Meno ore in aula e più laboratori: l’alternanza scuola-lavoro non piace ai sindacati

L'Anief guarda con sospetto all'alternanza scuola-lavoro prevista dalla Buona Scuola. Nel "mirino" la contrazione delle ore destinate all'insegnamento tradizionale e non solo

Di alternanza scuola-lavoro si parla da tempo. L’idea di cementare un rapporto tra gli studenti e il mercato dell’occupazione sembrava convincere tutti. Ma così non è perché molti punti restano ancora da chiarire. E a sollevarli è stato il sindacato Anief che guarda con sospetto ai contenuti della legge delega sulla “Revisione dei percorsi di istruzione professionale e attuazione dell’alternanza scuola lavoro”.


E già perché se si vuole che i nostri studenti inizino a muovere i primi passi nel mondo del lavoro, occorre che venga ristrutturata l’intera offerta formativa. Con l’inevitabile conseguenza che le ore destinate alla didattica tradizionale (quelle che, per intenderci, si trascorrono in classe) subiscano una contrazione, mentre quelle da dedicare ai laboratori vengano incrementate. Un’ipotesi che non piace al sindacato Anief secondo il quale “ritoccare al ribasso” il monte ore dell’insegnamento tradizionale non è una buona idea. Ma non solo: l’Associazione sindacale professionale solleva questioni anche sul piano della sicurezza e chiede che la nuova figura dello studente-lavoratore venga regolamentata con un apposito statuto.  

“Premesso che le ore settimanali di insegnamento debbono tornare quelle pre-Gelmini – ha dichiarato il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico l’alternanza scuola lavoro prevista dalla Buona Scuola non è ancora normata, ad iniziare dal piano sulla sicurezza. Il paradosso è che, pur senza il decreto specifico contenente le regole organizzative e gli enti accrediti presso la Camera di Commercio, da settembre le scuole superiori, licei compresi, sono state comunque chiamate a pianificare le attività in azienda. Viene poi da chiedersi come si fa a programmare gli stage – ha continuato Pacifico – se il nuovo Piano dell’offerta formativa sarà pronto solo a gennaio. Gli studenti hanno tutte le loro buone ragioni per protestare in piazza”.

 

 



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