Aiutare i colleghi al lavoro, non è sempre un bene

Non c'è nulla di più nobile che prestare soccorso a un collega in difficoltà. Ma attenzione: a volte potrebbe rivelarsi un errore. Scopriamo perché

Di motti e slogan che incitano alla lealtà e alla collaborazione, le aziende più innovative sono piene. Ogni dirigente sufficientemente aggiornato e lungimirante sa, infatti, che il successo della sua impresa è strettamente connesso alla fortuna di poter contare su un gruppo di lavoro coeso, affiatato e produttivo.

Ma attenzione: ogni norma contempla le sue eccezioni e anche nel caso della collaborazione, le cose vanno indagate con più attenzione. Per scoprire che, ad esempio, aiutare i colleghi in difficoltà non è sempre un bene. Non ci credete? A sostegno dell’inattesa tesi, vi proponiamo i risultati di un recente studio scientifico condotto da alcuni ricercatori internazionali, che invitano i lavoratori a dosare con cura la loro inclinazione a dare una mano ai vicini di scrivania. Specie in alcune fasi della giornata.

 

Aiutare la mattina può essere un problema

Lo studio, pubblicato qualche mese fa dalla rivista “Personnel Psycology”, ha sostanzialmente rilevato che aiutare i colleghi in difficoltà al mattino può diventare un problema. Perché? Perché, stando a quanto appurato dai ricercatori, le nostre risorse mentali rischiano di essere messe a dura prova e di esaurirsi prima del previsto. In pratica, secondo gli esperti, iniziare la giornata lavorativa dando una mano al collega entrato in tilt ci svuoterebbe delle nostre energie migliori, facendoci perdere il controllo delle nostre capacità. Ma come sono arrivati a queste conclusioni? Lo studio ha preso le mosse da due questionari somministrati (per un periodo di tempo di 10 giorni) a un campione rappresentativo di 91 lavoratori che hanno risposto a domande tese a sondare (tra l’altro) la loro propensione ad aiutare gli altri.

Cosa ne è venuto fuori? Che i soggetti abituati a dare una mano ai colleghi in difficoltà di mattina sono meno disposti a farlo, man mano che le ore passano. E che il presunto “esaurimento” delle loro energie migliori (spese appunto per prestare soccorso a chi lanciato loro un SOS, appena entrati in ufficio) li porta a farsi sempre più egoisti e a palesare un atteggiamento che, nel corso della giornata, può rivelarsi nocivo per l’intera squadra di lavoro. In pratica: l’aiuto fornito, di prima mattina, al collega in difficoltà svilupperebbe una sorta di inconscia autodifesa che porterebbe il lavoratore a pensare, in seguito, solo a se stesso. E a badare unicamente a quello che deve fare, senza coordinarsi con gli altri.

I più ansiosi rischiano di diventare più egoisti

Di più: uno dei questionari somministrati ai lavoratori “esaminati” dagli specialisti proponeva domande riguardanti la preoccupazione di non essere all’altezza delle loro responsabilità. I risultati della ricerca hanno rilevato che i soggetti con personalità di tipo A (quelli che pensano primariamente alla stabilità e alla sicurezza e cercano in ogni modo di evitare perdite e insuccessi) tendevano ad entrare in iperventilazione. Tradendo un forte stato di ansietà e di agitazione. Secondo i ricercatori, sarebbero proprio questi soggetti i più inclini a sviluppare un atteggiamento di graduale chiusura nei confronti dei colleghi, dopo che hanno dato loro una mano. Perché il timore di non riuscire a onorare gli impegni presi con i superiori e di non portare a termine gli incarichi assegnati entro i termini stabiliti, li porterebbe a diventare inaspettatamente egoisti.

Cerchiamo di essere chiari: il consiglio resta sempre quello di investire sulla collaborazione e sul “mutuo soccorso” tra colleghi (le strategie di team building messe in pratica da molte aziende per favorire l’affiatamento delle risorse interne hanno prodotto risultati importanti), ma senza trascurare l’insidia che può celarsi dietro la disponibilità incondizionata ad aiutare gli altri. Ciò che lo studio sembra suggerire è che risulta più prudente (e, in definitiva, più proficuo per tutti) pensare prima alla qualità della propria prestazione professionale e dopo a quella degli altri. Impegniamoci innanzitutto a svolgere bene il nostro lavoro e dedichiamoci poi ai colleghi che ci chiedono consigli o supporto di vario genere. Invertire l’ordine delle cose potrebbe causare problemi e, a lungo andare, compromettere la qualità dei rapporti all’interno del gruppo di lavoro. Non si tratta di girare le spalle a chi ci chiede aiuto, ma di posticipare di qualche ora il nostro intervento. In modo da poter affrontare, in maniera più serena, la situazione di difficoltà segnalata dal nostro collega. A beneficiarne saremo entrambi e, a capitalizzare il risultato, l’intera azienda.



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