Fare l’insegnante è uno di quei mestieri a cui da piccoli hanno pensato quasi tutti.
Oggi le cose sono un po’ diverse e nel giro di una decina d’anni si sono susseguite riforme che hanno modificato l’assetto delle scuole.
Ecco brevemente le più recenti introduzioni.
Cominciamo dall’insegnamento nelle scuole dell’infanzia e primarie: il requisito è la laurea quinquennale in Scienze della Formazione, con accesso a numero chiuso, che offre direttamente l’abilitazione all’insegnamento, offrendo rispetto al vecchio sistema, una maggiore preparazione verso le lingue straniere, l’informatica, e gli aspetti psicologici per trattare con maggiore consapevolezza i bambini con disabilità e gli stranieri.
Per insegnare invece nella scuola secondaria, è necessaria la laurea quinquennale insieme ad un anno di tirocinio (475 ore con il supporto di un tutor); rispetto alla SSIS prevista nelle precedenti normative, c’è una maggior attenzione verso l’aspetto pratico e si evita di seguire percorsi già approfonditi durante la laurea e la specialistica.
Tuttavia, conclusi gli studi, rimane quello che è, probabilmente, lo scoglio più duro: trovare un lavoro.
Soprattutto nella situazione attuale infatti, i concorsi pubblici, grazie alla quale un laureato abilitato ad insegnare, potrà ottenere una cattedra in una scuola pubblica, sono davvero pochissimi.
E tra l’altro, quelli che vengono banditi, sono solitamente per posti precari.
Una buona speranza, potrebbe pertanto arrivare da scuole private.
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