Come aprire un bar: requisiti, costi, kit per supporto e finanziamenti

Cosa serve per aprire un bar? Quali sono le licenze e i requisiti che occorre certificare? E come si può sbaragliare la concorrenza? Scopriamolo insieme

Cosa vuol dire aprire un bar? Lanciarsi in un’impresa avvincente e stimolante. Uno dei locali pubblici più diffusi ed utilizzati quotidianamente per colazione e break! Le cose da valutare sono certamente tante per lanciarsi nell’avventura di aprire un bar, così come le procedure da rispettare. Ma con una forte motivazione e tanto entusiasmo, l’avventura non potrà che rivelarsi appassionante.


Anche perché avviare e gestire un bar non significa solo preparare caffè e centrifughe per i clienti, ma mettere a loro disposizione un ambiente gradevole e accogliente. Un punto di riferimento, un ritrovo che – se ben gestito – procurerà grandi soddisfazioni, non solo dal punto di vista economico. Il fascino che un bar può esercitare sui suoi avventori è grandissimo, così come notevole è la probabilità che valorizzi la zona in cui si trova. L’idea vi intriga? Vediamo cosa è opportuno fare per iniziare col piede giusto e proseguire col passo spedito.

L’apertura di un bar può essere un’opportunità particolarmente vantaggiosa sia in termini di soddisfazione personale che di profitto, dal momento che si tratta di un’attività molto versatile e piuttosto diffusa in quasi tutte le realtà commerciali e cittadine. Tuttavia, occorre conoscere tutti i dettagli previsti dalla normativa in materia e gli step da seguire per avere tutte le carte in regola. Ecco allora una guida per aprire un bar tutto tuo!

Requisiti e documenti necessari per aprire un bar

Come avviene per ogni tipologia di attività in proprio, anche aprire un bar è un’operazione che comporta il rispetto di varie prescrizioni che riguardano sia i requisiti professionali del titolare che la documentazione necessaria per portare avanti il lavoro in modo corretto nei confronti degli obblighi statali.

Requisiti del titolare del bar

Può sembrare un aspetto di poco conto, ma chi si appresta ad aprire un’attività come quella di un bar deve essere in possesso di requisiti personali e professionali che permettano di instaurare al meglio il rapporto con i suoi clienti nonché gestire adeguatamente tutto ciò che compone il bar stesso.

Nel dettaglio, il titolare di un bar:

  • deve aver compiuto la maggiore età
  • deve aver concluso la scuola dell’obbligo
  • deve aver frequentato corso di scuola alberghiera oppure un apposito corso professionale in merito alla somministrazione di bevande e cibo (corso SAB)
  • in alternativa, deve avere esercitato attività similare per due anni nel quinquennio precedente all’apertura del bar
  • deve essere in possesso del requisito di onorabilità, ovvero non essere stato dichiarato delinquente abituale o professionale e non aver ricevuto condanne a pena detentiva superiore a tre anni.

Inoltre, per aprire un bar è necessario essere muniti di apposita licenza. Se ne distinguono quattro, che sono:

  • licenza A per ristoranti con somministrazione di pasti e bevande
  • licenza B per bar, caffetterie e altre attività di somministrazione di prodotti gastronomici e alcolici
  • licenza C per le attività precedenti che offrono anche svago e intrattenimento
  • licenza D per attività che offrono dolciumi e bevande non alcoliche.

Documentazione e burocrazia

Se la tua idea è quella di aprire un bar, devi conoscere i passaggi burocratici fondamentali per gestire un’attività che sia in regola sia sotto il profilo operativo che per quanto riguarda i vari documenti di cui munirsi. Per avere una maggiore sicurezza durante queste fasi, puoi affidarti ad un commercialista che ti seguirà passo passo nella gestione della tua caffetteria.

Innanzitutto, il primo step è rappresentato dall’apertura di una partita Iva e della scelta del codice ATECO (per i bar in genere si tratta del codice 56300); dopo di che occorre scegliere la forma societaria che meglio si riveli adatta in base alla tipologia di bar e alle sue dimensioni in termini di dipendenti e locale (in questo momento la consulenza di un commercialista può fare la differenza).

Un altro passaggio di fondamentale importanza è dato dall’iscrizione nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio competente.

A questo si aggiunge poi il possesso di un certificato relativo alla frequentazione di un corso in merito rispetto di taluni standard di igiene da mantenere all’interno dell’attività; si tratta dell’attestato HACCP (si può ottenere anche con un corso HACCP online).

Per quanto riguarda il locale in cui aprire un bar, occorre accertarsi che sia in regola in base ai requisiti urbanistici stabiliti dal Comune o dalla Regione in quel territorio; in questo caso, è bene affidarsi a un bravo geometra, il quale ti aiuterà anche nella redazione della SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) da dover presentare al Comune e precisamente all’ufficio del SUAP. Al Comune inoltre occorre anche inoltrare una richiesta per l’affissione dell’insegna.

Laddove il bar preveda anche la somministrazione di alcolici è necessario presentare anche un’apposita richiesta all’Agenzia delle Entrate e versare i diritti di SIAE in caso di intrattenimento musicale. In ultimo, occorre sottolineare che per i locali che presentano un’estensione superiore a 450 mq è necessario un certificato antincendio da parte dei Vigili del Fuoco.

Tipologie di bar

Quando si parla di bar si fa riferimento ad una vasta gamma di attività professionali che si basano sulla somministrazione di bevande e di prodotti gastronomici. Si tratta di un punto vendita contraddistinto da particolare versatilità e nella sua definizione vi rientrano diverse tipologie di impiego. Vediamone alcune tipologie di bar:

  • bar tradizionale (locale classico adibito alla vendita di caffè, alcolici e analcolici)
  • caffetteria – pasticceria (locale adibito alla preparazione e alla vendita di dolciumi. Sarà necessario quindi avere almeno un bravo pasticcere)
  • gelateria (locale adibito alla preparazione e alla vendita di gelati)
  • tea room (locale adibito alla vendita di infusi vari, caratterizzato da particolare raffinatezza)
  • milk bar (locale adibito alla preparazione e alla vendita di prodotti a base di latte)
  • birreria (locale in stile pub con vendita di birre varie con possibilità anche di consumazione di panini)
  • disco bar (bar con intrattenimento musicale)
  • piano bar (bar con musica dal vivo)
  • night club (locale notturno con musica, spettacoli e intrattenimento vario con fornitura di bevande)
  • bar bianco (bar con vendita di bevande non alcoliche).

Quanto costa aprire un bar

L’apertura di un bar comporta dei costi variabili a seconda anche della tipologia di locale e della sua posizione. In genere, le voci che incidono sulla spesa complessiva sono rappresentate dall’affitto del locale stesso e della gestione degli strumenti del mestiere, dalle utenze e dalle spese burocratiche.

Laddove si decida di aprire un bar in forma totalmente autonoma, l’esborso iniziale si aggira intorno ai 40.000 – 50.000 €.

Tali costi si abbattono se invece si sceglie di optare per un bar affiliato in franchising ad un marchio; in questo caso, si parla di un investimento di circa 10.000 – 15.000 €.

Assunzione dipendenti bar

Indubbiamente, la gestione di un bar necessita di personale per poter ottemperare alle diverse operazioni. L’assunzione di un dipendente avviene con la stipula di un contratto di lavoro subordinato, che sia redatto nel rispetto dei requisiti di forma e contenuto nonché dell’informativa sulla privacy. Con il contratto, il dipendente va inquadrato a seconda delle mansioni che andrà a svolgere. Al dipendente, oltre alla retribuzione mensile, dovranno poi essere versati anche i relativi contributi. Pertanto, è necessario predisporre un’apposita posizione Inps per ottemperare anche a questo obbligo.

Si possono ottenere dei finanziamenti? E se sì, dove?

Per affrontare meglio i costi iniziale necessari per l’apertura di un’attività come quella di un bar, è possibile usufruire di alcuni finanziamenti che si rivelano piuttosto vantaggiosi, specialmente se destinati a talune categorie di cittadini, come giovani e donne.

Per saperne di più conviene seguire i progetti e le iniziative messe in campo dal Ministero dello Sviluppo. Si tratta di finanziamenti che possono essere sia a fondo perduto, che prevedono cioè una parte da non restituire allo Stato, che con tasso di interesse agevolato, cioè più basso rispetto a quelli previsti dai prestiti forniti dagli istituti bancari.

Aprire un bar in autonomia o in franchising?

Una delle forme più diffuse per avere a disposizione un know how già consolidato e per risparmiare sulle spese iniziali è rappresentata dal aprire un bar in franchising, un’affiliazione commerciale ad un marchio più grande e già presente sul territorio. Tuttavia, sia se si tratta di un’attività in autonomo che di affiliazione, occorre tener conto di alcuni pro e contro di ognuno. Vendiamone alcuni insieme:

Pro dell’apertura bar in franchising:

  • investimento iniziale più basso
  • assistenza e formazione iniziale e continua durante lo svolgimento dell’attività
  • fornitura di risorse e strumentazioni
  • popolarità del marchio a cui ci si affida
  • know how strutturato.

Contro dell’apertura bar in franchising:

  • concessione di commissioni sul fatturato annuo al marchio di affiliazione
  • poca autonomia nella gestione di orari e politiche aziendali
  • contratto vincolante per un tot di anni.

Pro dell’apertura bar in in maniera completamente autonoma:

  • gestione completamente autonoma
  • offerte e iniziative a discrezione del titolare
  • scelta del locale, dello stile e dei fornitori a discrezione del titolare.

Contro dell’apertura bar in in maniera completamente autonoma:

  • investimento iniziale più alto
  • assenza di assistenza e supporto burocratico e professionale
  • scelta di strumenti e materie prime a cura del titolare.

L’importanza della scelta del locale giusto: meglio in città o in centro commerciale?

Per un bar, la scelta del locale può fare davvero la differenza sul fatturato annuo. Infatti, è facile comprendere come un bar decentrato in una zona poco trafficata possa registrare un volume di affari nettamente inferiore rispetto a uno che invece è localizzato al centro città o in un centro commerciale.

Proprio relativo a questo ultimo aspetto, occorre considerare i pro e i contro dell’apertura di un bar affacciato su strada o inserito in un centro commerciale ampio. In città, il titolare potrebbe avere sicuramente una maggiore autonomia nella scelta del locale e delle attività da porre in essere; tuttavia, occorre dare attenzione alla posizione del locale, che dovrebbe essere facilmente raggiungibile, anche a piedi e con i mezzi pubblici, e con la predisposizione di una comoda area parcheggio. In un centro commerciale, la visibilità è senza dubbio maggiore e vi è un bacino di utenza più corposo.

Di contro però, c’è meno libertà nella gestione dei propri orari e un affitto più alto rispetto a un locale fronte strada. In conclusione, aprire un bar rappresenta la scelta più semplice e diffusa da assumere nel momento in cui ci si voglia svincolare da un lavoro subordinato ed essere il datore di lavoro di se stesso. Si tratta sicuramente di un’attività stimolante, ma che richiede alcune cautele specialmente per quanto riguarda i permessi vari e il mantenimento di adeguati standard sanitari.

Alcune considerazioni su clientela e gestione di un bar

Una cosa va messa ben in rilievo: non c’è angolo della provincia italiana che sia sprovvisto di un bar. Il che non deve necessariamente scoraggiarvi, ma spingervi a valutare l’opportunità di puntare sulla proposta di un servizio originale. Se offrirete ai vostri clienti ciò che possono trovare anche negli altri bar della zona, le possibilità che tornino a trovarvi saranno minime.

Ma se avrete la lungimiranza di proporre beni e servizi (di qualità) che non trovano altrove, le cose non potranno che volgere a vostro favore. Tutto dovrebbe prendere il via dalla messa a punto di un dettagliato business plan e dalla scelta del locale giusto.

aprire un bar

L’importante è valutare ogni cosa con criterio e fare attenzione, ad esempio, al tipo di clienti che dovrete servire. Se aprirete un bar nelle vicinanze di un ufficio o di una scuola, non potrete che intensificare il lavoro nel corso della mattinata; mentre se lo farete in una zona di locali notturni, dovrete scommettere maggiormente sulle ore serali. Non solo: quello che consuma una donna (che sta solitamente attenta alla linea) non è lo stesso di quello che ordina un liceale che esce spossato da scuola.

E dunque? Dovrete individuare il target di riferimento e tarare la vostra offerta sulle esigenze dei vari clienti che frequentano il locale. Ricordandovi che a fare la differenza non sarà solo la qualità dei prodotti (caffè cremosi, frullati nutrienti, panini saporiti, insalate fresche ecc…), ma anche la vostra cortesia. Chi entra in un bar vuole, di solito, concedersi un momento di evasione e di “defaticamento”: solo se troverà persone accoglienti e sorridenti, sceglierà di frequentarlo con assiduità e di premiarlo con la sua fedeltà. Non sottovalutatelo.

Kit di supporto per aprire un bar e consulenza per finanziamenti agevolati ed a fondo perduto

Per informazioni più dettagliate sull’argomento, consigliamo di consultare il Kit Creaimpresa Come aprire un bar, analizzato da Bianco Lavoro e giudicato veramente valido. Un prezioso strumento, che aiuterà a progettare al meglio la gestione del bar, fornendo informazioni aggiornate su finanziamenti, contributi, leggi, normative, licenze autorizzazioni, attrezzature, impianti, investimenti e possibili guadagni iniziali.



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Commenti

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  • Mirco Matteini 3 anni

    Articolo interessante per alcuni requisiti iniziali come le certificazioni essenziali per aprire, purtroppo non ho letto niente a riguardo del farsi conoscere in maniera scientifica per iniziare a guadagnare costantemente, senza un ipotetico passaparola.

    Differenziarsi per qualcosa di oggettivo e non qualità e cortesia che potrebbe cambiare da persona a persona, potrebbe essere un buon passo per chi apre un Bar da zero.

    Se poi si aggiunge un sistema di acquisizione clienti allora si incominciano a vedere molti più soldi nelle tasche.