15 Ottobre 2009
Quando un lavoratore è in esubero ci sono alcune società che si occupano della sua ricollocazione presso un’azienda.
Questo tipo di servizio è definito da norme legislative come il DL 276/03 della Legge Biagi che convertono in agenzie per il lavoro le società di ricollocazione professionale.
L’agenzia può agire su incarico esclusivo di un’azienda o ente pubblico ed è un servizio completamente gratuito per il lavoratore.
Nato negli States alla fine dei ’60 è comparsa in Italia a metà degli anni ’80 e rispetto al resto d’Europa soltanto adesso comincia a diffondersi realmente. Attraverso queste agenzie è possibile chiedere aiuto a dei consulenti di carriera che aiutano il lavoratore a re-inserirsi nel mondo del lavoro sfruttando le sue esperienze e potenzialità.
Spesso, però, il supporto di questi consulenti viene richiesto quando la situazione è gravemente compromessa, ovvero quando è passato un lungo periodo di in occupazione,ovvero dopo l’anno. Inoltre capita sovente che il lavoratore si uscito in modo “violento” dalla precedente azienda in seguito a incomprensioni varie mettendo a seria prova la sua “impiegabilità”. Come ad esempio, aver sbattuto la porta, essersi messo troppo tempo in malattia per protesta, contenziosi vari che non hanno lasciato di lui un buon ricordo. C’è poi a suo discapito una cattiva gestione della sua rete conoscenze che vede ad esempio il chiedere lavoro e favori, raccomandazioni varie, lo spedire CV a pioggia che rendono difficile riprendere i rapporti con questi interlocutori.
Quindi questi atteggiamenti andrebbero evitati assolutamente o almeno arginati. Ecco quindi cosa fare, passo per passo. Innanzitutto, quando si cerca lavoro non vuol dire soltanto rispondere agli annunci. Infatti spesso non è con gli annunci che si trova lavoro ma creando un sistema di relazioni che non significa avere raccomandazioni ma far sapere alle aziende che esistiamo.
Come? Le relazioni personali vanno costruite in maniera corretta e per entrare in contatto con le aziende ci sono svariati modi. Oltretutto è indispensabile sapersi raccontare e valorizzare nel migliore dei modi, anche nel caso di un operaio, stabilire quali sono i suoi punti di forza e potenzialità. Dire, ad esempio, che in dieci anni si sono fatti solo due giorni di malattia e che si è disposti a lavorare anche in ambienti aperti e umidi, su turni e in piedi, può colpire il potenziale datore di lavoro e indirizzarlo verso quel lavoratore piuttosto che un altro. Davanti poi a delle proposte di Ricollocamento bisogna stare attenti alle truffe e i modi sono i seguenti: prima di tutto verificare sul sito del Ministero per il lavoro se l’agenzia che fa la proposta è regolarmente accreditata.
Privilegiare poi le società iscritte ad Aiso ( Associazione Italiana Società di Outplacement) perché devono sottoscrivere anche un codice etico, bisogna poi effettuare verifiche su queste società, controllarne la storia ed eventuali beneficiari. Le agenzie accreditate al ministero e che hanno sottoscritto un codice etico svolgono attività di Outplacement e di consulenza alla carriera e il sottoscrivere un codice etico è importante perché è a garanzia del rigoroso rispetto per gli interessi reciproci e quindi non deve mai essere a discapito del lavoratore. In genere queste agenzie riescono a ricollocare il lavoratore nel 100% dei casi, ma bisogna seguire attentamente tutte le loro indicazioni e compiere le opportune verifiche.
Questo sistema rientra nel sistema di una politica attiva della ricerca del lavoro, come accade in altri paesi europei come la Francia ad esempio, in cui questo sistema è molto più usato e diffuso. I lavoratori qui da noi tendono invece alla conservazione ad oltranza del posto di lavoro con una cassa integrazione che può raggiungere i 7-8 anni e finalizzata al pensionamento in un immobilismo totale. Graverebbe molto meno alle casse dello stato se invece il lavoratore si riuscisse a ricollocare in un breve arco di tempo e gli gioverebbe anche psicologicamente. In Francia le aziende che licenziano hanno il dovere di aiutare il lavoratore a re-impiegarsi per nove mesi con rimborso del 65% dello stipendio, ma l’obbligo è esteso anche al lavoratore che deve impegnarsi veramente per trovare un nuovo impiego.
Insomma, bisogna cercare di non far passare troppo tempo, altrimenti sarà sempre più difficile trovare lavoro e soprattutto darsi da fare, creare una buona rete di contatti, saper comunicare in modo corretto e soprattutto affidarsi a queste agenzie che di certo, se il lavoratore lo vuole veramente, possono concretamente aiutarlo a re-inserirsi nel mondo del lavoro che di sicuro, sia psicologicamente che materialmente è di gran lunga meglio sia della mobilità che della cassa integrazione.
Informazioni utili:
www.aiso-outplacement.it
http://www.lavoro.gov.it/Lavoro/Europalavoro/SezioneEuropaLavoro/Utilities/Glossario/Agenzielavoro
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Commenti
Tali preziosi contatti potevano giustificare l'esborso richiesto per l'adesione al servizio (c.ca 10% della retribuzione annua lorda, nel mio caso cifra vicina ai 10,000 euro....).
Ad oggi, dopo 5 mesi appunto, oltre a qualche dritta sul CV, sulla presentazione e su database generici di aziende (tutto facilmente reperibile anche da se) non vi è traccia del famoso "network" di contati e aziende e, cosa più triste, ho ricevuto le stesse sensazioni da tutti i colleghi, anche di coloro che si sono già ricollocati, grazie ad azioni proprie.
Il servizio che viene fornito, pur sicuramente utile, può avere un valore oscillante tra 500 e 1,000 euro, dunque per un manager non certo vicino al 10% della retribuzione lorda…
Non ho elementi per estendere il giudizio all'outplacement in generale. Sicuramente una spesa variabile tra 7 e 10,000 euro, non può avere come risultato qualche nozione su come scrivere il CV e presentarsi. Se dovessi consigliare chi sta uscendo dall'azienda, direi di tenersi in tasca l'equivalente della spesa per l'outplacement e con qualche accortezza ottiene da solo lo stesso risultato.
Ciao,
Silvy :dry:
Putroppo, molto spesso in Italia abbiamo il problema di essere troppo specialistici al livello accademico, ma molto poco su quello empirico del lavoro.
Nel mio caso però sempre sono riuscito a trovare lavoro solo via annunci. Tuttavia, il network oggi è importante ma è importante costruirlo bene. Una semplice conoscenza di persone non basta.
Comunque, non sono per niente d'accordo con questo "Dire, ad esempio, che in dieci anni si sono fatti solo due giorni di malattia e che si è disposti a lavorare anche in ambienti aperti e umidi, su turni e in piedi, può colpire il potenziale datore di lavoro" Onestamente penso che quel tipo di discorso può colpire il datore de lavoro in modo negativo. Magari colpisce a quel datore di lavoro che vuole sfruttarte. Un datore di lavoro giusto non sarebbe colpito di un discorso del genere.
Questo tipo di servizio se offerto da buoni professionisti può essere un ottimo supporto ma se ti capita una persona ignorante e chiusa è solo una perdita di tempo.
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