Alitalia, a rischio 2.500 lavoratori. Stretta anche sui manager

Il caso Alitalia continua a far discutere, si parla ache di taglio del personale. Secondo le ultime stime dovrebbero oscillare entro i 1.000 ai 2.500 esuberi e spetterà agli azionisti calibrare il numero. A questi vanno aggiunti almeno 2.000-2.500 contratti a termine che a breve potrebbero essere bloccati. 


Il nuovo piano di ristrutturazione della compagnia, denominato “stand alone” sarà pronto verso la fine della prossima settimana. Gabriele Del Torchio, amministratore delegato Alitalia, con il contributo degli esperti di ‘Boston Consultingnon’ annuncia che non ci saranno sconti per nessuno, tutto il personale, dai piloti ai manager saranno chiamati a compiere enormi sacrifici.

La cura per rimettere in sesto la compagnia è molto pesante, e gli interventi che dovranno essere compiuti saranno molto lunghi. Successivamente subentrerà la fase dei contributi di Poste e dell’alleato estero.

Le cifre annunciate in questi giorni sono ovviamente simboliche, ma il 16 novembre sindacati e governo saranno chiamati per mettere un punto sulla serie di ammortizzatori sociali che serviranno per evitare un collasso.

Punto focale del piano di ristrutturazione sarà il taglio dei costi, a cominciare da quelli del personale. Boston consulting cita per fare un esempio i piloti della British, che costano alla compagnia un 20% in meno rispetto a quelli di Alitalia, ancora meno costosa è la gestione delle altre low cost. Non solo tagli al personale dunque, anche la struttura centrale di Alitalia subirà grosse perdite. Obiettivo primario per scongiurare migliaia di posti di lavoro sarà quello di focalizzare l’attenzione alla incidenza reale sui costi, sottovalutando l’impatto sul bilancio.

Altra priorità della riorganizzazione sarà data alle nuove rotte, con una maggiore attenzione verso quelle intercontinentali e internazionali, prevedendo una nuova configurazione degli aerei. Secondo gli analisti di Boston, su molte tratte gli utili arrivano prevalentemente dalla classe economy, mentre business e classica sono praticamente quasi sempre in perdita. Come il caso della tratta Roma-Parigi che proprio a causa di un numero di frequenze eccessive, gli aerei volano mezzi vuoti.



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