro, quello appunto di creare una fidelizzazione del visitatore, che si affezioni allo spazio e lo segua nel tempo. Da qualche anno ho coinvolto nella galleria anche mia sorella: da sempre appassionata di cucina, realizza piccoli capolavori culinari ispirati alle opere esposte, un finger food sempre nuovo che mette a punto dopo lunghi colloqui con l’artista. L’anno scorso, selezionati per la prima volta ad ArteFiera, abbiamo voluto ricreare nello stand la stessa atmosfera informale e rilassata della casa-galleria: i visitatori erano accolti con un caffè, accompagnati a vedere le opere e invitati a riposare sul grande divano a forma di rosa di Ketty Tagliatti, in omaggio al concetto di accoglienza della home gallery. Era tra gli stand più affollati della fiera.

Ma ora vediamo i master utili per la professione. A Firenze c’è il Master di I livello in Comunicazione del Patrimonio Culturale, avrà durata annuale per un costo di 4.000 euro. Per maggiori informazioni:

Presso la Sede del Sole 24 ore di Milano è possibile frequentare il 2° Master in Economia e Management dell’arte e dei beni culturali. La durata è di 10 mesi di cui 6 in aula e 4 in stage. Per maggiori informazioni http://www.formazione.ilsole24ore.com/business-school/LA5149-master-economia-management-dell.php

nella foto: Maria Livia Brunelli con Alessandro Haber e Alessandro Boni nella MLB Home Gallery

 

 



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