3 consigli per lavorare bene col collega che non ti piace

Al lavoro non devi per forza divertirti: se imparerai a collaborare con tutti (anche con chi sopporti a stento), diventerai un professionista apprezzato

Non prendiamoci in giro: la famiglia formato Mulino Bianco non esiste così come non esiste l’ufficio o l’azienda in cui regna sempre l’armonia. O in cui i dipendenti e i dirigenti si scambiano solo sorrisi ed apprezzamenti e amano ritrovarsi davanti ai distributori automatici. La realtà è che, più frequentemente di quanto si possa immaginare, capita di dover lavorare a stretto gomito con chi proprio non ci piace. E di dover trascorrere con lui (o con lei) lunghe e faticosissime ore. Come uscirne psicologicamente indenni? Se ti è toccato in sorte di portare avanti un progetto col collega che non sopporti, hai una bella “gatta da pelare”. Ma non drammatizzare e, soprattutto, non scegliere la soluzione più facile. Chiedere al capo di cambiare partner ti metterebbe in cattiva luce: dimostreresti, infatti, di essere infantile e poco professionale. E allora? Meglio attenersi a questi tre semplici consigli.


3 consigli per lavorare bene con chi non ti piace

Nessuno ti chiede di essere ipocrita o di simulare una stima che non nutri, ma semplicemente di valutare il fatto che ti trovi al lavoro e che, di conseguenza, devi tenere una certa condotta. Senza considerare che potresti ricrederti strada facendo, scovando nel collega che reputavi molesto un valido e prezioso collaboratore. Per iniziare e proseguire col piede giusto, ti suggeriamo di non chiuderti a riccio e di esaminare, con obiettività, la situazione. Nello specifico:

1. Sii disposto a negoziare ed a trovare un compromesso

Dovendo lavorare con chi proprio non ti piace, sarai costretto a metterti in discussione. Perché? Perché se il collega con cui devi portare a termine il progetto assegnato non rientra nelle tue preferenze, quasi sicuramente tu non rientrerai nelle sue (le antipatie sono, quasi sempre, reciproche). Sei pronto ad affrontare la cosa con maturità? Pronto ad incassare lamentele e considerazioni poco lusinghiere sul tuo conto? Con ogni probabilità, ti sei convinto che la tua impostazione lavorativa sia l’unica che valga la pena adottare, ma la vicinanza del collega molesto ti dimostrerà che non è così. A meno che non ti proponga di agire scorrettamente o in maniera deontologicamente discutibile, dovrai scendere a compromessi con lui e negoziare le condizioni migliori per collaborare proficuamente. Esaminate insieme la situazione, ponetevi sullo stesso piano e stabilite come procedere. Mostrati disponibile all’ascolto e valuta la possibilità che il suo modo di vedere non sia poi così sbagliato. Se gli concederai qualcosa, anche lui dovrà farlo con te e il risultato finale sarà la somma del contributo di entrambi. Confrontatevi lealmente e apertamente, non irrigiditevi nelle vostre posizioni e sforzatevi di venirvi incontro. Ne ricaverete entrambi grandi benefici.

2. Metti da parte le opinioni personali e i pregiudizi

Per quanto possa apparire banale e scontato, devi ricordarti che sei al lavoro e non al bar sotto casa. Cosa vuol dire? Che la possibilità di dividere gli spazi con persone moleste o sgradite esiste eccome. Sta nell’ordine delle cose: l’ufficio (o l’azienda) è un microcosmo popolato da persone di ogni tipo con le quali potrai instaurare rapporti più o meno fortunati. Ma il lavoro è lavoro: non vieni pagato per passare piacevolmente le ore in ufficio, ma per portare a termine gli incarichi che ti vengono assegnati. Anche in condizioni apparentemente sfavorevoli. Incupirsi o innervosirsi sarebbe un errore: metti da parte le opinioni personali (quelle che non hanno una stretta relazione con la sfera lavorativa) e concentrati sul da farsi. Cosa ti importa se il collega con cui devi collaborare è un impenitente pettegolo? Basta evitare di dargli corda e impostare il rapporto su un piano strettamente professionale. Senza considerare che, a volte, si possono prendere delle “cantonate”; non dare credito alle dicerie (potrebbero rivelarsi degli infondati pregiudizi) e valuta le persone per quello che sperimenti direttamente. Ricorda: in ufficio non devi per forza divertirti (per quello, ci sono gli amici da frequentare fuori), ma dare prova della tua professionalità. Con tutti.

3. In casi estremi, chiedi aiuto a chi può dartelo

E se le cose non dovessero comunque funzionare? Se nonostante gli sforzi fatti, non riuscissi a lavorare bene con chi proprio non ti piace? Allora sarà meglio lanciare un segnale d’aiuto a chi ha le competenze ed i titoli per raccoglierlo. Potrebbe capitare, infatti, che l’idiosincrasia renda impossibile (o perlomeno faticoso) lavorare col collega che ti è stato affiancato. Non disperare: si tratta sicuramente di un piccolo fallimento, ma a tutto c’è un rimedio. Forse non sei ancora pronto a confrontarti con chi ha una visione differente dalla tua e non hai raggiunto il grado di maturità che serve per affrontare anche le situazioni più disagevoli. Non fartene una colpa, concediti il giusto tempo e lavora sui tuoi punti deboli. Nel frattempo, affidati a chi può aiutarti: chiedi consiglio a un collega più navigato, all’addetto alle Risorse Umane (che tra i suoi compiti, ha anche quello di oliare gli ingranaggi dei rapporti più problematici) o al tuo diretto responsabile. Saranno loro a indicarti la strada da seguire. L’incitamento (o il suggerimento) della persona giusta ti aiuterà a rimetterti in carreggiata e a non lasciarti vincere dallo sconforto.

Lavorare con chi non ti piace non è una disgrazia; valuta la cosa da un altro punto di vista e rintraccia i benefici che ne puoi trarre. Il confronto con chi pensa o agisce in maniera differente da te può rivelarsi stimolante. E aiutarti concretamente a diventare un professionista flessibile, dinamico e brillante. Quello che tutte le aziende sperano di reclutare e avere per sé. Impegnati a coltivare la tua tolleranza e diventerai una risorsa apprezzata da tutti.

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