La Dote Unica del Lavoro in Lombardia: cos’è e come funziona

A settembre sono stati attivati da Regione Lombardia i “dispositivi” inerenti la Dote Unica del Lavoro.Si tratta di un provvedimento di natura regionale volto a finanziare gli enti accreditati presso la Regione stessa (a questo link potete consultare la lista). Tali enti sono preposti ad erogare “gli interventi rivolti ai destinatari delle azioni promosse e finanziate dalla Dote Unica  Lavoro – e parallelamente –  concorrono all’efficace attuazione sul territorio dei servizi finanziati  mediante la Dote Unica Lavoro, operando anche in reti di partenariato”. In parole povere, 48 milioni di euro (questa la cifra  a disposizione) di provenienza pubblica, finiranno in mano ad operatori accreditati “all’inserimento ed il reinserimento” nel mondo del lavoro di svariate categorie di persone. E, proprio “sulla persona”, è scritto in un allegato alla delibera, è incentrato il sistema della Dote Unica Lavoro.

Vediamo a chi è rivolto e come funziona il provvedimento. A beneficiarne potranno essere sia gli occupati che i disoccupati, di tutte le età e con qualunque titolo di studio, ma in misura differente a seconda della gravità della situazione. Il sistema di valutazione infatti, è progettato per suddividere in  “criteri” (stato occupazionale, età, genere, titolo di studio), “modalità” e “stati”. Di questi ultimi ce ne sono ben 240. Il peso originato dalle combinazioni di modalità e stati, dà origine di fatto all’urgenza e alla difficoltà di trovare un lavoro ad un determinato soggetto. Più il punteggio è alto, quindi più il peso è significativo, più la difficoltà sarà consistente. E di conseguenza anche gli aiuti in tal senso. Questo sistema sintetizza la sua complessità in tre fasce di aiuto. Bassa, media e alta, più una quarta fascia dedicata esclusivamente al sostegno di persone che non devono trovare un impiego, perchè già ce l’hanno, ma faticano a mantenerlo autonomamente.

I controlli. Regione Lombardia pare abbia anche cercato di evitare sprechi, razionalizzandondo le risorse e modificando il sistema frammentato delle “Doti”,  in una sola “Dote”, con controlli più centralizzati e severi. Quei 48 milioni di euro di cui sopra infatti, verranno elargiti agli operatori accreditati a seconda della loro efficienza. Una prima parte fissa, più o meno corrispondente al 25% del totale, sarà elargita a tutti gli enti, in modo da “garantire la partecipazione" alla Dote. Ma in un secondo tempo saranno i risultati a dettare legge. Più posti di lavoro procurati, uguale maggiori finanziamenti da parte della Regione. Chi fosse interessato ad approfondire, può consultare l’allegato alla delibera relativo alla Dote Unica del Lavoro, pubblicato sul sito di Regione Lombardia.

Autore: 

Giornalista, ho iniziato ad occuparmi di lavoro dopo averlo cercato per anni. Mettere in luce i lati nascosti dell’intero sistema, soprattutto quelli positivi (sì, ce ne sono e anche tanti), la considero una vera e propria missione

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