Agricoltori in rivolta: dalla Sicilia alla Grecia, è crisi profonda

I coltivatori siciliani chiedono lo stato di crisi di mercato mentre i colleghi greci bloccano le strade per protestare contro l'aumento delle tasse

C’è un filo rosso che unisce, in questi giorni, la Sicilia alla Grecia. Il comparto dell’agricoltura, che in entrambi i territori dovrebbe giocare un ruolo di focale importanza per lo sviluppo economico, versa, infatti, in pessime acque e costringe gli “addetti ai lavori” a correre, in qualche modo, ai ripari. Gli agricoltori sono in rivolta tanto in Sicilia – una grande manifestazione si è svolta lo scorso 13 febbraio al mercato ortofrutticolo di Vittoria (in provincia di Ragusa) – quanto in Grecia dove il malcontento si è fatto sentire soprattutto nelle regioni settentrionali e nel Peloponneso.


agricoltori

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Partiamo da casa nostra: gli agricoltori siciliani denunciano da tempo una situazione ritenuta insostenibile. Che ha spinto il presidente della Confagricoltura di Ragusa a invocare, nel corso della manifestazione che si è svolta lo scorso sabato a Vittoria, lo stato di crisi di mercato. Per ottenerlo, occorrerà dimostrare che, come sostengono i lavoratori delle campagne siciliane, i costi di vendita sono ormai da tempo inferiori a quelli di produzione. Ovvero che ciò che ricavano dalla vendita dei loro prodotti non serve neanche a coprire le spese sostenute per coltivare e curare i campi. Se lo stato di crisi venisse riconosciuto, gli agricoltori potrebbero ottenere la sospensione del pagamento degli oneri contributivi e fiscali e riprendere così un po’ di ossigeno. La richiesta verrà verosimilmente formalizzata nel corso dell’incontro che si svolgerà, nei prossimi giorni a Palermo, alla presenza del ministro Maurizio Martina. A cui verrà altresì chiesto di istituire un tavolo ministeriale per far fronte a tutte le emergenze che riguardano l’agricoltura isolana. I fattori che la minano nella fondamenta sono molteplici: si va dall’incapacità di “piazzare” i prodotti nei mercati più interessanti del momento alla frammentazione dei produttori che non riescono a convergere su un prezzo unico fino alle difficoltà naturali legate, ad esempio, alle avverse condizioni meteorologiche delle ultime settimane. 

Ma in grande fermento, come già accennato, sono anche gli agricoltori greci che starebbero continuando a pagare il prezzo della recessione. La rivolta, che si protrae già da qualche giorno soprattutto nel Nord e nel Peloponneso, ha causato 68 blocchi stradali in tutto il Paese tra cui quello parziale della maggiore autostrada greca. Il disegno degli agricoltori – che protestano contro l’aumento delle tasse e delle accise che li ha messi in ginocchio – è quella di ostacolare la circolazione dei mezzi che portano i generi alimentari ad Atene, così da conquistare l’attenzione dei media e dei governanti prima che sia troppo tardi. Perché, come hanno dichiarato alcuni agricoltori greci: “Se va avanti così, nel giro di due anni, le nostre terre se le prenderanno le banche e noi diventeremo loro schiavi”. 




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