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Thu02232012

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Orientamento Lavoro

Selezione in base al segno zodiacale, quando la discriminazione è... astrologica

zodiacoUn paio di mesi fa molti giornali hanno dato risalto ad una notizia secondo cui in Cina alcune aziende selezionerebbero i candidati dando molto peso al segno zodiacale...

Oggi voglio fare una confessione... negli anni passati (mi occupavo direttamente di ricerca e selezione del personale) mi è successo ben tre volte che aziende clienti facessero richieste specifiche in questo senso e voglio raccontarvi la più tragi-comica (più tragica che comica).

Un'azienda, nemmeno tanto piccolina (45 dipendenti), mi chiese una persona addetta alla reception e voleva vedere in anticipo almeno cinque CV pre-selezionati, e fin qui nulla di strano. Dopo aver effettuato una trentina di colloqui ed aver inviato sei o sette CV all'azienda ricevo la telefonata della segretaria del titolare che mi dice: “Le candidature papabili sono tre, ma vorremmo per favore avere le esatte date di nascita comprensive di orario, potete richiederle?”.

I giovani vogliono il posto fisso vicino alla mamma... sarà vero?

trenoPochi giorni fa il ministro dell'interno Anna Maria Cancellieri ha fatto una dichiarazione di cui molto si è discusso, trattando il tema lavoro ed occupazione ha dichiarato “Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città, di fianco a mamma e papà”. Fortunatamente il giorno successivo, resasi conto della gaffe e preso atto delle proteste, si è scusata ed ha ritrattato.

Il ministro Cancellieri, come tutto il governo tecnico, sta a mio parere cercando di fare bene, tuttavia spesso manca di quella dote comunicativa che in un settore dai nervi scoperti come il lavoro è imprescindibile. Ma a volte pare mancare anche delle conoscenze della vita reale dei cittadini italiani, di tutta quell'Italia che ogni mattina si sveglia e ragiona su come guadagnarsi “la giornata”.

Ho sempre sostenuto che uno dei principali motivi per i quali si fa fatica a livello politico a trovare le più corrette soluzioni nel mondo del lavoro sia quello di far sedere al “tavolo” delle discussioni dirigenti sindacali, docenti universitari, politici di professione ed economisti, gente insomma, che il vero mercato del lavoro lo conosce attraverso i libri, da qualche statistica commissionata a chissà chi o al massimo da formali chiacchierate con il mondo dell'altissima imprenditoria.

Professioni e Mestieri manuali: quale scegliere?

sceltaI giovani e non solo, incontrano una serie di difficoltà a decidere la strada da intraprendere, per quanto riguarda, la professione, il mestiere, da svolgere nell'arco della propria vita.

A questa breve premessa, è opportuno specificare il fatto che ciascuno di noi farà meglio ad entrare nell'ordine di idee di svolgere più lavori differenti, nel corso della propria vita lavorativa, per prevenire il più possibile spiacevoli conseguenze.

Questo concetto, contribuisce in parte a modificare l'ottica con la quale al momento effettuiamo le nostre scelte.

Prima di tutto è opportuno liberare la nostra mente da pregiudizi, condizionamenti esterni, da parte della famiglia, amici, conoscenti,... oltre da quelli più sottili da parte dei mass media, in modo particolare da certi programmi televisivi.

Reagire allo stato di disoccupazione: chi non ce la fa e chi invece si ricicla

SKIPPERDisoccupazione, tragedia, depressione, crisi. Sono queste le parole che si leggono ogni giorno sui quotidiani. Dopo l'ultimo risultato delle statistiche dell'Eurostat che ha portato alla scoperta che il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto il record del 28,9% e che la percentuale, nella zona euro, è del 10,3%, il livello più elevato dall'inizio della crisi finanziaria, non potevamo non soffermarci sulle storie di coloro che hanno perso il lavoro.

Storie di gente che non ce la fa ad andare avanti senza un lavoro, senza riuscire a mantenere la propria famiglia. Secondo le stime del Centro studi degli artigiani, andando indietro di qualche mese, gli imprenditori suicidi del Nordest sarebbero stati una cinquantina, angosciati dalla mancata riscossione dei crediti congelati dal patto di stabilità.

Come l'operaio metalmeccanico di Zanè, che a 45 anni, dopo aver perso il lavoro da qualche mese, ha deciso di uccidersi con un colpo alla testa. O come l'imprenditore edile di Vigonza, che prima di Natale si è impiccato nella sua azienda perchè non voleva licenziare parte del personale.

Unbreakfast: così i professionisti over 40 tornano in gioco

unbreakfastGli ultimi dati Istat sulla disoccupazione in Italia, parlano di un tasso dell’8,5%, cifra che sale al 29,2% tra i giovani in ottobre 2011. Se è drammatico per i ragazzi non trovare un impiego, vedersi proporre solamente contratti atipici (quando va bene) oppure di stage, è altrettanto tragico ritrovarsi a 40-50 anni senza un lavoro. Licenziati pur avendo alle spalle una solida professione, tagliati dall’ufficio risorse umane perché “troppo costosi”. Capita anche ai manager e ai professionisti affermati, di rimanere a casa e di doversi reinventare. E per loro, che avevano investito tutto sulla carriera, accettare un licenziamento non è semplice, così come non lo è sentirsi rifiutare perché “troppo competenti”.

Ma deprimersi non serve: quel che occorre è una rete di contatti e la consapevolezza di potersi rimettere in gioco, anche cambiando mestiere, se serve, o comunque uscendo dagli schemi precedenti. UnBreakFast, attiva a Milano dal 2007, è un’associazione volontaristica che ha lo scopo di aiutare i manager d’azienda, “coloro che seguivano e gestivano persone, soldi e processi”, e i quadri, a reinserirsi nel mercato del lavoro. Persone che sono state licenziate in maniera repentina, per tagli aziendali, fusioni o spostamenti all’estero della produzione, che non sanno come affacciarsi di nuovo sul mercato, che magari hanno tentato la strada del libero professionismo senza successo, ma che sono pronti a prendere la rincorsa per farcela di nuovo. L’idea è nata da Chiara Bonomi, ex direttore della Comunicazione per una grande società del software e attualmente, dopo tre anni in una società di media relations, lavora come libera professionista ed è in procinto di aprire una propria azienda.

Bonus alle aziende che assumono under 35! Ed agli "over"? Chi ci pensa?

uomotristeSpesso su Bianco Lavoro abbiamo parlato di “limiti di età” nell'accesso al lavoro e discriminazione su base anagrafica. Dando sempre per scontato che il governa debba impegnarsi per eliminare ogni ostacolo affinché nessun lavoratore, giovane o in età matura che sia, debba essere discriminato.

Molti sono i lavoratori usciti dal mercato del lavoro oltre i 35 o 40 anni, che lamentano il fatto che in molte offerte di lavoro viene richiesto “età massima 35 anni”, quando sappiamo bene che a livello europeo, come anche per la legislazione italiana sarebbe fatto divieto “discriminare” intere fasce di età nell'accesso al lavoro.

Pensavamo che il nuovo governo potesse essere più equo e cercare di risolvere questo problema, invece all'articolo 2 della nuova manovra leggiamo di forti ed importanti bonus per le aziende che assumono “giovani sotto i 35 anni” e “lavoratori di sesso femminile”! In pratica si “legalizza” ed ufficializza questa brutta pratica di cercare “età massima 35 anni” ma anche di discriminare per sesso... sarà ora quindi perfettamente legittimo cercare per le offerte di lavoro donne ed under 35.

Downshifting: intervista a Simone Perotti

simoneScalare una marcia, fare un piccolo passo indietro, andare più piano, ma per ammirare meglio il panorama. È questo, in fondo, il senso del downshifting e di chi ne abbraccia la filosofia. Di chi decide, cioè, di rinunciare a una carriera in continua ascesa per dedicarsi ai propri hobby e alle proprie passioni. Come? Riducendo il salario, i ritmi e le ore di lavoro (alcuni addirittura lasciandolo, un impiego) per vivere una vita diversa, fatta di consumi ridotti e un’agenda meno fitta. Magari lavorando meno ma iniziando a coltivare un orto, oppure dedicandosi al fai-da-te e decidendo di riparare da sé la bicicletta o la macchina, o di tornare, per quanto possibile, al baratto.

Il downshifting, diciamolo, riguarda spesso manager e professionisti che scelgono di limitare la propria attività professionale e la propria vita dominata dalle tecnologie per prendersi più tempo per sé o la famiglia. Magari optando per un part time o per il telelavoro, rifiutando promozioni o determinati compiti che porterebbero lustro, certo, ma anche una notevole dose di stress. Oppure decidendo di condividere il lavoro con un collega, o ancora lasciando l’impiego “storico” e solido per dedicarsi ad altro, come ha fatto Simone Perotti, 45 anni, che da manager nel settore della comunicazione a Milano, 4 anni fa ha deciso di lasciare tutto per trasferirsi in riva al mare, in Liguria, per dedicarsi alla scrittura, alla barca a vela, alle sculture in ardesia, legno, sughero, e poi barattando oggetti che non usa più e svolgendo lavori saltuari, come la pulizia delle barche, per mantenersi. Con quanto? 850 euro al mese, assicura. Ma come fa?

Studiare cinese in Italia

Storia della lingua

oracolo_ossaFra le più antiche lingue dell’umanità, già dagli albori del tempo, spicca senz’altro il cinese, le prime forme rudimentali di questa lingua le troviamo in un antico documento, l’Oracolo delle Ossa, in quanto, appunto, segnate su ossa animali, più che di geroglifici veri e propri si tratta di pittogrammi, anche se questa forma di scrittura è tutt’oggi annoverata fra le più difficili e ostiche per gli stranieri.

Fin dall’anno 100 circa, i “segni” vennero ripartiti in diversi tipi: pittogrammi puri, ideogrammi semplici, ideogrammi composti, prestiti fonetici, composti fonetici, caratteri derivanti. Più che una forma di scrittura è sempre stata considerata dai Cinesi un’arte, ed in effetti lo è, la precisione, la delicatezza e i lunghi anni di studio dedicati all’espressione dei caratteri ne fanno una delle forme d’arte più antiche del mondo.

Colloquio di lavoro:"cosa sa della nostra azienda?", perchè ci chiedono questo?

colloqemail pervenuta a La Posta di Bianco Lavoro

Durante un colloquio di lavoro in genere viene chiesto se si conosce l’azienda per la quale si vuole lavorare, cioè di cosa si occupa, perché se ne occupa, come se ne occupa ed altro.

Noi spesso rispondiamo dicendo le notizie basilari di quel lavoro e per questo motivo secondo me veniamo scartati. Ora quello che mi chiedo è questo: per quale motivo viene vista male questa cosa? Io penso che un lavoratore conoscerà l’azienda LAVORANDOCI. Così col tempo la conoscerà alla perfezione. Poi quello che ad un azienda dovrebbe importare veramente non sarebbe quello di avere gente che lavora sodo e responsabilmente piuttosto di altri che conoscono alla lettera l’azienda solo perché lo hanno letto da qualche parte ma che poi quando si tratta di mettere in pratica la “filastrocca” non ne sono in grado? (Spero di aver reso l’idea)

Andrea D. S.

Per Bianco Lavoro risponde il dr. Marco Fattizzo – esperto in Politiche del Lavoro

Destinazione Londra: cosa c’è da sapere su lavoro, alloggio, corsi di inglese

london1Vivere a un passo da Trafalgar Square e Piccadilly Circus, respirare l’atmosfera concitata e ipermoderna di una delle capitali europee più ricettive, in un melting pot culturale e sociale difficile da incontrare anche nella più europea delle città italiane. In una parola, trasferirsi a Londra è il sogno di molti, magari cominciando da progetti di work&study e poi, chissà, fermandosi per soggiorni più lunghi.

Spesso chi parte per Londra si appoggia ad agenzie che trovano un alloggio (in genere un appartamento in condivisione con altri ragazzi provenienti da ogni parte del mondo), un lavoro (spesso come cameriere o addetto alle pulizie in hotel) e un corso di inglese con un pacchetto che dura minimo 2-3 mesi, ma ovviamente per entrare nella cultura britannica e praticare davvero la lingua è meglio fermarsi qualche tempo in più. Oppure ci si può affidare a un’agenzia solo per il corso di lingue, decidendo di cercare da sè casa e impiego. Difficile, dite? A sentire il parere di alcuni che hanno fatto questa esperienza, lo è meno di quel che si creda.

Giovani: titoli di studio superiori, ma insoddisfatti del lavoro se paragonati con i propri genitori

laureataA rivelarlo è un'inchiesta dell'Osservatorio Bianco Lavoro: il 65% dei giovani tra i 20 ed i 35 anni si dichiara infatti “non soddisfatto della propria situazione lavorativa” paragonandola a quella dei propri genitori.

Nonostante l'80% degli intervistati abbia infatti raggiunto un livello di studio e formazione superiore a quello del padre e della madre, sono pochissimi (meno del 15%) quelli che hanno ottenuto una posizione lavorativa consona agli studi effettuati e “superiore” a quella dei genitori.

Il principale cruccio è quello di non poter aspirare al “posto fisso”, infatti il 60% dichiara che almeno uno dei genitori ha (o ha avuto prima della pensione) un'occupazione nel settore pubblico o privato a tempo indeterminato, meta ritenuta ormai quasi irraggiungibile.

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