Ammortizzatori sociali: le novità del Jobs Act

Quali sono le novità sugli ammortizzatori sociali apportate dal Jobs Act.

Tra i decreti attuativi del Jobs act, la riforma del lavoro varata dal governo Renzi, trova prioritario spazio il decreto legislativo recante disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro. Vediamo insieme quali sono le principali novità che sono apportate da tale decreto attuativo, e quale sarà l’impatto sulla normativa degli ammortizzatori sociali, con particolare riferimento all’inclusione dei lavoratori, alla semplificazione e alla razionalizzazione delle attività e delle procedure.


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mage by Racorn

Andiamo con ordine.

Inclusione di lavoratori e imprese

Iniziamo con il ricordare come il decreto renda strutturale la NASpI a 24 mesi per sempre. La NASpI, introdotta dal 1 maggio 2015, è un sussidio di disoccupazione che copre circa il 97% di coloro che perdono il lavoro e che, afferma il governo, costituisce uno sviluppo temporale rispetto alla precedente Aspi.

Con l’occasione, il decreto ha posto a regime, rendendoli strutturali, anche altre misure di politica sociale come le misure di conciliazione dei tempi di cura, di vita e di lavoro (tra le quali l’estensione del congedo parentale); l’assegno di disoccupazione (ASDI), che fornisce un reddito sino a sei mesi ai beneficiari di NASpI con figli minori o ultracinquantacinquenni che esauriscono il sussidio senza avere trovato lavoro e hanno un ISEE inferiore a 5.000 euro all’anno; il fondo per le politiche attive del lavoro.

Lo stesso decreto estende inoltre le integrazioni salariali nelle ipotesi di riduzione o di sospensione dell’orario di lavoro a circa 1,4 milioni di lavoratori e 150 mila datori di lavoro che in precedenza erano stati esclusi dalle tutele.

Semplificazione

In aggiunta a quanto sopra, il decreto introduce un unico testo normativo di 47 articoli per la cassa integrazione e per i fondi di solidarietà, abrogando oltre 15 leggi e norme stratificatesi negli ultimi 70 anni, dal 1945 a oggi. Dunque, una semplificazione per le imprese, per i consulenti e per gli investitori, che viene raggiunta anche mediante la garanzia di una maggiore certezza per le imprese: si prevede ad esempio che l’impresa provveda al conguaglio delle integrazioni pagate ai lavoratori o ne richieda il rimborso entro 6 mesi dalla fine del periodo di cassa integrazione.

Le semplificazioni, ricorda ancora il governo, vengono estese sia alle procedure di autorizzazione, sia alle procedure di consultazione sindacale, sia alle procedure di controllo.

Ammortizzatori sociali e razionalizzazione

Un ultimo cenno deve infine essere attribuito all’obiettivo della razionalizzazione delle integrazioni salariali, con revisione della durata massima complessiva: per ciascuna unità produttiva, il trattamento ordinario e quello straordinario di integrazione salariale non possono superare la durata massima complessiva di 24 mesi in un quinquennio mobile. Utilizzando la CIGS per causale contratto di solidarietà tale limite complessivo può essere portato a 36 mesi nel quinquennio mobile, perché la durata dei contratti di solidarietà viene computata nella misura della metà per la parte non eccedente i 24 mesi e per intero per la parte eccedente – chiarisce ancora il governo.

Il decreto prevede inoltre un meccanismo di responsabilizzazione delle imprese mediante aliquote del contributo d’uso, con aliquota addizionale del 9% della retribuzione persa per i periodi di cassa (cumulando CIGO, CIGS e contratti di solidarietà) sino a un anno di utilizzo nel quinquennio mobile; del 12% sino a due anni e del 15% sino a tre. A fronte di questo incremento progressivo del contributo addizionale, viene introdotta per la CIGO una riduzione generalizzata del 10% sul contributo ordinario pagato su ogni lavoratore (la CIGS è strutturalmente a carico della fiscalità generale).



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