Ammalarsi sul posto di lavoro, sentenza dispone no al licenziamento

La Corte di Cassazione ha stabilito, nella sentenza numero 7946 del 7 aprile scorso, come deve essere regolato il licenziamento non può essere oggetto di licenziamento da parte del datore di lavoro qualora la sua malattia sia stata causata dalla nocività inerente le mansioni o l’ambiente di lavoro nel quale si svolge la prestazione.

In caso di malattia derivante dall’ambiente nel quale si svolge la mansione lavorativa. Il lavoratore che abbia superato il periodo di comporto (periodo nel quale il lavoratore risulta assente per “fatti inerenti la sua persona”, quale malattia, gravidanza, infortunio..etc).

La sentenza della Corte di Cassazione, quindi, motiva l’impossibilità del licenziamento in quanto l’eventuale malattia del lavoratore è da additare, qualora sia causata sul posto di lavoro, dalla non ottemperanza dell’obbligo di sicurezza (ex articolo 2087 del Codice Civile), da parte dello stesso datore di lavoro. Il periodo di “comporto”, quindi, può essere tranquillamente superato dal lavoratore in questi casi senza correre il rischio di vedersi licenziati senza alcuna motivazione.

La sentenza và nella direzione giusta per i lavoratori e intende, inoltre, lanciare un monito ai datori  affinchè la sicurezza sul lavoro, oltre ad essere un obbligo di legge, rappresenti anche una forma di “tutela” per la stessa azienda.

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