Con la sentenza n. 5371 del 4 aprile 2012, la Corte di Cassazione ha dichiarato legittimo il licenziamento di un dipendente vigilante che – durante lo svolgimento dell’ordinario orario di lavoro – effettuava telefonate private, utilizzando il telefono dell’azienda che era invece chiamato a controllare. Si è così definitivamente interrotto il rapporto di lavoro tra un vigilante e uno dei più noti istituti italiani nel settore, che ha provveduto a licenziare per giustificato motivo il proprio dipendente che, nel corso della propria attività di sorveglianza (addetto all’ingresso di un ospedale), aveva effettuato diverse telefonate di alcune ore utilizzando il telefono posto nella propria posizione lavorativa, presente nella struttura aziendale da “vigilare”. Legislazioni e normative
Cassazione: può essere licenziato il dipendente che usa il telefono aziendale per motivi personali durante il lavoro
- 14 Maggio 2012
- Redazione Bianco Lavoro
Con la sentenza n. 5371 del 4 aprile 2012, la Corte di Cassazione ha dichiarato legittimo il licenziamento di un dipendente vigilante che – durante lo svolgimento dell’ordinario orario di lavoro – effettuava telefonate private, utilizzando il telefono dell’azienda che era invece chiamato a controllare. Si è così definitivamente interrotto il rapporto di lavoro tra un vigilante e uno dei più noti istituti italiani nel settore, che ha provveduto a licenziare per giustificato motivo il proprio dipendente che, nel corso della propria attività di sorveglianza (addetto all’ingresso di un ospedale), aveva effettuato diverse telefonate di alcune ore utilizzando il telefono posto nella propria posizione lavorativa, presente nella struttura aziendale da “vigilare”. Il dipendente che si "fa le canne" anche fuori dal lavoro può essere licenziato
- 11 Maggio 2012
- Redazione Bianco Lavoro
Una sentenza della Cassazione rischia di apportare profili valutativi molto interessanti in merito al licenziamento per giusta causa se un dipendente di un’azienda viene colto in possesso di sostanze stupefacenti, anche al di fuori dai locali dell’impresa. Ma cerchiamo di comprendere nel maggior dettaglio quanto accaduto in primo, secondo e terzo grado, e quali sono state le ragioni che hanno portato la Sezione Lavoro della Suprema Corte a emettere una pronuncia parzialmente innovativa.Tutto inizia quando Mario C., un dipendente di una filiale sarda della Unicredit Banca, inquadrato tra le aree professionali, è stato trovato in possesso di significativi quantitativi di hashish e di marijuana da parte delle forze dell’ordine. Un episodio avvenuto fuori dai locali aziendali, senza che – tra l’altro – il dipendente potesse essere ritenuto responsabile di spaccio di stupefacenti. I veri problemi, per Mario, iniziano quando la notizia assume risalto mediatico, con pubblicazione dell’informativa sulla stampa locale. In seguito a tale evento, la banca procede a licenziare in tronco il proprio dipendente, il quale impugna prontamente il provvedimento dinanzi al Tribunale di Cagliari, che ne rigetta il ricorso.
Aboliti gli stage gratuti: pro e contro
- 02 Maggio 2012
- Redazione Bianco Lavoro
Tra le tante novità della riforma del lavoro, vi è anche una innovazione che risulterà molto gradita agli stagisti che desiderano poter godere di maggiori tutele della propria posizione formativa e professionale: chi utilizzerà infatti gli stage a titolo gratuito in maniera non idonea, subirà l'applicazione di una sanzione monetaria compresa tra un minimo di 1.000 euro e un massimo di 6.000 euro. Ma non è finita qui.
A preannunciare la possibile abolizione degli stage gratuiti era stata il ministro del Lavoro Elsa Fornero qualche settimana fa. All'epoca, il ministro aveva dichiarato che non sarebbe più stato possibile attivare stage dopo il periodo di formazione (principalmente, quello per conseguire la laurea, un dottorato, un master universitario). Ne conseguiva che gli stage sarebbero stati consentiti – almeno in forma gratuita – fino alla laurea. Successivamente al conseguimento del titolo, se un un'azienda volesse assumere un giovane, questa dovrà farlo utilizzando altre forme contrattuali estranee allo stage gratuito.
Categorie Protette nel mondo del lavoro: chi sono e che tutele hanno
- 02 Aprile 2012
- Redazione Bianco Lavoro
La legge 68/1999 tutela determinate categorie svantaggiate di lavoratori, definite protette, per favorirne l'ingresso nel mondo del lavoro. Nello specifico la legge obbliga le aziende con più di 15 dipendenti ad assumere una quota di lavoratori appartenenti alle categorie protette e le incentiva a farlo tramite agevolazioni fiscali.
Requisiti e modalità di accertamento per l'appartenenza alle categorie protette
In base alla legge 69/1999 appartengono alle categorie protette:
- Individui con invalidità civile di grado superiore al 45%;
- Invalidi del lavoro con percentuale di invalidità superiore al 33%;
- Non vedenti e sordomuti;
- Invalidi di guerra, invalidi civili di guerra e invalidi per servizio;
- Vedove, orfani, profughi ed equiparati ad orfani
- Vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.
Lavoratori svantaggiati: da oggi più facile trovare un posto in somministrazione
- 28 Febbraio 2012
- Elisa di Battista
Novità in vista per i lavoratori svantaggiati, per i quali l'accesso al lavoro in somministrazione potrà essere semplificato.
Venerdì 24 febbraio è stato approvato dal Consiglio dei Ministri un provvedimento che attua la direttiva 104/2008 in materia di lavoro tramite agenzia, e prevede che, per i lavoratori cosiddetti svantaggiati (come disoccupati da più di 6 mesi e disoccupati con figli a carico, ma la casistica verrà definita entro 90 giorni con un nuovo decreto, includendo probabilmente inoccupati e lavoratori extracomunitari) non sia più necessario inserire, nel contratto di somministrazione, la causa che spinge un'azienda ad assumere, appunto, in somministrazione, ovvero tramite agenzia per il lavoro.
Aver eliminato l'obbligo dell'indicazione della causa per l'assunzione di questa categoria di lavoratori porta con sé un incremento della flessibilità definita “buona” da Assolavoro, associazione nazionale delle agenzie per il lavoro: «Questo provvedimento mira, in sostanza, a favorire la flessibilità buona, quella della somministrazione», ha dichiarato Federico Vione, Presidente di Assolavoro «l’unica che prevede per legge stessi diritti, stesse tutele e stessa retribuzione del lavoro alle dirette dipendenze dell’azienda utilizzatrice, oltre che numerose altre prestazioni aggiuntive di welfare e formazione (tutte finanziate dalle imprese). Ed è per certi versi complementare alle misure in corso di valutazione che prevedono una lotta incisiva alla flessibilità cattiva, ovvero quella che deriva da finte partite Iva e dall’abuso di collaborazioni».
Gli agenti di commercio fanno al governo alcune proposte per lavorare meglio e noi... siamo con loro !
- 07 Febbraio 2012
- Marco Fattizzo
L'agente di commercio è a mio parere uno dei lavori più democratici e meritocratici che esistano. Contano a poco le raccomandazioni, o sei bravo, vendi e fai carriera e denaro... oppure puoi essere anche il figlio dell'amministratore delegato, ma non ce la farai, magari ti metteranno in un ufficio a fare il passacarte.
È certamente uno dei lavori più difficili e “poco garantiti”, per questo motivo moltissime offerte di lavoro per venditori ed agenti rimangono “non popolate” da candidature... chi sceglie questo mestiere ha fiducia nelle sue capacità ed accetta il fatto che non avrà “il fisso”, la tredicesima, la malattia, il giusto orario di lavoro, etc... ma guadagnerà in maniera proporzionale a quanto produce.
Ma è anche un lavoro molto importante per la comunità, crea infatti la giusta concorrenza tra prodotti e servizi per dare al consumatore finale il miglior rapporto qualità/prezzo.
Insomma, non è un mestiere per tutti, e seppure è abbastanza semplice accedere alla carriera delle vendite (magari iniziando come procacciatore prima di diventare agente di commercio a tutti gli effetti) in pochi vogliono rischiare o sentono di avere le qualità per riuscire a trovarsi di fronte ogni giorno tantissimi clienti, tantissimi “No!” ed a fare centinaia di chilometri spesso a vuoto.
Liberalizzazioni: cosa cambia per notai, tassisti, farmacisti e benzinai
- 06 Febbraio 2012
- Elisa di Battista
1500 NOTAI IN PIÙ IN TRE ANNI
Per ila professione di notaio il decreto prevede un incremento della pianta organica per un totale di 1520 posti in più da qui al 2014, da bandire tramite concorso, naturalmente. Attualmente i notai sono 4697, mentre le sedi disponibili sono 5779: questo vuol dire che ci sono circa 1000 posti vacanti. Con il decreto liberalizzazioni si andrebbero a coprire i 1000 posti liberi e a creare 500 nuovi posti. Se oggi, inoltre, i notai possono esercitare all'interno del proprio distretto notarile (all'incirca pari all'area di competenza del tribunale locale), con le nuove disposizioni potrebbero estendere il proprio raggio d'azione all'area del distretto della Corte d'Appello (pari più o meno a quella regionale). “Non abbiamo innalzato barricate”, spiegano dal Consiglio Nazionale del Notariato, “in merito all'aumento delle sedi e dei posti a disposizione, ma facciamo presente che l'aumento della pianta organica dei notai non aiuta il mercato del lavoro e l'economia. Il notaio, infatti, ha tra le sue mansioni quella di elaborare gli atti per il mercato immobiliare, ma se la gente non compra le case, c'è ben poco da spartire”.
Contratto unico di ingresso e lavoro a termine
- 22 Gennaio 2012
- Marco Fattizzo
Ebbene lo ammetto, nella prima fase la ministra Elsa Fornero non mi era piaciuta, non mi erano piaciute le lacrime dispensate di fronte alle telecamere quando parlava dei sacrifici dei pensionati, poiché sono convinto che si poteva fare meglio ed essere più equi, non mi è piaciuto l'incentivo alle aziende che assumono under 35, poiché pur essendo una norma popolare che va a vantaggio del “lavoro per i giovani” di cui tanto si parla, penalizza i tanti padri di famiglia di 40 e 50 anni che in realtà non dovrebbero essere discriminati a favore dei giovani, anche perchè alzando l'età pensionabile di cui al punto precedente (lacrime...)...
Ora nella fase due finalmente si vede qualcosa di positivo, mi riferisco in particolare a due riforme che sta portando avanti e da vedere in chiave assolutamente positiva: il contratto unico di inserimento (CUI) e le nuove regole per i contratti a tempo. Queste novità vengono recepite da un disegno di legge proposto un anno fa circa da un gruppo di senatori (tra cui Nerozzi ed Ichino) che a loro volta si ispirano alle linee guida studiate dagli economisti Boeri e Garibaldi (autori del sito lavoce.info).
Contratto unico di ingresso
Ad oggi esistono decine di contratti collettivi del lavoro, diversissimi tra loro, ognuno di essi ha una classificazione diversa per la paga, le ferie, la gestione delle malattie, la tredicesima, il periodo di prova e di preavviso, etc... Questo crea una non equità tra lavoratori dei diversi settori, ma anche una spesa eccessiva per la gestione di tutti i contratti.
La riforma prevede un contratto unico di ingresso diviso in due fasi:
Il tempo per indossare la tuta da lavoro deve essere retribuito
- 13 Gennaio 2012
- Redazione Bianco Lavoro
Indossare la divisa aziendale porta via minuti preziosi. Questo tempo deve rientrare nell'orario di lavoro, quindi deve essere retribuito?Il Tribunale di Genova nella sezione lavoro si è occupato proprio dell'orario di lavoro.
Con la sentenza del 27 settembre 2011 n° 1401 il Tribunale di Genova ha così deciso: il tempo ocorrente per indossare la divisa aziendale deve essere retribuito.
Nella sentenza si legge infatti: rientrano nell'ambito del lavoro effettivo ex art. 6 RDL 692/23 anche i lavori preparatori e complementari che debbano eseguirsi al di fuori dell'orario normale delle aziende.
Regime contribuenti minimi 2012
- 10 Gennaio 2012
- Melania Guarda Ceccoli
Il nuovo anno è iniziato e con lui le prime modifiche per quanto riguarda il regime dei minimi. Con la Manovra Finanziaria del 2011 cambia infatti l'articolo 27, dl n. 98/2011 convertito dalla legge n.111/2011. Dal 1 gennaio 2012 si è modificato il regime dei minimi che veniva applicato a circa 600 mila contribuenti.
Con questa modifica, applicando sul reddito un’imposta sostitutiva di IRPEF del 5% e non del 20%, si ridurrà notevolmente il numero dei lavoratori autonomi che potranno usufruire di questo vantaggio a scapito di coloro che non rientrano nelle condizioni richieste e che dovranno utilizzare un nuovo regime intermedio.
Il nuovo regime fiscale vuole appoggiare l'imprenditoria giovanile, per favorire nuove imprese e chi ha perso il lavoro. Il regime dei minimi sarà applicabile per 5 anni calcolati a partire dall'inizio dell'attività. Non c'è limite di età. Questo periodo di aliquota al 5% può inoltre superare i cinque anni per i giovani, fino al raggiungimento dei 35 anni d'età del contribuente.
Lavoro nero: tasse anche a carico dei lavoratori
- 05 Dicembre 2011
- Redazione Bianco Lavoro
Il Fisco punta il dito contro i lavoratori in nero, vengono infatti accusati di non pagare le tasse. Anche loro dovranno pagare.
La conferma arriva ufficialmente dalla Fondazione Studi dei consulenti del lavoro, infatti in caso di retribuzione in nero non solo il datore di lavoro ma anche il lavoratore sarà costretto a pagare le tasse.
Solitamente i lavoratori in nero, non si sono mai preoccupati della situazione, alla fine era un compito esclusivo del datore di lavoro assoggettare il relativo importo di prestazioni lavorative. Ora la situazione cambia e anche il lavoratore in nero sarà chiamato a pagare la tassazione sul lavoro svolto.
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