25 aprile: sindacati rivendicano chiusura negozi. Scioperi in alcune regioni

Sul piede di guerra le sigle sindacali di Umbria, Toscana ed Emilia Romagna che ricordano: lavorare nei giorni festivi non è un obbligo

Quella di domani, lunedì 25 aprile, si preannuncia una giornata particolare. E non solo per via della ricorrenza della festa della Liberazione celebrata in tutta Italia. In alcune regioni del Bel Paese, infatti, sono stati annunciati scioperi da parte dei sindacati che chiedono, da tempo, che venga posto un argine alle “liberalizzazioni selvagge”. Ovvero alle aperture non-stop che, a loro avviso, non hanno sortito alcun effetto positivo sull’economia nazionale. Sul piede di guerra la Filcams, la Fisascat e la Uiltucs (ovvero la Cgil, Cisl e Uil che rappresentano i lavoratori del commercio, del turismo e dei servizi) che in Emilia Romagna, Umbria e Toscana hanno annunciato una serie di chiusure.


“Il lavoro nei giorni festivi non è un obbligo”hanno sottolineato le associazioni sindacali dell’Emilia Romagna secondo cui a rimanere con le saracinesche abbassate saranno domani molte Coop e i principali punti Conad delle grandi città. “Nella pletora di piccoli e piccolissimi negozi – ha invece precisato Luca Chierici, rappresentante della Filmcams regionale – non abbiamo rappresentanza. Proprio per questo, vogliamo ribadire che il lavoro festivo è facoltativo, come chiarisce il contratto di lavoro nazionale. Recenti sentenze confermano questa nostra impostazione: il datore di lavoro non può imporre al dipendente di lavorare in una giornata festiva e definisce illegittima eventuale sanzione disciplinare a punizione del rifiuto al lavoro festivo, se non vi sia stato preventivamente un assenso di quest’ultimo”.

Dello stesso parere i sindacati dell’Umbria, che hanno annunciato scioperi sia in occasione della festa del 25 aprile che dell’1 maggio“Anche per quest’anno – hanno dichiarato dalla Filcams – abbiamo dovuto proclamare sciopero per due date fondamentali per la nostra Repubblica, 25 aprile e primo maggio. E abbiamo dovuto farlo per consentire alle lavoratrici e ai lavoratori del commercio di andare nelle piazze dove si celebrano la Liberazione e la festa del Lavoro. Lo sciopero serve per ribadire che le festività nazionali vanno rispettate e per dare copertura a tutti quei lavoratori che vorranno rifiutarsi di andare al lavoro in quelle date”.

“Le liberalizzazioni degli orari e delle aperture domenicali e festive attuate dal decreto ‘Salva Italia’ – hanno denunciato, in una nota congiunta, i tre sindacati della Toscana – si sono rivelate negative, non hanno portato nessun aumento dell’occupazione, nessun aumento dei consumi, ma hanno peggiorato le condizioni di lavoro, aumentato la precarietà e l’assenza di ogni regola minima di concertazione sulla programmazione delle aperture e degli orari di lavoro”. “La nuova Legge – hanno rincarato Filcams, Fisascat e Uiltucs – deve rimettere la materia delle aperture domenicali e festive e delle aperture commerciali alle competenze regionali e comunali, attraverso il confronto fra le parti sociali, demandando ai territori, previa concertazione, la loro definizione, per un modello sostenibile del commercio, per città più vivibili, all’insegna della cultura e non del solo consumo, per una maggiore contrattazione in difesa dei più deboli, per la difesa dei valori civili e religiosi che queste festività rappresentano”.



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