Addio al 730, per Renzi si può fare. Ecco cosa cambierà

Addio al 730? Secondo il presidente del Consiglio Matteo Renzi si può fare. O meglio, si può migliorare quello attuale, rendendolo per così dire più accessibile. Il premier ha infatti annunciato l’obiettivo di una delle sue prossime azioni di governo: le semplificazioni in materia di dichiarazione dei redditi (730 e Unico) e la possibilità di ricevere a casa una dichiarazione già precompilata, andando quindi a snellire l’iter di comunicazione dei propri redditi, senza passare per la tradizionale intermediazione di un consulente o di un centro di assistenza fiscale. Ma come cambierà la dichiarazione dei redditi?

 

Nessuna abolizione. La prima cosa che occorre chiarire è che, in realtà, non si tratterà di un vero e proprio addio, quanto di un abbandono alle odierne modalità di dichiarazione dei redditi. Il Modello Unico o  il 730 continueranno quindi ad esistere, ma saranno snelliti in termini piuttosto netti andando a sfruttare le banche dati in possesso dello Stato, ed evitando quindi di dover comunicare ogni volta degli elementi informativi che l’amministrazione pubblica potrebbe comunque facilmente desumere.

Modelli precompilati. L’attenzione maggiore è tuttavia spostata non tanto sul Modello Unico, quanto sul 730. Effettivamente – affermano dal think tank di economisti e commercialisti che sta supportando Renzi nello studio di un nuovo approccio alle dichiarazioni dei redditi – non è impossibile arrivare in tempi rapidi alla possibilità di poter inviare un modello precompilato a casa dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, con già impressi tutti i dati noti. Di contro, attenzione a non esagerare con le illusioni: è praticamente impossibile cercare di ipotizzare che ogni contribuente possa ricevere dichiarazioni già complete in ogni loro parte, visto e considerato che esistono spese deducibili e detrazioni di cui lo Stato non può essere a conoscenza (si pensi alle spese mediche, a quelle sulle ristrutturazioni edilizie e a tanto altro, che occorrerà aggiungere manualmente”). Insomma, di rivoluzione probabilmente non si tratterà, ma di una gradita semplificazione certamente si.

Il vero problema. Il problema reale è inoltre un altro, come evidenziato da Alessandro Cotto, amministratore delegato del Centro studi Eutekne, sulle pagine del settimanale Panorama. “Spesso il problema vero non è compilare un rigo della dichiarazione dei redditi, ma sapere esattamente cosa ciò implica da un punto vista legale e legislativo. Non esagero se dico che spesso per barrare correttamente una casella, bisogna aver letto 60-70 circolari dell’amministrazione fiscale” – ha dichiarato Cotto – “Sull’argomento c’è stato un decreto, una proroga, e poi circolari dell’Agenzia delle Entrate e a seguire ulteriori chiarimenti in merito. Insomma, una mole di leggi e regolamenti davvero impressionante”.

Insomma, contrariamente a quanto superficialmente affermato da alcuni, non è affatto scontato che una simile semplificazione possa condurre i commercialisti a perdere quote di lavoro quanto, piuttosto, a concentrare il loro tempo su una maggiore e più specifica consulenza.

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