5 segnali per riconoscere il candidato “tirapacchi”

Chi non fa domande, conosce a stento il nome dell'azienda e tradisce un'insofferenza cronica non parte col piede giusto. Andate fino in fondo e verificate se la prima impressione è corretta

Quella di tirare i pacchi è una vera e propria attitudine, una capacità (innata o maturata e perfezionata col tempo) che distingue le persone inaffidabili dalle altre. Di cosa si tratta? Della sistematica tendenza a non mantenere le promesse fatte o a disdire, all’ultimo momento, gli impegni presi con amici, parenti, conoscenti o collaboratori.


Non è faccenda di poco conto perché avere a che fare con un “tirapacchi” incallito al lavoro può rappresentare un vero e proprio problema. Si pensi ad un fornitore che dimentica di consegnare la merce o ad un consulente finanziario a cui passa di mente di formalizzare la richiesta per un prestito importante. Essere inaffidabile è una specificità che – presto o tardi – creerà problemi a chi ne è “affetto” ed a chi lavora a stretto gomito con lui. Ecco perché è prudente stanare per tempo i “tirapacchi”, riconoscendoli (se possibile) dal primo incontro. Ovvero dal colloquio di lavoro che può far capire tanto ad un selezionatore sufficientemente attento.

5 segnali che rivelano il candidato tirapacchi

A nessuno piace perdere tempo. Meno che mai ai reclutatori che devono destreggiarsi tra curricula di ogni genere e riconoscere i candidati più validi e promettenti. Sia ben chiaro: a tutti capita di sbagliare (alzi la mano chi non ha mai preso una cantonata?), ma i margini di errore concessi ai selezionatori che devono affrettarsi a trovare la risorsa migliore da inserire in azienda sono davvero ridotti. Per questo, abbiamo pensato di fornire loro un piccolo aiuto, mettendoli in guardia da quei candidati che tradiscono un basso tasso di interesse ed affidabilità. Perché: se il buongiorno si vede dal mattino, il “tirapacchi” si riconosce a chilometri di distanza. Specie se manda questi segnali inequivocabili:

1. Conosce a stento l’azienda e non sa cosa dovrebbe fare

Di fronte a voi si è seduto un candidato dalla mise impeccabile, che sfodera un sorriso smagliante e si muove con garbo? Bene, le premesse sembrano essere buone, ma quando scoprite che conosce appena il nome dell’azienda e fatica ad individuare il settore in cui opera, un campanello d’allarme suona nella vostra mente. Non trascuratelo. Il minimo che ci si aspetti da una persona che ambisce ad ottenere un impiego è che si documenti sul posto in cui dovrebbe lavorare e prenda informazioni sul ruolo che dovrebbe ricoprire. Se non altro perché così potrà raccontare al selezionatore di considerarsi la risorsa ideale da arruolare. Nessuno pretende che il candidato conosca le ultime strategie di marketing adottate dall’azienda, ma che abbia un’idea di quello che fa e di come lo fa. Chi stenta ed arranca troppo ha probabilmente scarso interesse per il lavoro offerto. C’è odore di “tirapacchi”, fate attenzione.

2. Si informa subito sulla paga e sui benefit

Cerchiamo di essere chiari: prendere informazioni sullo stipendio non è un peccato. Anzi, ad un certo punto del colloquio di lavoro (se tutto è andato bene), è legittimo che il candidato si informi sulla paga. Ma se l’aspirante lavoratore ha da poco iniziato a parlare (senza, tra l’altro, convincervi troppo) e comincia a martellarvi con domande che riguardano lo stipendio, le ferie e gli eventuali benefit, allora è segnale che è più interessato all’aspetto retributivo che a quello professionale. Ma non siate troppo tranchant: il candidato potrebbe trovarsi in una situazione di difficoltà economica e, per questo, potrebbe considerare dirimente scegliere l’offerta più remunerativa. Le cose meritano senz’altro di essere sondate con più attenzione, ma non fatevi troppe illusioni: è probabile che vi troviate al cospetto dell’ennesimo “tirapacchi”. Per lo più avido.

3. Parla male dei suoi precedenti datori di lavoro

Arriva quasi sempre un punto, nel corso del colloquio di lavoro, in cui il selezionatore cerca di ottenere maggiori informazioni sull’esperienza pregressa e fa specifiche domande sui precedenti datori di lavoro. Lo fa per capire se il candidato è un tipo composto e riservato (nel tal caso, anche se ha avuto forti contrasti con il suo ex capo, tenderà a glissare) o se è un tipo eccessivamente diretto e loquace. Che non fa fatica a parlare male dell’ultimo superiore che lo ha licenziato. Mettiamola così: non avere peli sulla lingua può essere un bene (la genuinità e la sincerità sono caratteristiche che, anche al lavoro, hanno un loro valore), ma sproloquiare su una persona che non può difendersi né addurre le sue motivazioni è quanto meno inelegante. Quasi sicuramente avete a che fare con un potenziale “tirapacchi”, che non faticherà a voltarvi le spalle alla prima incomprensione o alla prima divergenza. Per poi parlare male di voi al prossimo colloquio di lavoro. Mettetevi al riparo.

4. Non mostra particolare entusiasmo

Pretendere che tutti i candidati che passerete in rassegna tradiscano un entusiasmo incontenibile per quello che dovrebbero venire a fare in azienda è impensabile. Ma se avete appena stretto la mano ad un candidato dal volto imbronciato (che sembra contare i minuti che lo separano dall’uscita dalla vostra stanza), iniziate ad aizzare le antenne. Dovrete scoprire se avete a che fare con un tipo introverso, impacciato ed eccessivamente composto (nel tal caso, valutate se sono le caratteristiche che cercate nella risorsa che dovrebbe mettere piede in azienda) o se state intervistando una persona svogliata ed insofferente per natura. Potreste trovarvi di fronte ad un autentico “tirapacchi”, che si è lasciato trasportare dagli eventi che lo hanno casualmente condotto al colloquio di lavoro. Ma che, a conti fatti, non ha alcun robusto interesse ad ottenere il posto. La svogliatezza che avete letto sul suo volto potrebbe essere rivelatrice: andate fino in fondo e tentate di capire come stanno realmente le cose. Arruolare un candidato “spento” e demotivato è la mossa peggiore che possiate fare. Ma questo lo sapete già.

5. Non fa alcuna domanda

La maggior parte delle persone è convinta che, durante il colloquio di lavoro, il candidato debba limitarsi a rispondere alle domande del selezionatore. Non è così. Chi è veramente interessato alla posizione non esita (solitamente) a prendere maggiori informazioni sull’ambiente di lavoro e sulle dinamiche o prospettive professionali. Tra le domande più apprezzate dai selezionatori (che capiscono il reale interesse del candidato) ci sono quelle che riguardano le possibilità di crescita, le caratteristiche necessarie per ricoprire il ruolo offerto, le eventuali riserve sulla propria candidatura. Non fatevi prendere per il naso: chi si limita a rispondere (più o meno convintamente) alle vostre domande e, a conclusione dell’intervista, vi saluta e se ne va, ha presumibilmente altri progetti. Diffidate da chi si congeda senza farvi alcuna domanda: o è poco interessato al lavoro che gli offrite o è un “tirapacchi” che sa di non potersi assumere impegni. In ogni caso, meglio prendere le dovute precauzioni.

Giudicare dall’apparenza è sbagliato: alcune persone sono poco entusiaste per natura e hanno bisogno di un po’ di tempo per scaldarsi. Non siate troppo precipitosi nei giudizi, concedete a chi vi sta di fronte il beneficio del dubbio e fate con calma le vostre valutazioni. Scambiare un timido per un “tirapacchi” sarebbe un’ingiustizia. La serietà e la professionalità che mettete nel vostro lavoro vi impongono di indagare con scrupolo per evitare di “prendere lucciole per lanterne”. O se preferite: di scambiare candidati capaci e meritevoli per persone inaffidabili.




CATEGORIES
TAGS
Share This

COMMENTS