Al via il primo contratto collettivo nazionale per dipendenti di studi legali

Toghe in tribunaleImportanti notizie per tutti i dipendenti degli studi legali, è infatti stato varato il primo contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti e per i collaboratori degli studi legali attuali o “potenziali”: contratto che mira ad essere un punto di riferimento per tutto il settore. Tra gli obiettivi primari, c’è quello  di contrastare in maniera più efficace il precariato di settore e, quando presenti, anche i rapporti in nero.

Il nuovo contratto nazionale, il primo di questa tipologia, è stato sottoscritto dall’Anai (l’Associazione nazionale avvocati italiani) e dalla Cse (Confederazione indipendente sindacato europeo), con alcuni spunti particolarmente interessanti sotto il profilo valutativo: il contratto ha in particolare una durata pari a due anni, e prevede tre livelli di inquadramento – a partire da 1.200 euro lordi al mese. Vengono inoltre previste specifiche disposizioni in tema di orario di lavoro, part-time e job-sharing (cioè, la condivisione fra più studi professionali del monte ore complessivo del singolo contratto).

I passi in avanti rispetto alla precedente normativa sono notevoli, e i diretti firmatari non mancano di sostenere la loro soddisfazione per i risultati raggiunti. In precedenza, infatti, ai dipendenti e ai collaboratori degli studi legali trovava principale applicazione il contratto collettivo nazionale del commercio, che evidentemente mal si prestava (o non lo faceva pienamente) alle esigenze dei dipendenti degli studi professionali.

In ogni caso, la stipula dell’accordo che ha sancito la nascita del nuovo contratto è solo il primo passo verso una maggiore disciplina del comparto. L’Anai e il Cse hanno infatti già previsto l’istituzione di un gruppo di lavoro composto da esperti, al fine di poter studiare e verificare all’interno del settore il fenomeno delle collaborazioni coordinate e continuative, dei rapporti di apprendistato, di quelli di alta formazione e di ricerca. I risultati serviranno a definire le linee guida per il riconoscimento di un compenso “equo” e per la tutela di un welfare contrattuale.

Al gruppo di lavoro – riportava un focus curato dal quotidiano La Repubblica – verrà inoltre assegnato il compito di verificare il fenomeno del tasso di disoccupazione giovanile in alcune aree geografiche del Paese. “L’Anai e il Cse costituiranno, poi, un Ente bilaterale che si occuperà di produrre una serie di ricerche con lo scopo di ottimizzare l’organizzazione degli studi professionali, istituire un’assistenza sanitaria complementare per i collaboratori e i dipendenti degli studi legali e, infine, creare un fondo di previdenza complementare riservato a questi ultimi” – riportava ancora il quotidiano, per poi concludere con una dichiarazione di Maurizio de Tilla, presidente dell’Anai, secondo cui l’obiettivo di tali iniziative “è di esaminare i problemi della categoria, trovando delle soluzioni anche con l’aiuto del ministero del Lavoro”.

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