Aprire un bar: requisiti, costi e kit di supporto

Cosa serve per aprire un bar? Quali sono le licenze e i requisiti che occorre certificare? E come si può sbaragliare la concorrenza? Scopriamolo insieme

Cosa vuol dire aprire un bar? Lanciarsi in un’impresa avvincente e stimolante. Le cose da valutare sono tante, così come le procedure da rispettare; ma con una forte motivazione e tanto entusiasmo, l’avventura non potrà che rivelarsi appassionante. Anche perché avviare e gestire un bar non significa solo preparare caffè e centrifughe per i clienti, ma mettere a loro disposizione un ambiente gradevole e accogliente. Un punto di riferimento, un ritrovo che – se ben gestito – procurerà grandi soddisfazioni, non solo dal punto di vista economico. Il fascino che un bar può esercitare sui suoi avventori è grandissimo, così come notevole è la probabilità che valorizzi la zona in cui si trova. L’idea vi intriga? Vediamo cosa è opportuno fare per iniziare col piede giusto e proseguire col passo spedito.


Aprire un bar: alcune considerazioni iniziali

Una cosa va messa subito in rilievo: non c’è angolo della provincia italiana che sia sprovvisto di un bar. Il che non deve necessariamente scoraggiarvi, ma spingervi a valutare l’opportunità di puntare sulla proposta di un servizio originale. Se offrirete ai vostri clienti ciò che possono trovare anche negli altri bar della zona, le possibilità che tornino a trovarvi saranno minime. Ma se avrete la lungimiranza di proporre beni e servizi (di qualità) che non trovano altrove, le cose non potranno che volgere a vostro favore. Tutto dovrebbe prendere il via dalla messa a punto di un dettagliato business plan e dalla scelta del locale giusto. E’ meglio aprire un bar al centro o in periferia? Dipende: avviare un’attività in una strada transitata è sicuramente un ottimo punto di partenza, ma anche alzare la saracinesca in una zona più periferica potrebbe rivelarsi un buon investimento. Soprattutto se il vostro locale riuscirà a diventare il polo di attrazione e di aggregazione dei residenti del quartiere.

L’importante è valutare ogni cosa con criterio e fare attenzione, ad esempio, al tipo di clienti che dovrete servire. Se aprirete un bar nelle vicinanze di un ufficio o di una scuola, non potrete che intensificare il lavoro nel corso della mattinata; mentre se lo farete in una zona di locali notturni, dovrete scommettere maggiormente sulle ore serali. Non solo: quello che consuma una donna (che sta solitamente attenta alla linea) non è lo stesso di quello che ordina un liceale che esce spossato da scuola. E dunque? Dovrete individuare il target di riferimento e tarare la vostra offerta sulle esigenze dei vari clienti che frequentano il locale. Ricordandovi che a fare la differenza non sarà solo la qualità dei prodotti (caffè cremosi, frullati nutrienti, panini saporiti, insalate fresche ecc…), ma anche la vostra cortesia. Chi entra in un bar vuole, di solito, concedersi un momento di evasione e di “defaticamento”: solo se troverà persone accoglienti e sorridenti, sceglierà di frequentarlo con assiduità e di premiarlo con la sua fedeltà. Non sottovalutatelo.

Burocrazia e dintorni: cosa serve per aprire un bar

E veniamo agli aspetti tecnici: chi può aprire un bar e cosa serve per avviare l’attività? Lo può fare – come già più o meno esplicitamente detto fin qui – chiunque abbia tempo, energia, soldi ed entusiasmo a sufficienza per lanciarsi nell’impresa. Ma anche chi è in possesso di specifici requisiti. Nel dettaglio:

  • chi ha un diploma di scuola alberghiera o un titolo di studi affine oppure
  • chi vanta un’esperienza di almeno due anni (nel corso degli ultimi 5) nel settore alimentare o turistico/alberghiero oppure
  • chi ha frequentato un corso professionale Sab (Somministrazione alimenti e bevande) oppure
  • chi risulta iscritto all’ex Rec (Registro esercenti commercio) che è stato abolito qualche anno fa

Quanto alle autorizzazioni e alle licenze necessarie, va precisato che non esistono più limitazioni stringenti sul numero di locali che possono essere aperti in una determinata zona o sulla distanza che deve intercorrere tra loro. Ma attenzione: alcuni Comuni pongono ancora dei “paletti” (ad esempio nei centri storici delle città d’arte) e altri prevedono che vengano rispettati specifici requisiti urbanistici (i bar di una certa dimensione devono avere un parcheggio o devono essere locati in modo da non arrecare fastidio ai residenti della zona). Il consiglio è quello di informarvi preventivamente per bene e di accertarvi che il vostro locale rispetti tutti i vincoli procedurali e burocratici previsti dalle amministrazioni locali.

Ci sono poi dei passaggi che non possono essere bypassati. Quali? Per aprire un bar, dovrete presentare la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) allo Sportello unico per le attività produttive del Comune, ottenere il nulla osta dell’Asl che deve attestare l’idoneità igienico-sanitaria del locale, certificare l’idoneità acustica (nel caso in cui intendiate diffondere musica), ottenere il certificato di prevenzione incendi dai Vigili del Fuoco ed essere in possesso della certificazione Haccp che fornisce garanzie sulla salubrità del cibo e delle bevande dispensate ai clienti (come vengono smaltiti i rifiuti? Quali sono le regole igieniche a cui si attiene il personale? Come viene trattato e conservato il cibo? ecc…). Tutto qui? Non proprio: dovrete anche ottenere la licenza per la vendita di alcolici e superalcolici dall’Agenzia delle Dogane e – nel caso in cui avete in progetto di attrezzare il bar di tavolini e sedie da sistemare all’esterno – dovrete richiedere al Comune la specifica autorizzazione che prevede il pagamento di una tassa per l’occupazione di suolo pubblico. Ottenute tutte le licenze e le autorizzazioni del caso, non resterà che chiedere aiuto a un commercialista che vi supporterà nella formalizzazione delle ultime operazioni: l’apertura di una Partita Iva e l’iscrizione al Registro delle Imprese della Camera di Commercio, oltre a quella all’Inps e all’Inail.

I costi e i possibili guadagni

E veniamo alla domanda più pragmatica: qual è l’investimento da mettere in preventivo per l’apertura di un bar? Difficile a dirsi. Stando a quanto riferito da alcuni operatori del settore, un piccolo bar in una zona periferica che si limita ad offrire ai clienti caffè, bibite, alcolici, aperitivi e qualche snack può richiedere un investimento iniziale abbastanza contenuto (intorno ai 30 mila euro), ma la cifra è destinata a salire, se i vostri disegni imprenditoriali sono più ambiziosi. Se volete, per esempio, sistemare nel bancone qualche piatto veloce (oltre ai soliti tramezzini e panini), non potrete non dotare il locale di una cucina. Che dovrà avere una canna fumaria e dovrà essere arredata con attrezzature ed elettrodomestici professionali che potrebbero richiedere una spesa di 15 mila euro. E non è che l’inizio: se avete in programma di aprire un bar spazioso e alla moda, l’investimento iniziale non potrà che salire fino a raggiungere cifre che si attestano intorno ad alcune centinaia di migliaia di euro. Ne vale la pena? Sì, a patto che mettiate passione, entusiasmo e professionalità in quello che fate. Stando ai soliti “addetti ai lavori”, un piccolo bar di periferia a gestione familiare può procurare un guadagno giornaliero di 300 euro. Che a fine mese potrebbe tradursi in un utile di quasi 2 mila euro.

Kit di supporto per aprire un bar

A chi volesse ricevere informazioni più dettagliate sull’argomento, consigliamo di consultare il Kit Creaimpresa Come aprire un bar, da noi analizzato e giudicato veramente valide. Un prezioso strumento, che vi aiuterà a progettare al meglio la gestione del vostro bar, fornendovi informazioni aggiornate su finanziamenti, contributi, leggi, normative, licenze autorizzazioni, attrezzature, impianti, investimenti e possibili guadagni iniziali.




CATEGORIES
Share This

COMMENTS