Allarme giovani: 27 milioni a rischio povertà in Europa

Il lavoro latita in Grecia, Spagna e Italia. Molti non votano, ma restano "connessi" sui social media

I giovani europei? Sono altamente istruiti, ma faticano parecchio a trovare un lavoro. E’ questo – in estrema sintesi – il dato più rilevante (e preoccupante) emerso dal secondo Rapporto sui giovani compilato dalla Commissione Europea. Che ha cercato di analizzare nel dettaglio i “guasti” di un segmento di popolazione che dovrebbe trainare l’economia continentale, ma non ci riesce.


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Immigrati e diplomati nel “mirino”

Secondo lo studio, ben l’82% dei giovani europei di età compresa tra i 20 e i 24 anni ha completato il proprio ciclo di studi e sarebbe dunque pronto a proporsi al mondo del lavoro. Eppure solo una piccola parte riesce a centrare l’obiettivo. Di più: 8,7 milioni di 18-29enni risultano disoccupati e 13,7 milioni hanno smesso di studiare e di cercare un impiego andando a ingrossare le fila dei cosiddetti “Neet“. Numeri che non fanno ben sperare e che, infatti, hanno spinto gli estensori del Rapporto a prefigurare scenari grigi per i giovani dell’Ue, 27 milioni dei quali (su un totale di 90 milioni) sarebbero a rischio povertà o esclusione sociale. E se le cose vanno in generale male, nel dettaglio possono andare anche peggio. Per esempio, per i figli di immigrati il cui tasso di disoccupazione supera del 50% quello dei coetanei “autoctoni”. O per i diplomati, che faticano più dei laureati a trovare un posto di lavoro. 

Votano poco, ma sono attivi sui social

A livello geografico, sono i giovani greci (tra i 15 e i 24 anni) a passarsela peggio di tutti, con un tasso di disoccupazione che svetta al 52,4%. Ma non va molto meglio in Spagna dove il 52,2% dei giovani è senza lavoro né in Italia dove il tasso di disoccupazione giovanile ha, ormai da tempo, superato la soglia del 40%. Tutt’altro andazzo, invece, in Paesi come la Germania, la Norvegia e l’Islanda dove i giovani che non riescono a inserirsi nel mercato del lavoro rappresentano poco più (o poco meno) del 10% del totale. E tanta incertezza si traduce anche in uno stile di vita particolarmente “castigato”, che non concede spazio alle attività ricreative o artistiche. I giovani europei che lavorano sono, infatti, quasi sempre assunti con contratti a tempo determinato o part-time e non possono regalarsi troppi svaghi. Per non parlare del clima di sfiducia diffusa, che ha contribuito ad allontanare i giovani dalla politica old style: molti di loro non votano e non credono nelle istituzioni. Ma non per questo si disinteressano a ciò che avviene intorno a loro, anzi: molti scelgono di partecipare alla vita pubblica dai social media o decidono di mettersi al servizio degli altri come volontari“Seppure più istruiti, più informati e più connessi dei loro genitori – ha dichiarato il commissario europeo per l’Istruzione, Tibor Navracsics – quasi un terzo dei giovani in Europa è a rischio povertà o di esclusione sociale. Non possiamo permetterci di lasciarli dietro, dobbiamo lavorare per fare in modo che ogni giovane trovi il proprio posto nella società e ci aiuti a costruire un’Europa aperta e tollerante”. 




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