Abusivismo: un business da 21 miliardi di euro

Gli affari più redditizi li fanno gli abusivi della ristorazione e i venditori di carburante e vestiti

C’è chi lavora regolarmente e chi non lo fa. Ovvero chi avvia un’attività che riesce a sfuggire alla “morsa” del Fisco. Del fenomeno dell’abusivismo – tanto nel commercio quanto nel turismo – si è recentemente occupato Confesercenti, che ha commissionato una ricerca alla Ref per comprendere quali siano le sue reali dimensioni. L’indagine ha rilevato che l’abusivismo smuove, in Italia, un giro di affari che sfiora i 21,4 miliardi di euro, che rappresentano in pratica il 13,8% del fatturato dei due comparti presi in esame.


abusivismo

image by Sam72

E non si pensi che gli “abusivi” arrechino un danno solo a chi lavora regolarmente. La mancata denuncia delle loro attività causa, infatti, un mancato gettito di 11.183 miliardi di euro. E rende, di conseguenza, il Fisco più pesante per chi opera nella legalità. Stando all’indagine, i comparti più colpiti sono quello dei bar e della ristorazione, quello della vendita al dettaglio dei carburanti e quello della vendita al dettaglio di capi di abbigliamento e calzature. Qualche cifra? Gli abusivi che si occupano di ristorazione e quelli che vendono illegalmente il carburante riescono a “rastrellare” (nel totale) 4.500 miliardi di euro. E anche il giro d’affari dei venditori irregolari di vestiti e scarpe – pari a 3.200 miliardi di euro – risulta particolarmente importante. Dare una stima esatta di quanti operino fuori dai confini della legalità, è praticamente impossibile. Ma grazie all’incrocio dei dati forniti da più istituti (tra cui le Camere di Commercio e l’Inps), Confesercenti è arrivata a dedurre che, nel nostro Paese, gli esercenti irregolari sono almeno 100 mila e che la maggior parte di loro (l’83%) è di nazionalità straniera.




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