Anche l’Italia è coinvolta nel progetto delle “mentori” per l’imprenditoria femminile in Unione Europea

Pur avendo tutte le potenzialità per far si che vi sia la reale parità uomo-donna, l’Unione Europea registra un numero di donne che lavorano in maniera autonome che è la metà rispetto agli uomini.


Per questo motivo nasce la rete europea delle “mentori”. Si tratta di 170 donne di successo, imprenditrici o dirigenti d’industria, provenienti da 17 Paesi membri UE.

Il loro compito sarà quello di indirizzare e supportare le giovani imprenditrici europee nella fase iniziale dell’avviamento.

Il lavoro autonomo si concilia con le scelte di vita di una donna molto meglio del lavoro dipendente, dando flessibilità nell’orario di lavoro ed autonomia nelle proprie attivita; questo è il concetto che spinge l’Unione Europea ad investire su questo progetto.

Antonio Tajani (commissario responsabile per imprese e politica industriale della Commissione Europea) dichiara: “La creatività e le potenzialità imprenditoriali femminili rappresentano chiaramente la fonte di crescita economica e di nuovi posti di lavoro meno sfruttata, che va dunque ulteriormente sviluppata in Europa. In un momento di crisi non ci possiamo permettere di rinunciare a tale potenzialità. Incrementare il numero delle imprenditrici significa dare maggior potere economico alle donne e contribuire alla crescita.

L’Italia fa parte dei 17 Paesi coinvolti nell’iniziativa, insieme ad Albania, Belgio, Cipro, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Grecia, Ungheria, Irlanda, Montenegro, Paesi Bassi, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Turchia e Regno Unito

Per perfezionare il progetto l’Unione Europea ha fatto una serie di riflessioni sull’imprenditoria femminile:

Le donne fanno impresa in modo diverso rispetto agli uomini, pertanto sono necessarie misure di sostegno orientate al mondo femminile:

  • Le donne attribuiscono maggiore importanza alla situazione familiare nel valutare la creazione di un’impresa e considerano molto attentamente le probabilità di successo ed esaminano dettagliatamente ogni potenziale fonte di fallimento prima di impegnare la casa di famiglia in garanzia e/o i risparmi familiari come capitale di avvio delle loro attività. In poche parole, sono maggiormente “responsabili” e caute.

  • Molto spesso, quando le donne decidono di avviare una nuova impresa mantengono il posto di lavoro precedente e svolgono entrambe le attività in parallelo per un certo periodo: a questo proposito. Anche questo è sinonimo di maggior prudenza.

  • Le nuove imprese create da donne utilizzano un capitale inferiore a quelle degli uomini e sono caratterizzate da un minore capitale netto.

  • Infine, le donne imprenditrici presentano una crescita inferiore, ma più costante rispetto a quella degli uomini. Questo comporta spesso un minore rischio di insuccesso.

Sono stati studiati e presi a modello dei casi di successo:

Alcuni esempi delle potenzialità delle donne imprenditrici in termini di creazione di crescita economica e di nuovi posti di lavoro:

  • Negli Stati Uniti le Women Presidents’ Organisations (WPO) hanno divulgato i dati più recenti relativi alle 50 imprese detenute/amministrate da donne in più rapida crescita nell’America del Nord. Le prime 50 imprese hanno generato nel 2010 entrate pari a 4,1 miliardi di USD e nello stesso anno hanno complessivamente dato lavoro a 24.650 dipendenti.

  • Il governo britannico nella sua relazione WES (la rete europea per la promozione dell’imprenditorialità femminile) del 2008 indica che le donne sono il più grande gruppo sotto-rappresentato in termini di partecipazione alle imprese. Solo il 15% delle 4,7 milioni di imprese britanniche è guidato a maggioranza da donne e se le donne avviassero attività nella stessa misura degli uomini, ogni anno nel Regno Unito verrebbero lanciate 150 000 nuove imprese in più. Se il Regno Unito raggiungesse il livello degli Stati Uniti in termini di imprenditorialità femminile, ci sarebbero 900.000 imprese in più.

  • In Svezia nel 2008 oltre 131 000 imprese – con più di 35 miliardi di euro di fatturato totale e circa 358 000 dipendenti per i quali vengono versati oltre 6 miliardi di euro in stipendi – erano gestite da donne.

È possibile seguire gli sviluppi dell’iniziativa sul sito ufficiale (solo in lingua inglese):



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