19 cattive abitudini non professionali che ostacolano la tua ricerca di lavoro

Cercare lavoro può diventare una delle esperienze più snervanti della propria vita. Ma adottare queste abitudini non professionali senza fare nulla per correggerle può seriamente ostacolare e vanificare ogni tipo di ricerca. Un consiglio: migliorare questi aspetti risulterà utile non solo nel lavoro ma anche nella vita di tutti i giorni e nelle relazioni con gli altri.


Pessime abitudini non professionali da eliminare per trovare lavoro

Iniziamo l’elenco, non in ordine di importanza o gravità. Sono tutte terribili!

Essere sciatto. Nei modi di fare così come nel cv, nella lettera di presentazione, nell’ortografia trascurata, nei refusi, nell’impaginazione non curata.

Non impegnarsi. Non documentarsi sull’azienda, non raccogliere informazioni significa non prestare attenzione agli altri e non svolgere con diligenza il proprio compito.

Fumare e bere. Prima di un colloquio di lavoro l’odore sgradevole di una sigaretta o di una consumazione alcolica “per distendere i nervi” di certo lascerà il segno.

Non curare l’igiene. Fare la doccia prima di un colloquio di lavoro è un imperativo. Così come curare sempre la propria igiene personale.

Essere in ritardo. Rientra nelle abitudini non professionali ma è un modo di fare snervante anche in altri contesti. Per il colloquio di lavoro è buona norma presentarsi 15 minuti prima dell’appuntamento.

Stare al telefonino in sala d’attesa. Social network, whatsApp, messaggi continui e continue notifiche. L’impressione che si dà è  quella di aver ben altro di più importante da fare.

Pettinarsi o truccarsi in pubblico. Nulla di più antipatico che tirar fuori lo specchietto dalla borsa e cominciare a sistemarsi rossetto o acconciatura, incuranti degli altri. Meglio passare un attimo dalla toilette.

Tenere le mani occupate. Bottiglietta dell’acqua, un caffè, la borsa, la copia del curriculum, il cellulare… farsi trovare con le mani occupate e dover temporeggiare per stringere la mano al recruiter che si avvicina è di certo un pessimo biglietto da visita.

Vestirsi in modo sciatto o troppo casual. Segui i consigli su come vestirsi nel modo giusto per il colloquio.

Parlare senza pensare. Non sempre è impulsività: a volte si tratta proprio di diventare inopportuni se non fastidiosi, soprattutto in un contesto professionale. Un esempio? Salutare la receptionist con un “ciao, bella!”.

Essere troppo informale. Mostrarsi affabili e sorridenti non significa dare del tu, pacche sulle spalle o prendersi eccessiva confidenza.

Trasmettere energia negativa. Perché se sbruffi, guardi l’orologio in continuazione, alzi gli occhi al cielo, imprechi, critichi, ti lamenti …che cosa trasmetti?

Condividere troppo. Va bene dare un tocco personale a ciò che si racconta ma scendere troppo nei particolari e raccontare aneddoti della propria vita privata, durante un colloquio di lavoro non va.

Interrompere. Mostrare entusiasmo è auspicabile ma trasformarsi in un fiume in piena e interrompere l’interlocutore ogni volta che prova a proferire parola significa mancanza di rispetto, di pazienza, di giudizio e anche di educazione.

Giurare e spergiurare. Ci sono persone che giurano su tutto, per confermare la veridicità di ciò che dicono. Se sei uno di quelli sappi che denota mancanza di argomenti da apportare alle proprie tesi. E dice tutto di te: che sei poco calmo, poco metodico, poco riflessivo e poco sicuro.

Esagerare. Hai presente chi racconta le cose abbellendo, esagerando, mentendo e infarcendo ogni cosa di particolari palesemente inverosimili?

Avere un linguaggio del corpo inadeguato. Una gestualità poco consona sminuisce anche le parole più importanti e ricercate. Ad esempio stare seduti in modo scomposto, gesticolare vistosamente agitando mani e braccia ma anche evitare il contatto visivo e non sorridere.

Non controllare i tic nervosi. In alcuni casi sono involontari ma altri è possibile tenerli sotto controllo: tintinnare con le chiavi, tamburellare le dita sulla scrivania, farle scrocchiare o grattarsi la testa.

Non essere gentile. La peggiore tra tutte, non solo tra le abitudini non professionali. Grazie, per favore e permesso sono le parole magiche di ogni relazione tra esseri umani.



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