Adverdose e la nuova frontiera della pubblicità online

Attraverso l'interazione e la condivisione a scegliere lo spot saranno i consumatori: questo è il nuovo servizio offerto dalla nuova piattaforma online Adverdose, creata da tre italiani.

Adverdose è una piattaforma online (sta per arrivare anche in versione mobile), che offre la possibilità alle aziende di indire dei video concorsi per la creazioni di spot pubblicitari per i loro prodotti. Chiunque abbia un’idea per pubblicizzarli, può registrarsi sul sito e caricare il video. Una volta partito il contest, i video caricati saranno votati dagli altri utenti. Il più votato diventerà lo spot online dell’azienda promotrice del concorso, per i votanti ci saranno premi sotto forma di voucher o gadget. L’obiettivo di questa startup è quello di favorire l’interazione e il coinvolgimento tra le aziende e i consumatori finali dei prodotti, ci spiega Paolo La Paglia, uno dei tre fondatori.


Adverdose

L’aiuto del Sirius Programme

Nonostante i creatori di Adverdose siano tutti e tre italiani, per la nascita di questa impresa è stato provvidenziale il Sirius Programme, un progetto dell’UK Trade and Investment, dipartimento del Governo Inglese. Il programma, inaugurato nel 2013, si rivolge a studenti o laureati stranieri, intenzionati a creare un’impresa, e per partecipare alla selezione è necessario inviare un video di presentazione e compilare l’application form.

“Siamo venuti a conoscenza di questo progetto quando abbiamo iniziato a guardarci intorno per reperire i finanziamenti e lanciare Adverdose. Già soltanto dopo aver visto il video di presentazione ben 4 su 8 dei totali acceleratori d’impresa coinvolti nel Sirius si erano resi disponibili ad ospitarci. Quando lo abbiamo saputo, siamo volati a Londra.” Così Paolo ci racconta come un anno fa è cominciata la loro avventura inglese.

Il programma offre una borsa di studio per ciascuno dei fondatori della startup, e l’ospitalità in un acceleratore d’impresa, dove, oltre agli spazi, i ragazzi ricevono l’aiuto per l’elaborazione di un business plan, la possibilità di partecipare a eventi, workshop e le immancabili presentazioni davanti a una platea di investitori. In una di queste ne hanno trovato uno interessato, che ha messo una parte dei finanziamenti necessari per lanciare Adverdose, insieme a quelli frutto di risparmi personali e raccolti tra parenti e amici.

“La grande opportunità offerta da questo programma consiste nell’accesso ai servizi di un acceleratore d’impresa senza l’obbligo di dare qualcosa in cambio (ad esempio le quote della società), oltre a quella di incontrare, conoscere e confrontarsi con altri imprenditori, manager di grandi aziende, business angels, e quindi di crearsi un network”. La logica del progetto è finalizzata all’attrazione oltremanica di giovani talenti. L’unico vincolo imposto ai partecipanti del Sirius Programme è che la startup abbia la sede legale nel Regno Unito. Anche se considerarlo un vincolo sarebbe sbagliato: infatti Paolo ci conferma come l’apertura e lo sviluppo di Adverdose in Inghilterra siano stati molto più semplici e immediati rispetto a quanto sarebbe avvenuto nel nostro paese.

Adverdose, a Londra tutto molto più facile

“Tralasciando gli aspetti burocratici e fiscali, assolutamente non paragonabili, considerato che con 20 sterline e un pomeriggio Adverdose ha visto la luce, i benefici pratici dell’iniziare l’avventura in Inghilterra sono legati, per noi, soprattutto ad alcuni aspetti relativi al tipo di business”. Paolo ci spiega che nel Regno Unito non esiste una regolamentazione particolare per i concorsi a premi e non sono necessarie preventive autorizzazioni, cauzioni o fidejussioni, come avviene invece in Italia, dove in quest’ambito bisogna rispettare le prescrizioni dettate dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Ma secondo Paolo e i suoi soci, il vantaggio più grande che l’Inghilterra offre ai giovani come loro è il diverso approccio mostrato verso le startup da parte dei grandi imprenditori, degli investitori, dei manager. “Tutti quelli che abbiamo incontrato si sono mostrati curiosi e disponibili, quantomeno nell’ascoltarci. Nel nostro paese l’amministratore delegato di una grande società non incontra il giovane neolaureato con aspirazioni imprenditoriali. Qui per noi è stato possibile, grazie al Sirius Programme e alla volontà, mostrata sia dal Governo, sia dalle imprese private, di attrarre talenti e non lasciarli andar via”.

Gloria Lattanzi




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