Alternanza scuola-lavoro: tra dubbi e buoni propositi

Il Miur vede rosa e vaticina il coinvolgimento di 500 mila ragazzi all'anno. Meno entusiasti gli industriali che chiedono sgravi fiscali che il governo non vuole concedere

Un documento di quasi 100 pagine accompagnato da una lettera vergata dal ministro dell’Istruzione in persona. E’ quanto ha recentemente recapitato il Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) ai dirigenti scolastici e agli insegnanti degli istituti superiori italiani che potranno, da oggi, dedicarsi alla lettura della “Guida operativa per la scuola”. Di cosa si tratta? Di una sorta di manuale che i tecnici del dicastero di viale Trastevere hanno messo a punto per favorire l’avvio di percorsi di alternanza scuola-lavoro. Ovvero per fornire al personale della scuola gli strumenti utili a favorire l’incontro degli studenti con il mercato occupazionale.


La chiacchierata riforma della scuola targata Stefania Giannini prevede, infatti (tra le altre cose), l’avvio di percorsi che coinvolgeranno gli studenti negli ultimi tre anni della loro formazione scolastica. Più nel dettaglio: per gli istituti tecnici e professionali, sono previste 400 ore di alternanza, mentre per i licei le ore saranno 200. E le stime diffuse dal ministero scomodano numeri importanti: l’investimento annuale di 100 milioni di euro dovrebbe, infatti, dare corpo a progetti che coinvolgeranno 500 mila ragazzi. Che potranno, se lo vorranno, svolgere le loro nuove “mansioni” in periodi extrascolastici e all’estero. L’idea, rimarcata nella lettera del ministro Giannini, è insomma quella di coniugare il sapere con il saper fare, così da favorire la formazione delle future classi dirigenti e produttive italiane. I ragazzi potranno svolgere i loro percorsi di alternanza all’interno di imprese, ma anche di enti pubblici e istituti culturali, stabilendo un contatto con quello che potrebbe essere, un giorno, il loro posto di lavoro. Tutto bene, dunque. Non proprio perché i dubbi sulla buona riuscita dell’iniziativa non mancano e a sollevarli sono stati soprattutto gli industriali. Che suggeriscono, per esempio, di avviare corsi sulla sicurezza già nelle scuole e di puntare più sulla pratica che sulla teoria. Senza trascurare il fatto che – come ha messo in evidenza il vicepresidente di Confindustria, Ivan Lo Bello – il percorso dovrebbe prevedere sgravi fiscali per le imprese che verranno coinvolte. Ma dal ministro Giannini è arrivato, per il momento, un fermo no: “Lo strumento della decontribuzione non è previsto dalla ‘Buona scuola'”, ha tagliato corto.



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