Aumenta l’Iva per i distributori automatici: e la pausa caffè diventa più amara

Entrerà in vigore a partire dal 1° gennaio 2014 l'aumento stabilito per il regime dell'Iva vigente sugli alimenti e le bevande dei distributori automatici, attualmente al 4%. L'imposta aumenta e passa al 10% con inevitabili ripercussioni sui prezzi di caffè e merendine distribuite dalle macchinette self-service.

In termini pratici, l'aumento si traduce in un rincaro di 5 centesimi per i caffè e le bevande calde e di 10 centesimi per quelle fredde e gli snack. A partire dal 9 settembre su ogni distributore sarà applicato un adesivo informativo per tutelare il consumatore ma anche per testimoniare, non senza polemiche, che la decisione non è della categoria bensì imposta dall'alto delle politiche economiche del governo. Una precisazione è d'obbligo: il passaggio al 10% riguarderà tutti i distributori presenti in luoghi pubblici come le scuole, gli ospedali, gli uffici; per quanto concerne gli altri, ad esempio all'aperto come quelli alla fermata dell'autobus, l'Iva passa al 21%.

Una manovra che dovrebbe permettere al governo di recuperare all'incirca 104 milioni di euro per il nuovo anno e consentire così di finanziare gli eco-bonus previsti sulle ristrutturazioni degli edifici. A risentirne nell'immediato saranno gli utenti finali, come i dipendenti in pausa lavoro o gli studenti. Sono quest'ultimi infatti i principali utilizzatori dei distributori automatici, che nonostante la crisi hanno registrato fatturati costanti, probabilmente grazie alla facilità di fruizione e al buon rapporto qualità prezzo dei prodotti erogati. Ma la ripercussione si farà sentire più a largo raggio anche sulle aziende e i lavoratori del settore.

 

In Italia si stima vi siano all'incirca un milione di macchinette installate nei luoghi destinati alla collettività. Le aziende interessate sono un migliaio con circa 30 mila addetti ai lavori. Le operazioni di adeguamento dei distributori richiederanno dai 30 ai 50 milioni di euro e si calcola che per la sola sostituzione dei prezzi impressi occorreranno dai 4 ai 5 mesi di tempo. Un budget considerevole e un lasso temporale che mal si conciliano con l'entrata in vigore ormai imminente dell'aumento Iva previsto per il 1° gennaio.

 

Lo sottolinea il presidente dell'Associazione Italiana Distribuzione Automatica (Confida). Il rincaro potrebbe causare una flessione nei consumi, mettendo in crisi non solo i prezzi ma anche il posto di lavoro di centinaia di dipendenti del settore.

 

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Giornalista specializzato in tematiche del lavoro e dell'occupazione

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