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Mer23052012

Ultimo aggiornamento09:58:43 AM

Essere mamma e poter lavorare, un diritto garantito dalla costituzione, ma l'INPS lo garantisce solo alle sue dipendenti?


asilocommento pubblicato nell'articolo: "Donne e lavoro..."

Ero molto combattuta sul tema prima di avere una bimba... pensavo fosse giusto che i bambini, in particolare nei primi anni di vita, dovessero necessariamente stare con la propria madre. Ora ho una bimba di due anni, consapevolezza, ed un parere totalmente opposto. Credo che se il mio istituto (lavoro all'INPS) non avesse deciso di aprire un nido aziendale dandomi la possibilità di continuare nella mia attività professionale, oggi sarei depressa!

Una bimba di due anni con una madre depressa credo non cresca bene. Nel nostro nido ho trovato educatrici con una professionalità ed umanità inaspettate che attuano progetti educativi per la crescita di mia figlia e accompagnano le famiglie (mamme e papà) in questo delicato momento. L'asilo nido è all'interno della sede INPS di Roma EUR. Si chiama "I Nostri Piccoli Sorrisi". E' gestito da una delle migliori società del settore: ORSA (gli stessi di Fiat, Ferrero...). Grazie ad INPS per quello che ha fatto, e per come lo ha fatto!


Ezava


Commento del dr. Marco Fattizzo, esperto in Politiche del Lavoro

Gentile Ezava,

per quanto riguarda la prima parte della sua lettera direi che la sua è certamente una opinione giusta e condivisibile! Una mamma che lavora e continua il suo percorso professionale dopo aver avuto dei figli, non solo è una ottima madre (e come giustamente dice lei non è “depressa” per aver dovuto abbandonare il lavoro) ma da anche un esempio da seguire ai propri bambini, realizzandosi nella famiglia e nel lavoro. Inoltre pur potendo dedicare meno tempo ai bambini, quel tempo sarà certamente più di “qualità” e più apprezzato anche dagli stessi figli.

Non a caso il diritto di una madre di poter lavorare e contemporaneamente dare alla luce ed allevare i figli è espressamente garantito dalla Costituzione della Repubblica Italiana, ed è quindi un diritto che ogni donna dovrebbe avere.

Purtroppo però non è sempre così, anzi... non lo è quasi mai; non a tutte le donne questo diritto è garantito, e qui entro nel merito della possibilità che le da l'INPS di usufruire dell'asilo nido. Voglio su questo punto lanciare una provocazione... lei è infatti certamente una mamma-lavoratrice molto fortunata a poter usufruire di questo servizio prezioso, ma chi lo paga? La retta da pagare al nido aziendale dell'INPS a carico della famiglia è praticamente irrisoria: una famiglia con un reddito annuo fino a 40.000 euro paga dai 25 ai 75 euro mensili (ho verificato i dati della cooperativa ORSA che gestisce il nido), per il tempo pieno ed anche meno per il tempo ridotto. Cifre praticamente “simboliche” per un nido privato di uno standard qualitativo così elevato. Ed il resto? Lei dal suo punto di vista ringrazia l'INPS, ma da dove vengono i soldi dell'INPS?

Risposta: dai miliardi di euro che i contribuenti (volenti o nolenti) versano. In pratica a finanziare l'efficiente ma costoso “I Nostri Piccoli Sorrisi” siamo tutti noi contribuenti italiani, ed è così che suo figlio può crescere felice, essere seguito professionalmente e darle la possibilità di lavorare. A pagare l'asilo di suo figlio sono anche le centinaia di migliaia di donne italiane precarie che quel diritto non lo vedranno mai garantito. Forse è loro che dovrebbe giustamente ringraziare invece che l'INPS?

Questa non è certamente un'accusa nei suoi confronti... essere mamma e lavorare è un suo diritto e lei giustamente ne usufruisce.

Purtroppo però non tutti hanno la sua fortuna ed in Italia milioni di famiglie, pur pagando onerosi contributi INPS, non possono permettersi di pagare gli asili nido e la maggior parte delle mamme è costretta a dimettersi oppure sacrificare l'intero stipendio (e non gli spiccioli che chiede il nido dell'INPS) in nidi privati e baby-sitter pur di non perdere il posto di lavoro ed alla fine arrivare, anche a causa di questo stato di frustrazione, ad avere quella “depressione” che lei fortunatamente ha scongiurato.

Dove è dunque la mia provocazione? E' facile per INPS garantire i diritti alle proprie dipendenti... con i soldi di tutti gli altri contribuenti.

Ma INPS non è un ente pubblico qualsiasi, è proprio l'ente preposto alla Previdenza Sociale, è proprio l'ente che dovrebbe garantire il diritto costituzionale ad essere madri ed essere lavoratrici a TUTTE le donne, non solo alle sue dipendenti.

L'Italia è uno dei pochi Paesi in Europa, probabilmente l'unico, dove una libera professionista o una lavoratrice precaria (o anche chiamiamola “flessibile”), paga fior di quattrini in contributi all'ente di Previdenza Sociale e non solo non ha diritto a sussidio di malattia, ma in caso di maternità non riceve assolutamente nulla! È costretta a vivere a reddito zero, facendosi mantenere da qualcuno, dal marito o dai genitori, e tanti cari saluti alle pari opportunità ed al diritto di essere madre-lavoratrice. Serviranno per la pensione quei soldi versati? Probabilmente no, come ammesso dallo stesso direttore generale dell'INPS qualche tempo fa, quando ha evitato di rendere consultabili online le proiezioni di pensione dei lavoratori precari, per evitare che ci si accorgesse che pur pagando, non avranno nulla in cambio (“sarebbe scoppiata una rivoluzione”, ammise lui stesso).

Il suo è un ottimo esempio di come il diritto ad essere mamma debba essere garantito, ma lo dovrebbe essere per tutte le mamme, non solo quelle super-tutelate dell'INPS e degli enti pubblici o magari della FIAT che lei stessa ha citato (che non è un ente pubblico, ma è comunque un'azienda che negli ultimi decenni ha vissuto grazie ai contributi statali, leggasi: tasse di noi contribuenti).

Quando l'INPS (ma anche le altre istituzioni pubbliche e la classe politica e dirigente) riuscirà a lavorare in modo che tutte le tutte le donne abbiano il diritto di lavorare ed essere mamme, allora si che si potrà dire: “Grazie ad INPS per quello che ha fatto, e per come lo ha fatto!”, ma fino a che riesce a garantire con i soldi di tutti i contribuenti questo diritto solo alle sue dipendenti, beh... allora forse è meglio ripassare questo articolo della costituzione:

Articolo 37

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.......

 



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Commenti  

 
#6 patrizia d. 2011-06-13 19:36
per fortuna esistono persone come il dr. Fattizzo che tolgono le fette di salame dagli occhi di chi pensa che nella vita tutti hanno gli stessi diritti invece di sentirsi fortunati a poterne godere rispetto a chi invece quei diritti se li vede solo negare...DONNE nonostante tutto non rinunciate ai figli che sono un dono divino e valgono la pena di tutti i sacrifici del mondo. Ve lo dice una mamma di tre figli divorziata e con un lavoro precario..in barba a tutte le discriminazioni
:cry: :-x :eek: :P :sigh: :D :lol: :-) ;-) 8)
 
 
#5 M.Francesca 2011-06-13 08:37
Salve a tutti, complimenti al dott. Fattizzo per la risposta data, io sono laureata con buoni voti, iscritta all'albo professionale ho 6 anni di esperienza fatti con co.co.co.- co.co. pro. contratti a chiamata e via dicendo ma quando l'anno scorso ho provato a propormi solo per lavori che mi garantissero una certa stabilità economica mi sono sentita dire più volte (15 per l'esattezza, le ho memorizzate tutte!!!!) che una ragazza della mia età: 29 anni, molto probabilmente dopo poco tempo avrebbe presentato la maternità e questo non sarebbe stato un buon investimento di tempo per l'azienda. Dopo 6 mesi di depressione, che ho superato grazie al mio compagno, ho deciso di aprire partita iva e svolgere la libera professione: sicuramente non potrò avviare un mutuo prima di almeno 3 anni (la banca non mi ha concesso neanche il telepass perchè non posso garantire di pagarlo.....) e di fare un figlio con il mio compagno con cui sto insieme da 12 anni e convivo da 4 non se ne parla neanche. La cosa molto triste è che anche lui vorrebbe mettere su famiglia e avere dei figli e questa situazione limita me ama anche lui che comunque un lavoro come dipendente ce l'ha........ Grazie comunque per tenere viva questa discussione, spero che parlarne ci possa essere utile per elaborare strategie concrete per affrontare questo problema. Un caro saluto a tutte le donne e anche ai loro uomini che tentano di risolvere questo problema.
 
 
#4 Luisa 2011-06-12 12:27
Vorrei ricollegarmi al commento della signora Bianca...io sono nella sua stessa situazione. Ho 32 anni,sono sposata e non ho ancora figli però in compenso ho 10000 porte sbattute in faccia...Nessun o vuole assumermi perchè non avendo figli hanno paura che possa mandare la maternità. Ma come faccio a fare un figlio, come lo mantengo visto che lavora solo mio marito e abbiamo anche un mutuo da pagare? Ma dove sono le leggi che tutelano noi donne che vorremmo provare a mettere su famiglia??? Sono disoccupata da Agosto del 2009,l'inps mi ha dato la disoccupazione per 8 mesi e poi con la dichiarazione dei redditi del 2010 ho dovuto pagare 1.800euro. Ma io dico perchè prima ci danno i soldi e poi se li riprendono? Ma se i conti li facessero prima invece di mettere in croce le persone? O se controllassero le persone che prendono bei soldini invece di rompere a noi che paghiamo regolarmente tutte le tasse? Scusate per lo sfogo ma sono veramente in........a.
 
 
#3 Bianca 2011-06-10 15:56
Fortunata chi arriva a porsi il problema dell'asilo! Io da precaria, con una laurea col massimo dei voti alle spalle e 6 anni di "esperienza" con contratti co.co.co, co.co.pro e così via, mi sono presa svariate porte in faccia nel tentativo di sistemarmi definitivamente , al fine di poter procreare con una certa tranquillità economica (sapete col peso del mutuo è inutile dire ti fai mantenere da tuo marito.....e lui dove li prende?????) solo perchè ho 34 anni senza prole!!!!!!!!!! !!!!!! Arrivata a questo punto vorrà dire che farò la "bambocciona" e farò mantenere mio figlio dai nonni! Come me quante ce ne saranno? No.....non credo di essere l'unica, ma mal comune non è di sicuro mezzo gaudio!
In bocca al lupo mamme!!!!
 
 
#2 Emanuele f. 2011-06-10 15:14
Complimenti per la risposta data..ma io che tra poco sarò padre e la mia compagna non ha diritto a nessun stanziamento, non fa che ampliare il dolore e l'impotenza al cospetto di tale situazione..
Dovranno provvedere ad autaci i ns. genitori e parenti, e non ci spetta nulla dallo stato... nessuna sovvenzione..e i domando, come una persona che vive da dentro tale istituzione, essendo madre, osi ringraziare tale istituzione.
Solo che in Italia si parla, ma nessuno scende in piazza e forse dovebbre andare oltre, x far si che le cose possano cambiare.. Al Direttore generale dell'Inps dico di stare tranquillo..tan to mi nessun italiano farà una rivoluzione..no i siamo il paese del lamento..non dei fatti...e finchè si mangia...
A volte mi vergogno di essere Italiano e di rispettare le leggi di tale Stato..data l'educazione ricevuta.. ma + rispetti tali leggi..e meno ottieni quello che ti spetta....comun que per tornare al tema... lo stato rende qualche donna madre meno depressa..al cospetto ne porta milioni alla fame...e alla depressione..se nza considerare la fine che faranno di conseguenza i lori figli... VERGOGNA
 
 
#1 Stefania D. 2011-05-25 10:16
Complimenti al dr. Fattizzo per la risposta data, in effetti pur non avendo colpe la signora che ha scritto il commento... sembra quasi una beffa a noi altre mamme che paghiamo migliaia di euro all'INPS e non abbiamo nessuno di questi diritti!
 

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