Alternanza scuola e lavoro: una formula europea ora recepita anche in Italia

L’età media d’ingresso al lavoro in Italia è di oltre venticinque anni. Il periodo di passaggio dai banchi di scuola al lavoro è il più lungo rispetto a gran parte dei Paesi Ocse. I giovani hanno grandi difficoltà a entrare nel sistema produttivo. Nella fascia 20-35 anni di età, oltre la metà svolge un lavoro che non ha attinenza con la formazione ricevuta. L’Eurydice (la rete europea per l’informazione sull’educazione) chiarisce meglio quello che accade nella dinamica scuola-lavoro negli altri paesi d’Europa. Per comprendere bene le affinità dei meccanismi adottati va chiarito che in Europa l’alternanza scuola-lavoro non è una novità al contrario di ciò che invece accade nel nostro Paese.


In Francia l’alternanza si realizza nella possibilità di ottenere diplomi attraverso contratti di apprendistato. Un periodo nel quale l’apprendista riceve regolare stipendio per il lavoro svolto. Si tratta di un contratto di lavoro particolare che comprende una formazione pratica fornita in azienda e un insegnamento di tipo teorico offerto dai “Centri di formazione apprendisti”. Per iscriversi all’apprendistato basta aver assolto l’obbligo scolastico cioè avere tra i sedici e i venticinque anni.

Il sistema tedesco presenta il modello che più si avvicina a quello proposto in Italia. Il quale comprende sia l’alternanza formativa sia l’apprendistato. L’alternanza formativa è garantita dalla Fachoberschule, scuola professionale a tempo pieno, che offre preparazione pratica e teorica. Vi si accede a partire dai quindici anni di età, dopo il diploma d’istruzione secondaria inferiore. La durata è di due anni. L’alternanza lavorativa è offerta dal sistema d’istruzione duale, che si svolge a scuola e in azienda. Un percorso costituito per una vasta preparazione di base e specifiche competenze tecniche. Il percorso scelto dai due terzi dei giovani e i corsi possono essere di durata biennale o triennale.

Nel sistema scolastico spagnolo non esiste un canale esplicito per l’alternanza, ma la Formazione specifica di grado intermedio offre, al termine dell’istruzione obbligatoria, corsi formativi che prevedono periodi di formazione sul posto di lavoro. Al canale accedono giovani dai sedici ai diciotto anni, la durata è di circa un anno.

Il modello inglese rappresenta un caso a parte. Nell’istruzione secondaria superiore non obbligatoria è lo studente stesso a definire il proprio curriculum, secondo le qualifiche che intende ottenere. L’alternanza formativa è prevista negli ultimi due anni d’istruzione secondaria superiore, dove c’è la possibilità di svolgere periodi lavorativi di due settimane per ogni anno. Nell’istruzione non obbligatoria, invece, si trovano qualifiche professionali che prevedono specificamente lo svolgimento di un’attività lavorativa.

L’Italia è agli ultimi posti, fra i Paesi europei, nella classifica dei giovani che fanno esperienze di alternanza fra scuola e lavoro. S’intravede sempre più la necessità di sperimentare nuove metodologie di formazione, in grado di generare una maggiore integrazione tra teoria e pratica. Sarebbe un passo avanti sviluppare in modo concreto un raccordo efficace tra il sistema formativo e le imprese, al fine di orientare le scelte dei giovani verso i reali bisogni del mercato. Le Camere di commercio italiane in tal senso hanno avviato un grosso contributo per offrire percorsi di alternanza scuola-lavoro. Le iniziative sul territorio sono cresciute costantemente fino a raggiungere ottantasette sportelli provinciali operativi nel 2009.

Attraverso l’attività di queste strutture, supportate anche dalla banca dati di Polaris, Unioncamere ha coinvolto più di 10.000 studenti di 360 scuole superiori tra licei, istituti tecnici e professionali, potendo contare su un bacino di quasi 3.000 imprese disponibili a ospitare gli studenti nello svolgimento di stage aziendali. Confindustria in tal senso ha offerto un consistente contributo alla nascita di questo sistema di alternanza, in cui si prevede che l’azienda si strutturi come ambito formativo, facilitando l’incontro tra i giovani e il lavoro.

Analizzando la diffusione degli stage a livello territoriale, le concentrazioni più elevate si riscontrano in Lombardia con quasi sessantadue mila, pari a circa un quinto del totale; in Veneto con trentaquattro mila, Lazio ed Emilia Romagna entrambi 32 mila, Piemonte e Toscana con 23 mila ciascuno. Tra le Regioni del Sud raggiungono numeri rilevanti solo la Sicilia con 15 mila e la Puglia con 13 mila. Occorre ricordare che molti sono gli studenti tra i quindici e i diciotto anni che escono dalla scuola e dalla formazione professionale senza aver acquisito né il diploma né una qualifica realmente spendibile.

L’alternanza scuola-lavoro affida alle imprese la responsabilità di aprire le porte ai giovani, offrendo opportunità di crescita culturale e di acquisizione di competenze utili per un corretto inserimento nel mercato del lavoro. L’alternanza consente inoltre di ridurre quel divario tra domanda e offerta di lavoro che purtroppo colpisce notevolmente il mondo del lavoro. E’ da ricordare in questo contesto infine il “Progetto Polaris” promosso dalle Camere di commercio.

Il progetto ha realizzato una rete tra le Camere di commercio e le aziende attraverso un portale di sportelli destinati a favorire l’incontro tra domanda e offerta di tirocini formativi, attraverso banche dati che consentono l’inserimento dei curriculum degli studenti e delle offerte di stage da parte delle aziende; offrendo in tal modo strumenti per l’orientamento tra scuole, università e imprese al fine di costituire una piazza virtuale per lo scambio di esperienze ed eventuali suggerimenti fra gli operatori coinvolti nella gestione dei progetti.



 

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